lunedì 7 dicembre 2020

Recovery Plan: È di 125 pagine ed è divisa in quattro parti la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza su cui è al lavoro il governo.

 

Il testo traccia obiettivi,  riforme e investimenti, l'attuazione e il monitoraggio del piano e la valutazione dell'impatto economico.

Le riforme e gli investimenti mirano ad una transizione 'green, smart and healthy' e riguardano:

riforma della giustizia;

digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;

rivoluzione verde e transizione ecologica;

infrastrutture per una mobilità sostenibile;

istruzione e ricerca, parità di genere, coesione sociale e territoriale;

salute.

Nella bozza del Recovery Plan, oggetto del Consiglio dei ministri sono specificati gli appostamenti finanziari per ognuno dei 17 cluster.

Il cluster "più ricco" è quello dell' "Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici", del capitolo Rivoluzione verde, che può contare su 40,1 miliardi.

Al secondo posto, i progetti relativi a "Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione", del capitolo Digitalizzazione", alla quale dovrebbero essere destinati 35,5 miliardi.

È di 23,6 miliardi, invece, il pacchetto di risorse sui cui potrà contare il cluster "Alta velocità di rete e comunicazione stradale 4.0".

Poco più di dieci miliardi, saranno dirottati sui progetti di Potenziamento della didattica e del diritto allo studio, mentre nel capitolo "Sanità" 4,8 miliardi dovrebbero andare al cluster "Assistenza di prossimità e telemedicina" e 4,2 a progetti per Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell'assistenza sanitaria.

Nella bozza della governante del Recovery Plan, è stato inserito anche un "Comitato di responsabilità sociale, composto da rappresentanti delle categorie produttive, del sistema dell'università e della ricerca per seguire l'attuazione, dare pareri e suggerimenti. I membri del comitato, sono scelti tra personalità di alto profilo istituzionale e scientifico e di notoria indipendenza e potranno dare consulenze su specifiche problematiche e segnalare ogni profilo, ritenuto rilevante per la realizzazione del Pnrr".

Per la riforma fiscale "si ritiene che l'esigenza sia ora di concentrare le risorse disponibili per ridurre la pressione fiscale sui redditi medi, dopo essere intervenuti sui lavoratori con reddito fino a 40 mila euro. Bisogna intervenire a favore dei lavoratori, sia dipendenti che autonomi con un reddito medio, ovvero orientativamente tra 40 e 60 mila euro, perché si tratta della fascia che oggi sconta livelli di prelievo eccessivi, rispetto ai redditi ottenuti. Il Pnrr avvia anche una revisione generale della tassazione".

Previsti, sempre nella bozza del Recoveri Plan, dei “responsabili di missione in ciascun settore interessato con responsabilità di assicurare la celere ed efficace attuazione del piano, la costante verifica del cronoprogramma nonché il compito di adoperarsi, anche attraverso l'attivazione di poteri sostitutivi, per favorire il superamento di situazioni di inerzia o comunque ostative alla realizzazione dell'intervento programmato".

La bozza non indica il numero di questi ‘’supermanager’’ (dovrebbero essere sei). Avrebbero compiti di "impulso e coordinamento operativo, vigilanza e monitoraggio segnalazione e pubblicazione di ritardi e inerzie su cui potranno agire con poteri sostitutivi”.

Nella premessa della bozza del Recovery Plan, il primo ministro, Giuseppe Conte, afferma che per uscire da questa crisi e “portare l'Italia sulla frontiera dello sviluppo europeo e mondiale, occorrono un progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese, che permetta all'Italia di ripartire, rimuovendo gli ostacoli che l'hanno frenata durante l'ultimo ventennio.

Che Paese vorremmo tra dieci anni? – si chiede Conte -. Da questa domanda è partita la riflessione del governo. Dietro al ritardo italiano, ci sono problemi strutturali noti, ma mai affrontati con sufficiente determinazione. L'Italia ha compreso, prima di altri, che l'Europa doveva essere protagonista in questa battaglia, che questa volta poteva e doveva dare una risposta forte e unitaria.

Abbiamo insistito perché questa decisione venisse presa – prosegue il premier -. Ci abbiamo creduto, nonostante più d'uno, anche in Italia, ritenesse assai improbabile un accordo. Il piano finanziario straordinario, approvato lo scorso luglio dal Consiglio europeo, è anche il frutto dei nostri sforzi”.

Intanto, si avvicina l'ora della verità sul veto che Polonia e Ungheria hanno imposto sul lancio Ue e il Recovery fund.

Budapest e Varsavia sono stati sollecitati dalla presidenza di turno tedesca ad indicare, entro mercoledì prossimo, in quale direzione intendano muoversi.

Secondo alcune fonti diplomatiche, se i due Paesi resteranno sulle loro posizioni,  gli altri Stati sono pronti ad "andare avanti col piano B a 25". L'intento è quello di "evitare uno showdown con Viktor Orban e Mateusz Morawiecki al vertice di questa settimana".  Il piano B potrebbe basarsi su una "cooperazione rafforzata. Un accordo tra governi, o sul modello del programma Sure".

(Fonte Sky Tg24)

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