martedì 26 gennaio 2021

Crisi di governo. I passaggi istituzionali dopo le dimissioni del primo ministro. Il ruolo di Quirinale

 

Con le dimissioni del presidente del Consiglio dei ministri, si aprono tutta una serie di passaggi istituzionali, di cui il Quirinale è il baricentro, legati alla crisi di governo.

Quando il capo dello Stato riceve le dimissioni del premier può decidere, dopo consultazioni dei gruppi parlamentari, di conferire un mandato esplorativo ad un personaggio istituzionale, o dare il mandato pieno o esplorativo al presidente del Consiglio uscente, che accetterebbe con riserva, oppure avviare proprie consultazioni al Quirinale con i presidenti delle Camere, i rappresentanti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato e il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Le consultazioni, servono per constatare la situazione e, di conseguenza, assumere decisioni sulla nomina di un nuovo primo ministro o, eventualmente, sul conferimento di un altro mandato esplorativo.

L'ultima ratio, in caso di impossibilità accertata di formare un nuovo esecutivo, è il presidente della Repubblica che decida di sciogliere le Camere per andare ad elezioni.

Con le dimissioni, e fino al giuramento di un nuovo esecutivo nelle mani del Capo dello Stato, il governo uscente rimane in carica per lo svolgimento degli affari correnti.

Tra questi rientra l'eventuale emanazione di decreti legge in casi di necessità ed urgenza.

In mancanza del rapporto fiduciario, con la crisi di governo si ferma tutta l'attività parlamentare, eccetto che per gli atti urgenti come la conversione dei decreti legge in scadenza.

L'attività ordinaria delle Camere riprende solo dopo che il nuovo esecutivo avrà incassato la fiducia di Camera dei deputati e Senato.

Riguardo la relazione sulla giustizia in programma a Montecitorio mercoledì prossimo 27 gennaio, bisogna fare delle precisazioni, rispetto all’evolversi della crisi di governo.

 In base alla riforma della legge sull'Ordinamento giudiziario del 2005, entro il ventesimo giorno dalla data di inizio di ciascun anno giudiziario, il ministro della Giustizia rende comunicazioni, cui segue un voto, alle Camere sull'amministrazione della giustizia nel precedente anno.

La relazione, in calendario alla Camera per dopodomani, è di fatto propedeutica all’inaugurazione dell'Anno Giudiziario in Cassazione.

Tuttavia, si registrano due precedenti di relazioni presentate ma non votate. Il primo è stato nel 2008, quando l'allora guardasigilli, Clemente Mastella, si recò in aula a Montecitorio per tenerla a poche ore dall'arresto, ai domiciliari, della moglie, Sandra Lonardo. Mastella parlò alla Camera e andò a dimettersi, per cui non ci fu un voto sulla relazione.

L'unico precedente di relazione, tenuta durante un governo dimissionario risale, invece, all'epoca di Mario Monti nel 2013. In quella occasione, si decise di dare per assolto l'obbligo con la semplice trasmissione della relazione alle Camere senza svolgere le comunicazioni in Aula.

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