giovedì 10 dicembre 2020

Oggi e domani Consiglio europeo. Sul tavolo Recovery e il nodo ''Brexit''

 

Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, è volato a Bruxelles, dove parteciperà al vertice, chiamato a licenziare il piano di rilancio economico più grande della storia europea: il ‘’Next generation’’, con il suo ‘’Recovery Fund’’.

In Italia continua lo scontro sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Il premier, in un'intervista, rilasciata al ‘’Corriere della Sera’’, spiega che sul Recovery “abbiamo appena iniziato a discutere, avendo bene in mente gli obiettivi di funzionalità e semplificazione".

Attaccato dal leader di ‘’Italia Viva’’, Matteo Renzi, il presidente del consiglio non intendere cedere sulla task force per il piano dell'Italia. “Il Parlamento verrà coinvolto – ha affermato Conte - e deciderà il Consiglio dei Ministri”. In un colloquio con ‘’La Repubblica’’, il premier avverte, poi, che nella partita in ballo “non vince o perde lui, ma vince o perde l'Italia, di fronte all'Europa che aveva pregiudizi verso di noi e che li sta superando. Ma basta poco per disfare tutta la tela".

Oltre al Recovery, in Europa gli altri argomenti sul tavolo dei 27 riguardano principalmente l'uscita del Regno Unito e il bazooka di Natale della Banca Centrale Europea di 500 miliardi.

Secondo fonti di Downing street, Johnson e Von Der Leyen hanno verificato che rimangono "distanze molto ampie sulla Brexit” concordando però di far proseguire i negoziati fino a domenica, indicato come termine ultimo per una decisione tra deal o no deal.

Il periodo di transizione per l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea finisce il 31 dicembre. I negoziati sulle relazioni commerciali post Brexit non sono ancora terminati. Si stima che ci sia ancora da negoziare il 5% dell’accordo.

La trattativa sembra essere in stallo su tre elementi: pesca, concorrenza e governance. La mancata risoluzione dei nodi fa temere in un “no-deal” a fine anno.

Il timore dei pescatori europei è di non avere più lo stesso accesso alle acque britanniche, ricche di pesce. Per questo motivo l’Ue aveva promesso un rapido accordo sul tema.

L'inflessibilità di Ue e Regno Unito non ha permesso di conciliare le posizioni.  Il versante europeo, chiedeva lo status quo nell’accesso all'acque, mentre Londra ambiva al controllo totale con quote negoziate ogni anno.

L'attività rappresenta solo una parte trascurabile dell'economia dei 27 e della Gran Bretagna, dal momento che gli europei pescano ogni anno per 635 milioni di euro nelle acque britanniche e gli inglesi per 110 milioni di euro nell’Unione europea.

L'argomento interesserebbe solo Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Irlanda. I britannici vorrebbero sfruttare il vantaggio che possono trarre nei negoziati.

Per quanto riguarda la concorrenza, l'Ue sarebbe pronta a offrire a Londra un accordo commerciale senza precedenti che escluda dazi doganali e quote, ma non accetterebbe lo sviluppo di un'economia deregolamentata alle sue porte, che competerebbe in modo sleale.

Altra perplessità dell’Ue sono gli aiuti di Stato. Si teme che il Regno Unito sovvenzionerà per ritorsione le sue imprese e la sua economia, mentre le regole europee sono molto severe. La soluzione potrebbe arrivare da un meccanismo di consultazione in cui ciascuno informerebbe l’altro dei propri progetti di sovvenzione, o anche la definizione di regole comuni.


In caso di divergenza su determinati standard, l'Unione vorrebbe poter ricorrere a contromisure unilaterali e immediate come i dazi doganali. Ma Bruxelles avverte che non accetterà un approccio "selettivo" che consentirebbe al Regno Unito di derogare a determinate regole, a scapito di tariffe che Londra sarebbe disposta ad accettare.

Londra e Bruxelles non hanno poi ancora raggiunto un accordo sulla "governance" del futuro rapporto, in particolare sui meccanismi da mettere in atto in caso di controversia.

La “blindatura” legale del futuro testo, è essenziale per gli europei poiché il recente disegno di legge britannico ha rimesso in discussione alcune parti del precedente trattato concluso tra le due parti. Il Withdrawal Agreement, che disciplinava l'uscita del Regno Unito il 31 gennaio e il periodo di transizione che termina alla fine dell'anno.

La svolta, ha minato la fiducia di Bruxelles. Le due parti stanno negoziando un meccanismo di risoluzione delle controversie. Potrebbe essere istituito un tribunale arbitrale per le violazioni dell'accordo, simile a quello che esiste in altri trattati commerciali in tutto il mondo.

Bruxelles, potrebbe dover rinunciare alla sua volontà di vedere la Corte di giustizia europea svolgere un ruolo nel processo per qualsiasi questione relativa al diritto europeo. Da Londra è arrivato un secco no in nome della sua sovranità.

 

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