martedì 26 novembre 2013

domenica 24 novembre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Valentina Maio. Umiltà e tanto lavoro"...


Lo sport, il calcio. L’attività agonistica più amata in Italia. Una squadra, la Virtus Lanciano, affidata alle sapienti mani di una donna. Valentina Maio, classe 1983, nota imprenditrice, presidente, dal 2008, di un team, la cui storia è scritta negli annali del calcio nostrano.

Partiamo dal padre Franco, patron del Lanciano, suo fratello Guglielmo che ricopre la carica di amministratore delegato della società e suo marito, il calciatore Manuel Turchi, dal quale ha avuto due figli: Francesco e Ginevra.  Per non parlare dell’intera rosa di giocatori, l’undici della Virtus Lanciano’’, parafrasando un gergo sportivo, fiore all’occhiello del popolo chietino.

Un’unione sportiva, gestita in famiglia e come una famiglia.

Una squadra che sta dando i propri frutti, grazie ad una gestione oculata di una donna che ha saputo fare di questo sport una missione di vita.

Con il passare delle stagioni, la Virtus Lanciano ha saputo scalare la classifica, raggiungendo traguardi insperati, approdando in serie B, dove milita.

Il loro traguardo più ambito è il lavoro. Un lavoro costante, curato ogni giorno nei minimi dettagli, operando in un luogo magico.

Un territorio, affacciato sulle colline ridenti che si inespicano a ridosso del Mar Adriatico.

E tra una vegetazione ridente e rigogliosa, ecco apparire, all’orizzonte, lo stadio "Guido Biondi".

All’interno, ogni giorno, si scorgono i giocatori che si allenano con i metodi più moderni. Ore ed ore di sedute sportive scrupolose per migliorare la reattività del corpo e di quelle gambe che devono correre e fare ‘’Gol’’.

Il tutto, sotto l’occhio attento di una donna che sta realizzando un sogno con passione e umiltà. Il suo humus è quello di essere sempre vicina ad una squadra che trasmette emozioni al pubblico. Una passione cresciuta nel tempo, e diventata grande con la forza e la caparbietà.

Valentina Maio è tutto questo. Un surplus di emozioni, trasmesse al suo team che ha saputo realizzare un miracolo, scalando, quotidianamente, quei gradini che puntano alla gloria.
 
Maria Cristina Saullo

 

giovedì 21 novembre 2013

...Virgo Fidelis...


Preghiera del Carabiniere

 

Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra,

noi Carabinieri d'Italia,

a Te eleviamo reverente il pensiero,

fiduciosa la preghiera e fervido il cuore!

 Tu che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice

con il titolo di "VIRGO FIDELIS".

Tu accogli ogni nostro proposito di bene

e fanne vigore e luce per la Patria nostra.

 Tu accompagna la nostra vigilanza,

Tu consiglia il nostro dire,

Tu anima la nostra azione,

Tu sostenta il nostro sacrificio,

Tu infiamma la devozione nostra!

 E da un capo all'altro d'Italia

suscita in ognuno di noi

l'entusiasmo di testimoniare,

con la fedeltà fino alla morte

l'amore a Dio e ai fratelli italiani.

 Amen!
Oggi, è una giornata speciale.
In tutta Italia si festeggia la Virgo Fidelis. L'appellativo cattolico di Maria, madre di Gesù, scelta quale patrona dell'Arma dei Carabinieri l'11 novembre 1949, data della promulgazione di un apposito Breve apostolico da parte di papa Pio XII. Giorno in cui cade la Presentazione della Beata Vergine Maria e la ricorrenza della battaglia di Culqualber.
Ho voluto riproporre le preghiera in calce, quale menzione speciale verso chi ci protegge e ci onora ogni giorno...
Cri...
 

lunedì 18 novembre 2013

L'Aiuto umanitario nel mondo...

A COSA SERVE L’AIUTO UMANITARIO NELLE CRISI DEL MONDO CONTEMPORANEO?

Un tema importante per un evento che caratterizzerà l'attenzione dell'opinione pubblica.

Il simposio si terrà giovedì prossimo, 21 novembre, a partire dalle ore 09:15, nei saloni dell'Auditorium di Via Rieti a Roma.


"I casi dell’ex Jugoslavia, dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Somalia, del Sudan, del Libano ... fino ai più recenti della Libia, del Mali, della Siria, - si legge in una nota stampa - hanno lasciato aperti molti punti interrogativi:
a cosa serve l’aiuto umanitario?
Rischia forse di tradursi in alibi per l’impotenza della politica e della comunità internazionale?
Viene usato strumentalmente dagli Stati?
Rischia di alimentare i conflitti? 
Cosa ne pensano le persone e le comunità afflitte da crisi ed emergenze?"

L’attualità della crisi siriana e delle morti nel Mediterraneo hanno sollecitato Intersos, forte dei vent’anni di presenza umanitaria nelle crisi, e la Rete Link 2007 a riprendere la riflessione e l’approfondimento con le altre Ong e con quanti cercano risposte ai tanti interrogativi.
"Il meeting - si legge ancora nel comunicato - cercherà, quindi, di toccare diversi temi, tra i quali: le carenze della politica di fronte alle crisi; la realtà delle crisi vista dall’interno; l’imperativo umanitario nelle situazioni di conflitto; il ruolo delle Ong tra fedeltà ai principi umanitari e sinergie con gli altri attori; potenzialità e limiti dello strumento militare; il dovere di raccontare le crisi umanitarie".
 
Ricco il parterre. Da Nino Sergi, presidente Intersos che affronterà il tema delle "Certezze e dubbi in venti anni nelle emergenze umanitarie", Lapo Pistelli, Viceministro degli Affari esteri, che disquisirà sulle "Crisi internazionali e la risposta politica dell’Italia", Fabrizio Battistelli, del Dipartimento Scienze Sociali ed Economiche Università Sapienza di Roma e Archivio Disarmo, che parlerà delle "Carenze della politica nelle crisi internazionali e l’uso della forza".
In più Antonio Donini, Tufts University Medford, Massachusetts e Istituto Alti Studi Internazionali, Ginevra , che illustrerà "Principi, Potere e Politica. Tra strumentalizzazione e indipendenza: quale futuro per l'azione umanitaria?", Lucio Melandri, Unicef Giordania, che affronterà il tema delle "Sinergie tra le Organizzazioni umanitarie e le Agenzie internazionali nelle emergenze", Marco Rotelli, Segretario Generale Intersos, con le "Ong e il difficile equilibrio tra le dinamiche della società di appartenenza, il contesto operativo e la fedeltà ai principi umanitari", e Paolo Dieci, presidente Link 2007 – Cooperazione in Rete, che parlerà delle "Emergenze come interruzione di un processo di sviluppo che va ricomposto".

A margine del meeting, ci saranno, poi, brevi testimonianze sui 20 anni di Intersos da parte di Amedeo Piva, Socio fondatore, Matteo Zuppi, Vescovo ausiliario per Roma-Centro, ed Elisabetta Belloni, Direttore Generale del  Ministero degli Affari Esteri.

Ai partecipanti sarà offerto, inoltre, il libro di Sonia Grieco “Abbiamo stretto molte mani. Venti anni nelle emergenze umanitarie” edito da Carocci con Intersos.

Ricca, infine la presentazione della manifestazione che verterà sulle emergenze umanitarie, causate da conflitti armati, rivolte sociali e politiche, oppressioni, persecuzioni. Le stesse, si sono moltiplicate e colpiscono milioni di persone, costrette a vivere nella paura o a fuggire in luoghi più sicuri. La risposta umanitaria e solidaristica ai bisogni di chi rimane sotto assedio e di chi deve abbandonare tutto è troppo spesso l’unica iniziativa che la comunità internazionale riesce ad assicurare, grazie all’impegno delle organizzazioni umanitarie.
"L’iniziativa politica - è scritto in una nota - per prevenire, contenere, risolvere le controversie prima che si trasformino in crisi devastanti sembra essersi rattrappita. Gli ultimi venti anni, in particolare, confermano una generale perdita di peso e di capacità di agire della politica.
Gli Stati paiono esitare o assumono posizioni legate ai propri interessi e alle proprie convenienze più che alla volontà di contribuire alla soluzione dei problemi.
Le Istituzioni internazionali, e non di rado la stessa Unione Europea, rimangono paralizzate e talvolta sono costrette ad avallare decisioni unilaterali, spesso a carattere militare, decise al loro esterno.
Anche l’enfasi data all’intervento militare - continua la nota - serve talvolta a coprire le insufficienze della politica e la mancanza di visioni di lungo respiro.
Viste dall’interno, le crisi impongono una rinnovata adesione ai principi umanitari di neutralità, di imparzialità e di indipendenza degli aiuti e di chi vi provvede. Non ci sono vittime buone e vittime cattive, ma persone che soffrono e che quasi sempre, prima del conflitto, convivevano e coabitavano. In questi contesti vi sono espressioni della società civile - non sufficientemente considerata dai decisori internazionali - che se sostenute e rafforzate potrebbero contribuire al ritrovamento di canali di dialogo e di pacificazione.
Poi ci sono le crisi più gravi sono quelle dimenticate dai media. Le distruzioni e le morti “non fanno notizia” perché non ci toccano. Mentre dovrebbe essere ancora più sentito il dovere di raccontarle.
L’ex Jugoslavia, l’Afghanistan, l’Iraq, il Corno d’Africa, il Sudan, il Libano, la Libia, il Mali, la Siria sono solo alcune delle crisi che le organizzazioni umanitarie italiane hanno seguito e direttamente vissuto, ancor prima dello scoppio dei conflitti, suonando campanelli d’allarme ma rimanendo spesso inascoltate.
Diventa necessaria, quindi, - conclude il comunicato di presentazione - una maggiore consapevolezza e un adeguato riconoscimento delle competenze, delle forze e dei ruoli che possono essere messi in campo, valorizzando in particolare gli attori presenti nelle aree di crisi, salvaguardando l’indipendenza delle organizzazioni umanitarie ma creando ogni sinergia possibile per il migliore impatto e i migliori risultati in termini di aiuti e di rafforzamento dei fili di dialogo e di pacificazione".
 
Cri...

martedì 12 novembre 2013

Tour nella culla della civiltà: Grazie Ana Cristina

Italia. Culla della civiltà. Patria di un’arte senza tempo, conosciuta in tutto il mondo.
Italia, penisola ricca di storia, natura, bellezze incontaminate, mare cristallino, tesori inestimabili.
Italia, ‘’Stivale’’, incastonato nel Mediterraneo, mare da amare.
 
Il popolo italiano, unico nel suo genere, con un Dna inconfondibile, che ha saputo  esportare la propria cultura, la propria arte, i propri usi e costumi.
È questo il senso e l’orgoglio di essere italiani. Non è campanilismo, ma la realtà che caratterizza l’anima e il cuore di persone che fanno dell’accoglienza la propria missione.
Nelle settimane scorse, Ana Cristina Alves Azevedo, sorella brasiliana, ha riempito di beltà e umiltà le nostre giornate. È stata ospite nel bel Paese, dove ha potuto ammirate tutto ciò che di bello possiamo offrire.
Roma, la città eterna, la nostra capitale con i suoi cimeli storici, unici al mondo. Il colosseo, i fori imperiali, il centro storico, San Pietro, solo per citarne alcuni.
 
Un’immersione nella storia e nell’arte antica di un popolo che ha reso grande la nostra Terra Madre.
 Poi, la visita nel nostro meridione. La “California del Sud” come l’hanno paragonato in tanti. Una terra bellissima, a tratti brulla, ma ricca di sole e calore umano indifferibili.
Ana Cristina, visitando Scalea, nell’alto Tirreno cosentino, ha potuto inebriarsi dei sapori e degli odori di un comprensorio, i cui germogli crescono di giorno in giorno.
 È riuscita a immedesimarsi, con la sua grazia e gentilezza, nelle parole delle persone che ha incontrato: Mario, Vanda, Cristina, Armando, Gessica, Franco, Tullio, Antonio, Ettore, il piccolo Mario e tantissimi altri che l’hanno trasportata nel loro mondo, ricco di umiltà, senso della famiglia, professionalità, voglia di emergere e farsi conoscere anche oltre oceano.
Di rientro a Rio De Janeiro, Ana Cristina ha scritto una sorta di diario di bordo sulla sua visita in Italia. Da Roma a Scalea, Cosenza, Taranto, Cremona, accompagnata da fratelli, il cui senso più alto del loro vivere quotidiano è il bene altrui, la filantropia, il volontariato, la pace, la giustizia, il rispetto delle regole e delle leggi.
Dettami che ognuno di noi, deve tenere sempre impressi nella mente e mettere al servizio di chi ne ha più bisogno, ricordando sempre le tre parole che ci ha insegnato Papa Francesco: “Grazie, permesso, scusa”.
Maria Cristina Saullo


lunedì 11 novembre 2013

Nassiryia... A distanza di 10 anni per non dimenticare mai...

http://www.youtube.com/v/QqcJrWFMb8A?version=3&autohide=1&showinfo=1&autohide=1&autoplay=1&feature=share&attribution_tag=YVivLvfKf3SG_I5Dk0741w


Domenico Intravaia, appuntato dei carabinieri, Orazio Majorana, carabiniere scelto, Giuseppe Coletta, vicebrigadiere, Giovanni Cavallaro, maresciallo, Alfio Ragazzi, maresciallo dei carabinieri, Ivan Ghitti, carabiniere, Daniele Ghione, maresciallo, Enzo Fregosi,ex comandante dei Nas di Livorno, Alfonso Trincone, in forze al Noe, Massimiliano Bruno, maresciallo dei carabinieri, Andrea Filippa, carabiniere, Filippo Merlino, maresciallo, Massimo Ficuciello, militare dell' Esercito, Silvio Olla, sottufficiale della Brigata Sassari, Emanuele Ferraro, militare dell' Esercito, Alessandro Carrisi, militare dell' Esercito, Stefano Rolla, regista cinematografico, produttore della "Gabbiano Film", Marco Beci, operatore nella cooperazione internazionale.
Nassiryia, 12 novembre 2003, ore 10.40 del mattino, ore 08.45 in Italia.
Quella mattina, la guerra è entrata nelle nostre case. Due palazzine in cui risiedevano i carabinieri e i militari del contingente, facente parte dell'operazione "Antica Babilonia", furono sventrate da un attacco kamikaze.
Immagini indelebili nella nostra memoria. Fumo, macerie da tutte le parti, sirene di ambulanze, vigili del fuoco. Tutto intorno il terrore che si è abbattuto sulla popolazione irachena e, a centinaia di migliaia di chilometri, su noi cittadini italiani.
Ci sono voluti alcuni minuti affinché si cominciasse a comprendere cosa era accaduto.
All’epoca, e lo ricordo come se fosse ieri, cominciò un tam tam di notizie. Poi, il buio, il rammarico, la rabbia, la tristezza per un avvenimento senza senso.
Un'auto, imbottita di esplosivo, si lanciò contro quello che era ritenuto dalla guerriglia irachena un obiettivo militare.
Morirono 12 carabinieri, quattro soldati dell'esercito e due civili che volevano rendere migliore l’Iraq, grazie alla loro umanità, al loro spirito di amore immenso verso chi soffre. 58 i feriti.
Ho voluto ricordare, all’inizio del mio scritto, tutti i loro nomi che riempiono la mia mente quotidianamente. Uomini, padri, mariti, figli, servitori attenti dello Stato sopraffatti dalla furia omicida di persone la cui mente era offuscata solo dall’odio.
Il tributo più grande, in termini di perdite di vite umane, lo ha pagato l’arma dei carabinieri. La mia casa, la mia famiglia, nei confronti della quale nutro sempre grande rispetto per quel senso profondo di umiltà che i carabinieri portano sempre con se.
A tal proposito è emblematica una frase:
“Dove il senso del dovere si fonde con l’onore, l’orgoglio, il sacrificio li c’è un CARABINIERE”.
Non lo dimentichiamo mai… 
E come asserì Papa Giovanni Paolo II:
 "Soldati di Pace. Soldati di Dio"
Maria Cristina Saullo


I miei articoli su telegiornaliste.com "Consorsi di bellezza: si o no?"

Ma i concorsi di bellezza servono ancora?
C’è chi dice si…C’è chi dice no… parafrasando, nel caso dell’ultima frase, una nota canzone del grande Vasco.
Si tratta di un quesito che imperversa, soprattutto dopo il flop di ascolti dell’ultima edizione di Miss Italia 2013 che ha incoronato, il 27 settembre scorso, su La7, la 19enne messinese, Giulia Arena, quale testimonial della bellezza italica. I dati Auditel sono chiari e indifferibili: 937.000 spettatori per uno share del 5,5%. Un risultato raggiunto solo grazie alla diretta fiume, terminata a tarda notte, che ha portato con se gli strascichi di una polemica, iniziata qualche mese fa.
Come è noto, un concorso di bellezza non è altro che una competizione basata principalmente su un giudizio,incentrato sulla bellezza fisica dei partecipanti, siano essi uomini o donne che sfilano su una passerella, indossando abiti e costumi che risaltano la loro fisicità, che si cimentano in prove di agilità, danza, canto e quant’altro.  
Da qualche anno a questa parte, però, pare che i metri di giudizio siano cambiati. A parte il bell’aspetto delle partecipanti, sono venuti fuori altri canoni.
Oggi come oggi, ed è la realtà, la donna si è emancipata. Non è solo gambe e bellezza fisica. C’è molto di più.
E in questo caso la cultura la fa da padrona. Ascoltiamo e ammiriamo donne bellissime che sanno parlare, che sanno affrontare e rispondere a testa alta a domande, le più svariate, che sono padrone di loro stesse e convinte del loro essere donne a prescindere dagli stereotipi.
Comunque sia, non è un concorso di bellezza a fare di una donna una Miss. I tempi sono cambiati. Sicuramente continueremo a vedere e a commentare manifestazioni dove si esalta la bellezza femminile come format che tira, in termini di ascolti, soprattutto in rete (vedi Twitter o altri social network).
La valorizzazione del genere femminile passa anche e soprattutto da ciò che la donna ha dentro e può esternare non necessariamente partecipando ad un concorso di bellezza.
 
Maria Cristina Saullo