venerdì 27 dicembre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Laura Dekker: il mare la sua passione"

Una piccola grande donna. Lo sport, la sua passione più grande. Il mare, il suo habitat naturale. Una simbiosi indicibile per una giovane temeraria e forte che ha sfidato la natura con caparbietà e contro tutto e tutti.
Si tratta di Laura Dekker, classe 1995, velista olandese tedesca, naturalizzata neozelandese, ad oggi la più giovane donna ad aver effettuato la circumnavigazione del mondo in solitaria.
Una storia incredibile, quella di Laura, fin dalla nascita. Nasce, infatti su una barca nel porto di Whangarei, in Nuova Zelanda, da genitori, esperti marinai, impegnati in un viaggio attraverso l'oceano Indiano e il Pacifico. Qui, Laura trascorse i primi quattro anni della sua vita.
Poi, a sei anni Laura, per il suo compleanno, ricevette la sua prima barca, modello Optimist, con la quale iniziò a navigare, apprendendo, da sola, le tecniche di navigazione. A 10 anni, le fu regalato un natante più grande che battezzò Guppy, con il quale la ragazzina effettuò lunghe navigazioni in solitaria, durante le vacanze scolastiche, nel Wattenmeer e nel Mare del Nord. Nel 2009 compì una traversata in solitaria da Maurik, porto fluviale nei pressi di Wijk bij Duurstede, fino a Lowestoft nel Regno Unito, dove fu fermata dalle autorità locali che contattarono il padre e gli chiesero di riaccompagnarla al ritorno.
Nell'agosto 2009 Laura annunciò, in un'intervista, il progetto di un giro del mondo in solitaria della durata di due anni. Decise, quindi, di partire a bordo di Guppy. Il viaggio doveva procedere in direzione est, partendo dall'Olanda e toccando Portogallo e Indonesia, per poi passare il Canale di Suez, il Golfo di Aden e le coste della Somalia, o circumnavigare l'Africa. Subito dopo avrebbe attraversato l'oceano Pacifico, per poi passare il Canale di Panama e attraversare l'Atlantico.
La decisione di Laura Dekker di effettuare il giro del mondo in solitaria suscitò ben presto aspre polemiche. Sua madre e le autorità di Wijk bij Duurstede si opposero al progetto, ricorrendo all'Ufficio Affari dei Minori, che diede mandato a un tribunale di esprimersi a riguardo. La sentenza stabilì l'affido forzato della ragazza ai genitori, con divieto quasi assoluto di allontanarsi dal suo domicilio.
Il 18 dicembre 2009 un membro della famiglia Dekker denunciò la sparizione di Laura alla polizia olandese. Si scoprì che la giovane, prima di sparire, aveva prelevato un’ingente somma dal suo conto corrente in banca. Ciò fece ipotizzare che Laura fosse partita, complicando ancora di più le sue ricerche. Per fortuna, dopo qualche giorno Laura fu ritrovata sull'isola caraibica di Sint Maarten, nelle Antille Olandesi.
Nel 2012, a soli 16 anni, Laura Dekker, ha, comunque, coronato il suo sogno approdando a Saint Martin, l'isola delle Antille olandesi dalla quale era partita il 20 gennaio 2011. Nel suo viaggio in solitaria, a bordo del suo «Guppy», ha percorso 27 mila miglia nautiche. Un’impresa eccezionale.
 Maria Cristina Saullo

mercoledì 11 dicembre 2013

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I miei articoli su telegiornaliste.com "Maria Callas. I 90 anni della divina"

La sua ugola d’oro riecheggia ancora nella mente di ognuno; quella passione intensa verso il canto è parte della storia della musica mondiale.

Maria Callas, l’icona della lirica: una donna che ha saputo coinvolgere ed emozionare il suo pubblico, che continua ad inebriarsi con la sua voce.

La Divina, il cui vero nome era Cecilia Sophia Maria Anna Kalogheròpoulos, il 2 dicembre scorso avrebbe compiuto 90 anni; 90 anni di un mito che continua ad essere omaggiato in ogni dove non solo per il suo essere ma, soprattutto, per la grande professionalità, la musicalità e la capacità di recitare. Qualità indiscusse, insieme al fascino, alla sua eleganza, i suoi amori ed al fatto di essere parte integrante di quello che oggi chiamiamo gossip: sono noti, infatti, i suoi grandi amori verso Aristotele Onassis e Pasolini.

Per onorare la sua carriera nei giorni scorsi è stato pubblicato, in versione deluxe, un doppio cd-dvd intitolato Maria Callas At Covent-Garden 1962 & 1964; e molte sono state anche le iniziative organizzate nel Bel Paese per ricordarla, da Milano a Roma, da Torino a Cosenza; manifestazioni che hanno voluto impreziosire, con la musica di qualità, il panorama culturale nostrano.

Nella città meneghina è stato proiettato il secondo atto della Tosca di Puccini, suo ultimo trionfo, mentre l’Hotel Quirinale della capitale le ha intitolato la suite nella quale era solita soggiornare durante le sue esibizioni al teatro dell’Opera.

Importante una dichiarazione di Patti Smith che, tempo fa, ha dichiarato di aver imparato a cantare il rock anche grazie a Maria Callas, alla sua espressività: «In lei – ha affermato Smith - vedevo qualcuno capace di rendere leggero, di innalzare e assieme rendere profondo ciò che cantava, mi arrivava la sua fragilità e la sua potenza».

Parole emblematiche che racchiudono il senso della vita di una donna che ha donato tanto alla musica e alla storia.

Maria Cristina Saullo

martedì 26 novembre 2013

domenica 24 novembre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Valentina Maio. Umiltà e tanto lavoro"...


Lo sport, il calcio. L’attività agonistica più amata in Italia. Una squadra, la Virtus Lanciano, affidata alle sapienti mani di una donna. Valentina Maio, classe 1983, nota imprenditrice, presidente, dal 2008, di un team, la cui storia è scritta negli annali del calcio nostrano.

Partiamo dal padre Franco, patron del Lanciano, suo fratello Guglielmo che ricopre la carica di amministratore delegato della società e suo marito, il calciatore Manuel Turchi, dal quale ha avuto due figli: Francesco e Ginevra.  Per non parlare dell’intera rosa di giocatori, l’undici della Virtus Lanciano’’, parafrasando un gergo sportivo, fiore all’occhiello del popolo chietino.

Un’unione sportiva, gestita in famiglia e come una famiglia.

Una squadra che sta dando i propri frutti, grazie ad una gestione oculata di una donna che ha saputo fare di questo sport una missione di vita.

Con il passare delle stagioni, la Virtus Lanciano ha saputo scalare la classifica, raggiungendo traguardi insperati, approdando in serie B, dove milita.

Il loro traguardo più ambito è il lavoro. Un lavoro costante, curato ogni giorno nei minimi dettagli, operando in un luogo magico.

Un territorio, affacciato sulle colline ridenti che si inespicano a ridosso del Mar Adriatico.

E tra una vegetazione ridente e rigogliosa, ecco apparire, all’orizzonte, lo stadio "Guido Biondi".

All’interno, ogni giorno, si scorgono i giocatori che si allenano con i metodi più moderni. Ore ed ore di sedute sportive scrupolose per migliorare la reattività del corpo e di quelle gambe che devono correre e fare ‘’Gol’’.

Il tutto, sotto l’occhio attento di una donna che sta realizzando un sogno con passione e umiltà. Il suo humus è quello di essere sempre vicina ad una squadra che trasmette emozioni al pubblico. Una passione cresciuta nel tempo, e diventata grande con la forza e la caparbietà.

Valentina Maio è tutto questo. Un surplus di emozioni, trasmesse al suo team che ha saputo realizzare un miracolo, scalando, quotidianamente, quei gradini che puntano alla gloria.
 
Maria Cristina Saullo

 

giovedì 21 novembre 2013

...Virgo Fidelis...


Preghiera del Carabiniere

 

Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra,

noi Carabinieri d'Italia,

a Te eleviamo reverente il pensiero,

fiduciosa la preghiera e fervido il cuore!

 Tu che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice

con il titolo di "VIRGO FIDELIS".

Tu accogli ogni nostro proposito di bene

e fanne vigore e luce per la Patria nostra.

 Tu accompagna la nostra vigilanza,

Tu consiglia il nostro dire,

Tu anima la nostra azione,

Tu sostenta il nostro sacrificio,

Tu infiamma la devozione nostra!

 E da un capo all'altro d'Italia

suscita in ognuno di noi

l'entusiasmo di testimoniare,

con la fedeltà fino alla morte

l'amore a Dio e ai fratelli italiani.

 Amen!
Oggi, è una giornata speciale.
In tutta Italia si festeggia la Virgo Fidelis. L'appellativo cattolico di Maria, madre di Gesù, scelta quale patrona dell'Arma dei Carabinieri l'11 novembre 1949, data della promulgazione di un apposito Breve apostolico da parte di papa Pio XII. Giorno in cui cade la Presentazione della Beata Vergine Maria e la ricorrenza della battaglia di Culqualber.
Ho voluto riproporre le preghiera in calce, quale menzione speciale verso chi ci protegge e ci onora ogni giorno...
Cri...
 

lunedì 18 novembre 2013

L'Aiuto umanitario nel mondo...

A COSA SERVE L’AIUTO UMANITARIO NELLE CRISI DEL MONDO CONTEMPORANEO?

Un tema importante per un evento che caratterizzerà l'attenzione dell'opinione pubblica.

Il simposio si terrà giovedì prossimo, 21 novembre, a partire dalle ore 09:15, nei saloni dell'Auditorium di Via Rieti a Roma.


"I casi dell’ex Jugoslavia, dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Somalia, del Sudan, del Libano ... fino ai più recenti della Libia, del Mali, della Siria, - si legge in una nota stampa - hanno lasciato aperti molti punti interrogativi:
a cosa serve l’aiuto umanitario?
Rischia forse di tradursi in alibi per l’impotenza della politica e della comunità internazionale?
Viene usato strumentalmente dagli Stati?
Rischia di alimentare i conflitti? 
Cosa ne pensano le persone e le comunità afflitte da crisi ed emergenze?"

L’attualità della crisi siriana e delle morti nel Mediterraneo hanno sollecitato Intersos, forte dei vent’anni di presenza umanitaria nelle crisi, e la Rete Link 2007 a riprendere la riflessione e l’approfondimento con le altre Ong e con quanti cercano risposte ai tanti interrogativi.
"Il meeting - si legge ancora nel comunicato - cercherà, quindi, di toccare diversi temi, tra i quali: le carenze della politica di fronte alle crisi; la realtà delle crisi vista dall’interno; l’imperativo umanitario nelle situazioni di conflitto; il ruolo delle Ong tra fedeltà ai principi umanitari e sinergie con gli altri attori; potenzialità e limiti dello strumento militare; il dovere di raccontare le crisi umanitarie".
 
Ricco il parterre. Da Nino Sergi, presidente Intersos che affronterà il tema delle "Certezze e dubbi in venti anni nelle emergenze umanitarie", Lapo Pistelli, Viceministro degli Affari esteri, che disquisirà sulle "Crisi internazionali e la risposta politica dell’Italia", Fabrizio Battistelli, del Dipartimento Scienze Sociali ed Economiche Università Sapienza di Roma e Archivio Disarmo, che parlerà delle "Carenze della politica nelle crisi internazionali e l’uso della forza".
In più Antonio Donini, Tufts University Medford, Massachusetts e Istituto Alti Studi Internazionali, Ginevra , che illustrerà "Principi, Potere e Politica. Tra strumentalizzazione e indipendenza: quale futuro per l'azione umanitaria?", Lucio Melandri, Unicef Giordania, che affronterà il tema delle "Sinergie tra le Organizzazioni umanitarie e le Agenzie internazionali nelle emergenze", Marco Rotelli, Segretario Generale Intersos, con le "Ong e il difficile equilibrio tra le dinamiche della società di appartenenza, il contesto operativo e la fedeltà ai principi umanitari", e Paolo Dieci, presidente Link 2007 – Cooperazione in Rete, che parlerà delle "Emergenze come interruzione di un processo di sviluppo che va ricomposto".

A margine del meeting, ci saranno, poi, brevi testimonianze sui 20 anni di Intersos da parte di Amedeo Piva, Socio fondatore, Matteo Zuppi, Vescovo ausiliario per Roma-Centro, ed Elisabetta Belloni, Direttore Generale del  Ministero degli Affari Esteri.

Ai partecipanti sarà offerto, inoltre, il libro di Sonia Grieco “Abbiamo stretto molte mani. Venti anni nelle emergenze umanitarie” edito da Carocci con Intersos.

Ricca, infine la presentazione della manifestazione che verterà sulle emergenze umanitarie, causate da conflitti armati, rivolte sociali e politiche, oppressioni, persecuzioni. Le stesse, si sono moltiplicate e colpiscono milioni di persone, costrette a vivere nella paura o a fuggire in luoghi più sicuri. La risposta umanitaria e solidaristica ai bisogni di chi rimane sotto assedio e di chi deve abbandonare tutto è troppo spesso l’unica iniziativa che la comunità internazionale riesce ad assicurare, grazie all’impegno delle organizzazioni umanitarie.
"L’iniziativa politica - è scritto in una nota - per prevenire, contenere, risolvere le controversie prima che si trasformino in crisi devastanti sembra essersi rattrappita. Gli ultimi venti anni, in particolare, confermano una generale perdita di peso e di capacità di agire della politica.
Gli Stati paiono esitare o assumono posizioni legate ai propri interessi e alle proprie convenienze più che alla volontà di contribuire alla soluzione dei problemi.
Le Istituzioni internazionali, e non di rado la stessa Unione Europea, rimangono paralizzate e talvolta sono costrette ad avallare decisioni unilaterali, spesso a carattere militare, decise al loro esterno.
Anche l’enfasi data all’intervento militare - continua la nota - serve talvolta a coprire le insufficienze della politica e la mancanza di visioni di lungo respiro.
Viste dall’interno, le crisi impongono una rinnovata adesione ai principi umanitari di neutralità, di imparzialità e di indipendenza degli aiuti e di chi vi provvede. Non ci sono vittime buone e vittime cattive, ma persone che soffrono e che quasi sempre, prima del conflitto, convivevano e coabitavano. In questi contesti vi sono espressioni della società civile - non sufficientemente considerata dai decisori internazionali - che se sostenute e rafforzate potrebbero contribuire al ritrovamento di canali di dialogo e di pacificazione.
Poi ci sono le crisi più gravi sono quelle dimenticate dai media. Le distruzioni e le morti “non fanno notizia” perché non ci toccano. Mentre dovrebbe essere ancora più sentito il dovere di raccontarle.
L’ex Jugoslavia, l’Afghanistan, l’Iraq, il Corno d’Africa, il Sudan, il Libano, la Libia, il Mali, la Siria sono solo alcune delle crisi che le organizzazioni umanitarie italiane hanno seguito e direttamente vissuto, ancor prima dello scoppio dei conflitti, suonando campanelli d’allarme ma rimanendo spesso inascoltate.
Diventa necessaria, quindi, - conclude il comunicato di presentazione - una maggiore consapevolezza e un adeguato riconoscimento delle competenze, delle forze e dei ruoli che possono essere messi in campo, valorizzando in particolare gli attori presenti nelle aree di crisi, salvaguardando l’indipendenza delle organizzazioni umanitarie ma creando ogni sinergia possibile per il migliore impatto e i migliori risultati in termini di aiuti e di rafforzamento dei fili di dialogo e di pacificazione".
 
Cri...

martedì 12 novembre 2013

Tour nella culla della civiltà: Grazie Ana Cristina

Italia. Culla della civiltà. Patria di un’arte senza tempo, conosciuta in tutto il mondo.
Italia, penisola ricca di storia, natura, bellezze incontaminate, mare cristallino, tesori inestimabili.
Italia, ‘’Stivale’’, incastonato nel Mediterraneo, mare da amare.
 
Il popolo italiano, unico nel suo genere, con un Dna inconfondibile, che ha saputo  esportare la propria cultura, la propria arte, i propri usi e costumi.
È questo il senso e l’orgoglio di essere italiani. Non è campanilismo, ma la realtà che caratterizza l’anima e il cuore di persone che fanno dell’accoglienza la propria missione.
Nelle settimane scorse, Ana Cristina Alves Azevedo, sorella brasiliana, ha riempito di beltà e umiltà le nostre giornate. È stata ospite nel bel Paese, dove ha potuto ammirate tutto ciò che di bello possiamo offrire.
Roma, la città eterna, la nostra capitale con i suoi cimeli storici, unici al mondo. Il colosseo, i fori imperiali, il centro storico, San Pietro, solo per citarne alcuni.
 
Un’immersione nella storia e nell’arte antica di un popolo che ha reso grande la nostra Terra Madre.
 Poi, la visita nel nostro meridione. La “California del Sud” come l’hanno paragonato in tanti. Una terra bellissima, a tratti brulla, ma ricca di sole e calore umano indifferibili.
Ana Cristina, visitando Scalea, nell’alto Tirreno cosentino, ha potuto inebriarsi dei sapori e degli odori di un comprensorio, i cui germogli crescono di giorno in giorno.
 È riuscita a immedesimarsi, con la sua grazia e gentilezza, nelle parole delle persone che ha incontrato: Mario, Vanda, Cristina, Armando, Gessica, Franco, Tullio, Antonio, Ettore, il piccolo Mario e tantissimi altri che l’hanno trasportata nel loro mondo, ricco di umiltà, senso della famiglia, professionalità, voglia di emergere e farsi conoscere anche oltre oceano.
Di rientro a Rio De Janeiro, Ana Cristina ha scritto una sorta di diario di bordo sulla sua visita in Italia. Da Roma a Scalea, Cosenza, Taranto, Cremona, accompagnata da fratelli, il cui senso più alto del loro vivere quotidiano è il bene altrui, la filantropia, il volontariato, la pace, la giustizia, il rispetto delle regole e delle leggi.
Dettami che ognuno di noi, deve tenere sempre impressi nella mente e mettere al servizio di chi ne ha più bisogno, ricordando sempre le tre parole che ci ha insegnato Papa Francesco: “Grazie, permesso, scusa”.
Maria Cristina Saullo


lunedì 11 novembre 2013

Nassiryia... A distanza di 10 anni per non dimenticare mai...

http://www.youtube.com/v/QqcJrWFMb8A?version=3&autohide=1&showinfo=1&autohide=1&autoplay=1&feature=share&attribution_tag=YVivLvfKf3SG_I5Dk0741w


Domenico Intravaia, appuntato dei carabinieri, Orazio Majorana, carabiniere scelto, Giuseppe Coletta, vicebrigadiere, Giovanni Cavallaro, maresciallo, Alfio Ragazzi, maresciallo dei carabinieri, Ivan Ghitti, carabiniere, Daniele Ghione, maresciallo, Enzo Fregosi,ex comandante dei Nas di Livorno, Alfonso Trincone, in forze al Noe, Massimiliano Bruno, maresciallo dei carabinieri, Andrea Filippa, carabiniere, Filippo Merlino, maresciallo, Massimo Ficuciello, militare dell' Esercito, Silvio Olla, sottufficiale della Brigata Sassari, Emanuele Ferraro, militare dell' Esercito, Alessandro Carrisi, militare dell' Esercito, Stefano Rolla, regista cinematografico, produttore della "Gabbiano Film", Marco Beci, operatore nella cooperazione internazionale.
Nassiryia, 12 novembre 2003, ore 10.40 del mattino, ore 08.45 in Italia.
Quella mattina, la guerra è entrata nelle nostre case. Due palazzine in cui risiedevano i carabinieri e i militari del contingente, facente parte dell'operazione "Antica Babilonia", furono sventrate da un attacco kamikaze.
Immagini indelebili nella nostra memoria. Fumo, macerie da tutte le parti, sirene di ambulanze, vigili del fuoco. Tutto intorno il terrore che si è abbattuto sulla popolazione irachena e, a centinaia di migliaia di chilometri, su noi cittadini italiani.
Ci sono voluti alcuni minuti affinché si cominciasse a comprendere cosa era accaduto.
All’epoca, e lo ricordo come se fosse ieri, cominciò un tam tam di notizie. Poi, il buio, il rammarico, la rabbia, la tristezza per un avvenimento senza senso.
Un'auto, imbottita di esplosivo, si lanciò contro quello che era ritenuto dalla guerriglia irachena un obiettivo militare.
Morirono 12 carabinieri, quattro soldati dell'esercito e due civili che volevano rendere migliore l’Iraq, grazie alla loro umanità, al loro spirito di amore immenso verso chi soffre. 58 i feriti.
Ho voluto ricordare, all’inizio del mio scritto, tutti i loro nomi che riempiono la mia mente quotidianamente. Uomini, padri, mariti, figli, servitori attenti dello Stato sopraffatti dalla furia omicida di persone la cui mente era offuscata solo dall’odio.
Il tributo più grande, in termini di perdite di vite umane, lo ha pagato l’arma dei carabinieri. La mia casa, la mia famiglia, nei confronti della quale nutro sempre grande rispetto per quel senso profondo di umiltà che i carabinieri portano sempre con se.
A tal proposito è emblematica una frase:
“Dove il senso del dovere si fonde con l’onore, l’orgoglio, il sacrificio li c’è un CARABINIERE”.
Non lo dimentichiamo mai… 
E come asserì Papa Giovanni Paolo II:
 "Soldati di Pace. Soldati di Dio"
Maria Cristina Saullo


I miei articoli su telegiornaliste.com "Consorsi di bellezza: si o no?"

Ma i concorsi di bellezza servono ancora?
C’è chi dice si…C’è chi dice no… parafrasando, nel caso dell’ultima frase, una nota canzone del grande Vasco.
Si tratta di un quesito che imperversa, soprattutto dopo il flop di ascolti dell’ultima edizione di Miss Italia 2013 che ha incoronato, il 27 settembre scorso, su La7, la 19enne messinese, Giulia Arena, quale testimonial della bellezza italica. I dati Auditel sono chiari e indifferibili: 937.000 spettatori per uno share del 5,5%. Un risultato raggiunto solo grazie alla diretta fiume, terminata a tarda notte, che ha portato con se gli strascichi di una polemica, iniziata qualche mese fa.
Come è noto, un concorso di bellezza non è altro che una competizione basata principalmente su un giudizio,incentrato sulla bellezza fisica dei partecipanti, siano essi uomini o donne che sfilano su una passerella, indossando abiti e costumi che risaltano la loro fisicità, che si cimentano in prove di agilità, danza, canto e quant’altro.  
Da qualche anno a questa parte, però, pare che i metri di giudizio siano cambiati. A parte il bell’aspetto delle partecipanti, sono venuti fuori altri canoni.
Oggi come oggi, ed è la realtà, la donna si è emancipata. Non è solo gambe e bellezza fisica. C’è molto di più.
E in questo caso la cultura la fa da padrona. Ascoltiamo e ammiriamo donne bellissime che sanno parlare, che sanno affrontare e rispondere a testa alta a domande, le più svariate, che sono padrone di loro stesse e convinte del loro essere donne a prescindere dagli stereotipi.
Comunque sia, non è un concorso di bellezza a fare di una donna una Miss. I tempi sono cambiati. Sicuramente continueremo a vedere e a commentare manifestazioni dove si esalta la bellezza femminile come format che tira, in termini di ascolti, soprattutto in rete (vedi Twitter o altri social network).
La valorizzazione del genere femminile passa anche e soprattutto da ciò che la donna ha dentro e può esternare non necessariamente partecipando ad un concorso di bellezza.
 
Maria Cristina Saullo


martedì 29 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Donne e parapendio. Un connubio inscindibile"

Il sogno dell’uomo, sin dai tempi antichi, era quello di avere le ali. Ora basta prenderle in prestito.

Non bisogna essere esperti in materia o spericolati per spiccare il volo: basta una vela e un istruttore che vi condurrà, attraverso il cielo terso, nei meandri della libertà più assoluta.

La terra, il vuoto, il vento che ti sfiora il viso e ti fa sentire in pace con te stessa e il mondo intero…

Le montagne, l’orizzonte, gli uccelli che sembrano così lontani ma, allo stesso tempo, così vicini da poterli accarezzare; tutto intorno calma e pace. Sensazioni difficili da commentare, che si provano solo volando in parapendio, uno sport che, da tempo immemore, affascina intere generazioni, dai più grandi ai più piccini.

Numerosi sono, infatti, gli appassionati e tra essi molte donne, che si cimentano in un’avventura senza eguali; le mode cambiano e anche il genere femminile si evolve e si cimenta in sport prerogativa, illo tempore, solo degli uomini.

Si inizia con un volo in tandem per poi spiccare verso orizzonti infiniti; le location sono splendide: a picco sul mare, sui laghi, tra le montagne… scenari da fiaba, incastonati tra le bellezze della nostra penisola, dove poter veleggiare immersi in quella brezza e pace dell’anima indescrivibili.

Emblematica è l’esperienza della nota scrittrice e giornalista Rai Laura Costantini che, alcune estati fa, ha provato per la prima volta l’ebbrezza del volo in biposto nell’Alto Tirreno cosentino.

Era una bellissima giornata di sole: il vento spirava nella direzione giusta, il cielo limpido e senza dubbi. Una condizione perfetta! È bastato poco per convincerla e, dopo qualche minuto, eccola volteggiare con una vela colorata insieme a Nicholas, il suo istruttore.

«Ti capita di vederli – ha affermato Laura – macchie colorate contro il cielo estivo e ti capita di pensare che quelle lassù, appese ad una vela e ad un filo di vento, non devono avere tutte le rotelle al loro posto. Poi, ti capita di arrivare in Calabria e di incontrare un gruppo di ragazzi che, con questo sport, hanno trovato il modo di esprimere se stessi, la voglia di guardare oltre i limiti ristretti di una terra bellissima, ma difficile da vivere. E capita – continua Costantini – che ti convincano, senza faticare molto, a provare. Per una che soffre di vertigini anche solo avvicinarsi al ciglio di un burrone, 600 metri a strapiombo, è qualcosa di più di una semplice sfida con se stessi: è un atto di fede nei confronti della forza invisibile del vento, dell’ala di stoffa colorata, del tuo istruttore. Ti viene chiesto di correre contro quel vuoto e di affidarti completamente, dimenticando tutti gli istinti più antichi, quelli che da millenni ripetono negli orecchi degli esseri umani che volare non ci compete, che il cielo non è il nostro posto. Ti viene chiesto e tu lo fai. Magari con gli occhi serrati e il cuore in gola, ma lo fai. E all’improvviso – incalza – i tuoi piedi sono nel vuoto e qualcosa ti afferra e ti porta su: è il vento; è la vela; è quello che provano gli uccelli, gli aquiloni, forse gli angeli. E le parole non bastano più: bisogna provarci».

Un racconto che ti trascina nella realtà pura che solo le sensazioni di una donna sanno descrivere: sono infatti tante le ragazze che da quando hanno provato a cimentarsi in questo sport non lo hanno più lasciato. Anzi, molte di esse hanno affrontato mesi e mesi di studio, in una scuola specializzata, certificata dall’aeroclub Italia, per conseguire il brevetto.

Una vera conquista: il sogno di Icaro che si avvera anche per le donne, forti di quel senso di beltà che riescono ad esprimere in qualsiasi sport.

Maria Cristina Saullo

lunedì 21 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "L'Unicef in favore delle bambine"

Cultura: una parola che, ancora oggi, purtroppo, non esiste nel vocabolario di tutti.
Nel terzo millennio sono ancora 31 milioni le bimbe, nel mondo, per le quali non si aprono le porte degli istituti scolastici. Un dato, quello reso noto dall’Unicef, che allarma, e non poco, l’opinione pubblica dei Paesi che possono e devono intervenire per sopperire a questa carenza. L’istruzione è fondamentale.
Bisogna impegnarsi a diffondere la cultura basilare, diritto di ognuno, senza distinzioni. Ed è proprio quello che fa l’United Nations Children's Fund, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le loro madri in tutto il mondo, principalmente nei paesi in via di sviluppo.
Nei giorni scorsi, si è tenuta una lodevole iniziativa che ha coinvolto anche il mondo della musica per la Giornata internazionale delle bambine, istituita dall’Onu per mettere in evidenza tutti gli obiettivi e le sfide che le giovani donne devono perseguire per veder riconosciuti i propri diritti. Un avvenimento importante e ricco di significato per chiedere più attenzione, da parte del mondo della scuola, verso le piccole donne.
A tal fine, è scesa in campo la cantante americana Katy Perry, pronta a mobilitarsi per la campagna contro i soprusi sui bimbi. Nell’ambito di una manifestazione, la Perry ha visitato la scuola di Ampihaonana e ha fatto sentire la sua voce nel web, con il video “Hear Katy Perry roar for International Day of the Girl Child” che ha mostrato le bimbe malgasce, sul sottofondo del singolo “Roar”, ruggito, l’ultima hit di successo della popstar californiana, usata come claim della campagna di sensibilizzazione.
Una piccola goccia concreta, immersa in un universo, contornato dalla tenerezza di quegli occhi grandi delle bimbe che non chiedono altro che un aiuto concreto per evolversi. Se solo avessero la possibilità di andare a scuola non andrebbero a nozze quasi in fasce, solo per usare un eufemismo. Se solo potessero studiare, riuscirebbero a giocare con le bambole, cosa che fanno le loro coetanee, avrebbero opportunità diverse e non si ammalerebbero gravemente ogni giorno.
Ma, ancora oggi, nel mondo, ci sono milioni di bambine che non frequentano la scuola primaria e alle quali viene preclusa ogni attività ludica. In più, sempre secondo i dati Unicef, 34 milioni non vanno al di là dell’istruzione di base.
Percentuali drammatiche che fanno pensare che agire, e subito, sia sinonimo di civiltà. In molte Nazioni esistono programmi di assistenza e tutoraggio per le piccole, ma molto altro c’è da fare per farle tornare a gioire e a vivere la loro infanzia in condizioni consone al loro essere.
 
Maria Cristina Saullo

domenica 13 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Sofia Coppola: un nome importante"


Sofia Carmina Coppola. Una donna, attrice, regista, sceneggiatrice italoamericana con un cognome importante e una discendenza che la dice lunga sui cineasti più importanti del mondo.   

Nata a New York il 14 maggio del 1971, Sofia è la figlia del famoso regista Francis Ford Coppola. Nel suo albero genealogico si possono annoverare nomi del calibro dell’attrice, Talia Shire, dell’attore Nicolas Cage, Jason Schwartzman e Robert Carmine.

 La sua è una carriera ricca di gioie e soddisfazioni. Sofia Coppola è, infatti, la prima donna a stelle e strisce ad aver ottenuto una nomination come miglior regista all'Oscar e ad aver vinto il premio per la miglior sceneggiatura originale.

La sua carriera di attrice comincia molto presto, apparendo, in fasce, nelle vesti di un giovane uomo, in un film del padre: ”Il padrino”. Il suo nome era Michael Francis Rizzi, nipote di Michael Corleone.

 Poi, era il 1987, arrivò il primo film: “Anna”, non diretto dal padre. Ma il suo ruolo di attrice più importante resterà e resta quello di Mary Corleone ne ‘’Il padrino - Parte III’’ del 1990. Una parte che Sofia ricoprì all'ultimo minuto, dopo che Winona Ryder abbandonò il set.

Non fu la sua miglior performance. La Coppola venne criticata a tal punto da chiudere, quasi, la sua carriera di attrice.

Negli anni a venire, le sue apparizioni furono brevi. Nel 1992, una meteora nel film indipendente ‘’Inside Monkey Zetterland’’ e, nel 1999, in un cameo per ‘’Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma’’, per non dimenticare la parte di una ginnasta nel video ‘’Elektrobank’’ dei Chemical Brothers.

Con il passare degli anni, la sua attività si è incentrata sulla regia. Dopo il debutto con il cortometraggio ‘’Lick the Star’’, Sofia Coppola ha scritto e diretto diversi lungometraggi: ‘’Il giardino delle vergini suicide’’, datato 1999, ‘’Lost in Translation’’ nel 2003, per il quale ha vinto il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, e ‘’Marie Antoinette’’ nel 2006.

 Nel 2010, poi, l’approdo alla 67ma Mostra internazionale del cinema di Venezia, dove la Coppola ha presentato il film ‘’Somewhere’’, che si è aggiudicato il Leone d'Oro.

Da qui la sua grande ascesa, contorniata anche dalla direzione di uno spot, nel 2012, per la nuova fragranza femminile ‘’Miss Dior Eau de Toilette’’, con Natalie Portman.

 Ad oggi, il panorama cinematografico internazionale può annoverare la sua ultima fatica da regista, presentata in Italia alcune settimane fa. Un film molto interessante e ricco di significato: ‘’Bling Ring’’. Una pellicola, dove viene messa in luce la vita di alcuni adolescenti di Los Angeles, il cui obiettivo è quello di rubare oggetti inestimabili. Le vittime sono molte star, tra cui Miranda Kerr, Paris Hilton, Lindsay Lohan, Orlando Bloom.  La storia, ispirata a fatti realmente accaduti, ci trascina in un macrocosmo reale che solo con la sua maestria, Sofia Coppola ha saputo raccontare con semplicità e grande professionalità.
Maria Cristina Saullo

lunedì 7 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Lo sport contro la violenza sulle donne"

‘’La violenza sulle donne non è uno sport’’. Non è uno slogan, non è un cartello da sventolare in questo macrocosmo, contorniato da una grave crisi di identità.
Adesso basta! Bisogna combattere a testa alta contro questo cancro che devasta il vivere quotidiano.
Un fenomeno che colpisce in ogni dove senza un motivo, senza un senso concreto
Ogni giorno, la cronaca è invasa da accadimenti che lasciano nell’anima quell’amarezza che fa sbiadire quel rosa che caratterizza il genere femminile, luce nella luce, amore nell’amore. Un amore spezzato da una crudeltà inumana.
Vengono alla luce storie di donne scippate della loro dignità, del loro orgoglio, della loro grande forza. Donne che diventano fragili, si sentono abbandonate, impaurite, terrorizzate da uomini che dovrebbero amarle e proteggerle a vita, ma che usano la violenza come arma di distruzione. Ma distruzione di chi?
Sicuramente di loro stessi.
Con un semplice ‘’NO’’, con la denuncia alle autorità preposte e con il dialogo aperto e leale, si può cercare di sopperire a questi avvenimenti che portano solo a spazzare via il senso più alto della vita che caratterizza il mondo di donne, madri, figlie.
Sono molte le iniziative e le manifestazioni di sensibilizzazione che vengono organizzate per dire basta alla violenza sulle donne. Nel caso specifico, è lo sport che la fa da padrona.
Un’unione di generi, di forza e solidarietà che contribuisce a sensibilizzare tutti, e dico proprio ‘’TUTTI’’, verso un argomento che con va riposto nei meandri più bassi della memoria, ma che deve indurre a scendere in campo lealmente per debellarlo una volta per tutte.
A Busto Arstizio, ridente cittadina lombarda è stato proprio il Coni ad organizzare una kermesse, mettendo in scena un monologo dell’indimenticabile Franca Rame, ‘’Lo stupro’’, scritto nel 1974 dall’attrice per esorcizzare la violenza subita due anni prima.
Un testo struggente, a tratti molto crudo, che colpisce al cuore di ognuno. Lei si che ha avuto coraggio e come lei tantissime altre. Il coraggio di denunciare, rendere partecipe l’opinione pubblica di un male, difficile da curare, ma che con il tempo, affrontandolo, si riesce a superare.
Maria Cristina Saullo


mercoledì 25 settembre 2013

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domenica 22 settembre 2013

...I miei articoli su Telegiornaliste.com... "La Filantropia al femminile"

 ‘’Signori si nasce…ed io lo nacqui…modestamente’’.
Parafrasando questa massima del grande Totò,  si arriva a capire il significato puro del termine Filantropia. Non ci si può improvvisare, infatti, filantropi perché non è un lavoro, ma una missione che nasce dal cuore. Quel sentimento di carità che smuove le coscienze di ognuno a donarsi agli altri.
Non si tratta di elargire denaro, ma avere la forza e il coraggio di elaborare un progetto serio, finanziarlo per la risoluzione dei problemi reali della gente e gioire quando si realizza.
In questo campo le donne la fanno da padrona. Altro che quote rosa. Se pronunciamo il nome filantropia il genere femminile campeggia in ogni dove. Un fenomeno che, negli ultimi tempi, sta modificando il nostro vivere quotidiano, facendo emergere la figura della filantropa come protagonista dell’impegno benefico in favore dei più bisognosi.
Agli albori esistevano le dame della carità che aiutavano il prossimo. Oggi, esistono le signore della filantropia, che gestiscono, e lo fanno proprio bene, progetti mondiali degni di lode.
Gli States sono la patria della beneficienza. Qui, la filantropia femminile è un fenomeno consolidato da secoli con l’International Network of Women’s Funds e il Women’s Philanthropy Institute dell’Università dell’Indiana.
L’Europa tiene il passo con progetti e iniziative che arricchiscono l’humus di donne, madri, casalinghe, professioniste che mettono a disposizione degli altri le loro competenze e, soprattutto, la loro anima.
In Germania è attiva da tempo Filia – die frauenstiftung, una fondazione collettiva, il cui obiettivo è quello di sviluppare progetti femminili in tutto il mondo. Dall’Africa all’India, solo per citare alcuni Paesi, vengono alla luce progetti di cooperazione culturale e professionale, dove il gioco di squadra diventa l’arma vincente.
In Italia, Diana Bracco è una delle donne più attive nel panorama della filantropia al femminile, con la Fondazione Bracco per la ricerca, con la quale sta promuovendo la ricerca sulla salute per indagare sul processo di formazione del benessere psico-fisico e la sua stretta correlazione con la cultura. Per non parlare, poi, di Maria Vittoria Rava, con il suo lavoro estenuante e gratificante nei confronti dell’Emilia devastata dal terremoto.
Di donne che si occupano degli altri ce ne sono a migliaia. L’elenco è lungo e a volte non si conosce neanche il numero esatto di coloro che operano, nel più stretto riserbo, per aiutare chi ne ha bisogno.
Angeli caritatevoli, con il volto limpido e trasparente, che, anche con un sorriso, cambiano la vita a chi chiede aiuto. Donne che hanno ripreso in mano la propria vita e che si dedicano in toto a chi soffre.
Maria Cristina Saullo
 


venerdì 20 settembre 2013

...Equinozio d'autunno...


21 settembre. Equinozio d’autunno.

Una data ricca di significati e ricorrenze.

Come è noto, in questo giorno, il Sole sorge in circolo verticale dall'orizzonte est fino allo zenit, e poi tramonta in circolo verticale dallo zenit all'orizzonte ovest.

 Al Tropico del Cancro il Sole passa a sud, dove giunge alla sua massima altezza per quel giorno che è 66°33', mentre al Tropico del Capricorno il Sole passa a nord, dove giunge alla sua altezza massima per quel giorno che è 66°33'.

 Al polo nord, invece, il Sole passa da un giorno, lungo 6 mesi, ad una notte lunga altrettanti mesi.

 Al polo sud, infine, il Sole passa da una notte lunga 6 mesi ad un dì lungo 6 mesi.

Da questo momento, fino alla fine del semestre, l’oscurità vincerà sulla luce. Un processo che continuerà fino al solstizio d’inverno, quando la luce durerà più del buio. Per molte culture è questo un giorno di celebrazioni. Come in Massoneria, il cui calendario indica il 21 settembre come giorno di apertura dei lavori di loggia. Ciascun adepto, all’apertura dell’anno massonico, è chiamato a comportarsi con serietà, umiltà, saggezza.

L’istituzione è, infatti, governata da persone il cui unico obiettivo è il rispetto delle leggi e dell’individuo.

Le due colonne del Tempio, ricordano ciò che siamo, ciò che vogliamo essere e ciò che dobbiamo fare. Inerzia e passività sono le ‘’Anti colonne’’.

L’humus è la filantropia e l’agire nella carità con dignità e rispetto per il prossimo. Per chi soffre, per chi chiede aiuto, per chi ha bisogno di una parola di conforto o di un semplice sorriso.

Solo così la luce in fondo al tunnel si riempirà di splendore e bellezza che porta ad auspicare un futuro migliore.

Maria Cristina Saullo

domenica 15 settembre 2013

La fuga dei ''cervelli rosa'' all'estero su telegiornaliste.com...

La fuga dei cervelli si tinge di ‘’Rosa’’. Sono anni, ormai, che assistiamo ad una migrazione ‘’culturale’’ verso i Paesi extraeuropei. Menti che scelgono di recarsi all’estero per perfezionare gli studi ed eccellere nelle arti e nei mestieri. Un fenomeno che, negli ultimi tempi, ha interessato, soprattutto, le donne. Giovani neolaureate, ricercatrici, professioniste del settore con un’alta specializzazione che lasciano la propria terra per acquisire competenze. 
Un fenomeno preoccupante perché rischia di rallentare il progresso culturale, tecnologico ed economico delle nazioni dalle quali avviene la fuga.  Una fuga silenziosa e preoccupante.
Vuoi per la crisi economica e congiunturale che attanaglia il mondo da anni, vuoi per la mancanza di risorse e tecnologie, i ‘’Cervelli rosa’’ in migrazione stanno crescendo a dismisura.
Una percentuale altissima in svariati campi. Dall’informatica, alla medicina, dall’economia alle scienze. Un trend alto se si considera la percentuale maschile ‘’in trasferta’’, in netto calo.
 La risposta potrebbe ricercarsi negli oneri contributivi più bassi e meno opportunità di carriera che provocano un'alta mobilità lavorativa e geografica nelle donne specializzate che possiedono una formazione post-laurea, un dottorato di ricerca, un master e via dicendo.
Il fatto che in tante vadano a lavorare in atenei e centri di ricerca di altre nazioni è, ormai divenuto un fattore fisiologico perché insito nella forte globalizzazione. Da qui, la richiesta, da parte dei grandi centri di ricerca che inglobano persone brillanti, provenienti da tutto il mondo.
Dall’Europa all’America, dall’Africa alle terre australiane, un continuo via vai di giovani italiane che intraprendono una nuova carriera e che, il più delle volte, preferiscono non tornare nel ‘’Bel Paese’’, una volta perfezionato o acquisito nuove competenze.
Sicuramente uno dei principali fattori è rappresentato dalla scarsa richiesta di lavoro in Italia. Un dato certo che, comunque, non aiuta, ma che induce la classe dirigente ad interrogarsi sulla problematica e a fare in modo che il fenomeno si arresti.
Maria Cristina Saullo


sabato 14 settembre 2013

Italia Brasile. Un connubio culturale indelebile...

La cultura musicale brasiliana incontra l’Italia e la sua capitale: Roma, ‘’Caput Mundi”. Arriva, infatti il ‘’Festival Brasil’’. Da domani, 15 settembre, fino a domenica prossima l’Auditorium Parco della Musica ospiterà questo connubio come mezzo di consolidamento e sviluppo degli scambi culturali e sociali storicamente esistenti tra i due Paesi.
Parterre d’eccezione con i grandi nomi della Musica Popolare Brasiliana.
Toquinho e Adriana Calcanhotto. Cantautori e musicisti come Zeca Baleiro, Paula e Jaques Morelenbaum, il chitarrista Yamandu Costa, Luíz Fïlíp, André Mehmari.
La musica elettronica e dance è presente con il progetto ''MixHell''.
Il 15, il 21 e il 22, le esibizioni del Grupo Soluna, artisti portatori di una delle più antiche forme di danza rituale di origine africana.
E non è tutto.  Rosa Emília Dias presenterà uno spettacolo per bambini tratto dall’opera di Vinicius de Moraes. Per la letteratura, poi, verrà presentato un libro monografico su Clarice Lispector, scrittrice tra le più rappresentative del Brasile, con una conferenza dello studioso e biografo americano Benjamin Moser.
Oltre la musica, spazio anche alla ristorazione con la conferenza di Arnaldo Lorençato e per la parte cinematografica,  una rassegna di film brasiliani a cura di Fernanda Bulhões. Visioni che si alterneranno per tutta la durata della kermesse. Infine, per la fotografia e l’arte contemporanea gli spazi dell’Auditorium ospiteranno le mostre di Massimo Listri e Odires Mlászho.
Ospite d’eccezione Anna Setton.
Una menzione particolare è giusto dedicarla al grande Toquinho che si esibirà domani sera, alle ore 21:00, nella splendida cornice della sala Santa Cecilia. Un evento organizzato dall’Ambasciata del Brasile a Roma, in collaborazione con la fondazione musica per Roma.
Il grande artista è entrato di diritto nella storia della cultura di una terra ricca di suoni e ritmi.
“Chitarrista, compositore e cantante – si legge in una nota - ha iniziato la sua lunga carriera appena adolescente riuscendo ad oltrepassare gli stereotipi dell' iconografia brasiliana includendo anche le atmosfere del pop e le raffinatezze del jazz ma è, alla fine degli anni ’50, con la Bossa Nova che Toquinho riscuote il grande successo fuori dai confini brasiliani. Sono innumerevoli le collaborazioni con musicisti sia brasiliani che italiani (Antõnio Carlos Jobim, Luiz Bonfá, João Gilberto, Tom Jobim, i poeti Vinicius de Moraes e Giuseppe Ungaretti, Fiorella Mannoia, Pino Daniele e molti altri ancora). La sua discografia imponente sta a testimoniare una vena artistica praticamente inesauribile”.
Maria Cristina Saullo...