lunedì 21 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "L'Unicef in favore delle bambine"

Cultura: una parola che, ancora oggi, purtroppo, non esiste nel vocabolario di tutti.
Nel terzo millennio sono ancora 31 milioni le bimbe, nel mondo, per le quali non si aprono le porte degli istituti scolastici. Un dato, quello reso noto dall’Unicef, che allarma, e non poco, l’opinione pubblica dei Paesi che possono e devono intervenire per sopperire a questa carenza. L’istruzione è fondamentale.
Bisogna impegnarsi a diffondere la cultura basilare, diritto di ognuno, senza distinzioni. Ed è proprio quello che fa l’United Nations Children's Fund, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le loro madri in tutto il mondo, principalmente nei paesi in via di sviluppo.
Nei giorni scorsi, si è tenuta una lodevole iniziativa che ha coinvolto anche il mondo della musica per la Giornata internazionale delle bambine, istituita dall’Onu per mettere in evidenza tutti gli obiettivi e le sfide che le giovani donne devono perseguire per veder riconosciuti i propri diritti. Un avvenimento importante e ricco di significato per chiedere più attenzione, da parte del mondo della scuola, verso le piccole donne.
A tal fine, è scesa in campo la cantante americana Katy Perry, pronta a mobilitarsi per la campagna contro i soprusi sui bimbi. Nell’ambito di una manifestazione, la Perry ha visitato la scuola di Ampihaonana e ha fatto sentire la sua voce nel web, con il video “Hear Katy Perry roar for International Day of the Girl Child” che ha mostrato le bimbe malgasce, sul sottofondo del singolo “Roar”, ruggito, l’ultima hit di successo della popstar californiana, usata come claim della campagna di sensibilizzazione.
Una piccola goccia concreta, immersa in un universo, contornato dalla tenerezza di quegli occhi grandi delle bimbe che non chiedono altro che un aiuto concreto per evolversi. Se solo avessero la possibilità di andare a scuola non andrebbero a nozze quasi in fasce, solo per usare un eufemismo. Se solo potessero studiare, riuscirebbero a giocare con le bambole, cosa che fanno le loro coetanee, avrebbero opportunità diverse e non si ammalerebbero gravemente ogni giorno.
Ma, ancora oggi, nel mondo, ci sono milioni di bambine che non frequentano la scuola primaria e alle quali viene preclusa ogni attività ludica. In più, sempre secondo i dati Unicef, 34 milioni non vanno al di là dell’istruzione di base.
Percentuali drammatiche che fanno pensare che agire, e subito, sia sinonimo di civiltà. In molte Nazioni esistono programmi di assistenza e tutoraggio per le piccole, ma molto altro c’è da fare per farle tornare a gioire e a vivere la loro infanzia in condizioni consone al loro essere.
 
Maria Cristina Saullo

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