sabato 25 maggio 2013

Don Pino Puglisi. Esempio di grande amore e umanità...


25 maggio 2013 
 Una giornata indimenticabile per i siciliani e l'Italia intera. Una Palermo blindata sta vivendo, con emozione, la cerimonia di beatificazione di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso il 15 settembre del 1993 da killer mafiosi. 
Nella suggestiva cornice del lungomare cittadino, più di 80 mila fedeli provenienti da tutt'Italia, stanno assistendo all'ascesa, agli onori degli altari, di un grande servitore della Chiesa e fervido interprete della cultura della legalità.
Già dalle prime ore del mattino, un fiume di gente ha invaso il capoluogo siciliano, dove è stato sistemato il palco per la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale, Paolo Romeo, e per il rito di beatificazione officiato dal cardinale, Salvatore De Giorgi. 
Tanti i gruppi arrivati da ogni parte della penisola, con striscioni "Non perdiamo la speranza", "Beato padre Puglisi vangelo vivo fra noi", foto di don Pino, mentre tanta gente indossa la maglietta con la foto del sacerdote. Ci sono anche gli studenti della scuola secondaria di primo grado "Padre Pino Puglisi" di Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza.  Secondo plesso, ad essere intitolato al prete schierato dalla parte degli ultimi.
 Tanti anche i ragazzi scout. "Don Pino Puglisi è una grande icona antimafia - dice uno di loro - Per noi rappresenta un esempio per dire no allo strapotere della criminalità che a Palermo ci toglie il futuro". 

Cri...

mercoledì 22 maggio 2013

...Per non dimenticare mai...

 
23 maggio 1992 - 23 maggio 2013. 

Sono passati 21 anni e oggi, ancora più di ieri, non dimentichiamo chi ha dato la vita per lo Stato. 
Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”
Una frase indelebile del giudice, Giovanni Falcone, che risuona nelle menti di ognuno di noi come insegnamento a camminare sempre a testa alta e portare avanti il senso unico dello Stato.
Per non dimenticare mai.........
Per non dimenticare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, gli uomini della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo.
Per non dimenticare chi, prima di loro, è perito solo per aver voluto ripristinare la legalità: il generale dei carabinieri,Carlo Alberto dalla Chiesa, il giudice Costa, il consigliere istruttore, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà e tanti altri servitori dello Stato che hanno fatto del proprio lavoro una missione.
Le loro gesta rimarranno per sempre l'Humus più grande del nostro vivere quotidiano nella ricerca della verità nella più totale cultura della legalità. 
Legalità con la ''A'', maiuscola............


lunedì 6 maggio 2013

Non abbandoniamo il brigadiere Giangrande e sua figlia Martina

Siamo davvero una grande famiglia. 
Mi riferisco all'arma dei carabinieri e a tutti coloro i quali, in queste settimane, sono vicine, al brigadiere Giangrande e alla sua famiglia. 
Proprio questa mattina, ho appreso con immensa gioia che il comando generale dell'Arma ha istituito un apposito conto corrente in favore della figlia del brigadiere, Giuseppe Giangrande, colpito dai colpi di pistola, esplosi da Luigi Preiti, davanti a Palazzo Chigi il 28 aprile scorso. 

"Eventuali offerte - si legge in una nota - possono essere effettuate al Fondo assistenziale previdenza e premi dell'Arma dei carabinieri alla filiale Bnl di viale Romania con la causale 'Donazione a favore di Martina Giangrande', alle coordinate Iban IT 11 T 01005 03387 00 0000 002801".

Ora è proprio il caso di dirlo: "Siamo un Paese che non abbandona i suoi figli più cari". Sento il dovere di scrivere queste poche riche, interpretando anche il pensiero di una mia cara collega, Marianna De Luca, anch'essa figlia dell'arma, che, insieme ai suoi cari, sta vivendo questi giorni con il pensiero rivolto a Giuseppe Giangrande e a sua figlia Martina.

Il nostro abbraccio corale va anche all'altro carabiniere ferito nella sparatoria davanti Palazzo Chigi, ai familiari del militare dell'arma, morto durante una rapina a Caserta e a tutti i militari caduti per noi. L'elenco è lungo, ma noi non li dimenticheremo ''MAI''...
Cristina Saullo

giovedì 2 maggio 2013

...La Maratona con la ''M'' maiuscola...

Vi propongo un articolo che va dritto al cuore. Pensieri e parole di un giovane giornalista maratoneta che nel suo humus ha quel non so che di speciale nel raccontare storie di vita vissuta.
Buona lettura 

Per un maratoneta la maratona di Boston non è una semplice gara, non è una maratona come le altre, è la Maratona, con la emme maiuscola, la più vecchia tra le gare annuali, 117 edizioni fin qui disputate compresa quella dieri, la più affascinate, quella che almeno una volta nella vita va corsa, quella che parte fuori la città per poi arrivare al centro di una tra le metropoli più belle d’America e del Mondo. Per chi corre quei 42,195 km, per chi soffre, sogna e si commuove sull’asfalto, il giorno di una partecipazione ad una maratona è tra i più emozionanti della propria vita, viene dopo mesi di allenamenti, dopo ore passate ad immaginarsi come sarà la partenza, l’arrivo e la gara tutta, studiando i tempi di recupero e i rifornimenti vari, viene dopo un attenta preparazione fisica e mentale, e per i 25000 partecipanti alla gara di ieri sarà stato sicuramente così. Chi ha deciso di sconvolgere il mondo intero, ha fatto terribilmente bene i suoi calcoli, lo ha fatto in un posto in cui in quel momento potenzialmente si riversavano circa 40000 anime, tra atleti e spettatori, lo ha fatto all’arrivo dove tutti stanno con gli occhi puntati e le telecamere accese, in attesa dei propri cari, e soprattutto lo ha fatto quando in transito c’erano la maggior parte dei maratoneti. I top runner, infatti erano arrivati già da circa due ore, chi doveva vincere lo aveva già fatto e il trionfo era per tutto gli amatori, che poi sono lo zoccolo duro di ogni gara. In quei momenti, quando hai il traguardo davanti a te, liberi la mente, c’è chi non trattiene le lacrime per la gioia, chi cerca parenti e amici, chi alza le braccia al cielo e si prepara a vivere il proprio momento di gloria, e senza dubbio un attimo “leggero”, in cui si è davvero in pace con se stessi, e invece ieri, qualcuno ha deciso di spezzarlo, di rompere quella pace interiore di ogni atleta, di spezzare il silenzio con due boati, che hanno macchiato di sangue una manifestazione così pura e pulita e limpida come una maratona. Tre morti, quasi duecento feriti, un duro attacco allo sport inteso come aggregazione, non c’è in tutto il mondo un fenomeno così partecipativo a livello sportivo che non ha mai avuto episodi di violenza alcuna, è una festa, ma nel vero senso della parola. La corsa è lo sport più elementare e la maratona è la sua espressione migliore, e da ieri è stata sporcata per mano di chi non ha avuto nessuno scrupolo, da chi ha pensato bene ai suoi obbiettivi e senza dignità e coraggio ha deciso di perseguirli in questo modo miserabile. La maratona di Boston da ieri sarà sempre ricordata per questo vile attacco, ma il mondo delle corse non si fermerà, domenica si correrà a Londra e in Grecia, come ogni settimana ognuno farà i conti con i propri limiti e percorrerà i propri 42,195 km, dimostrando che la forza e la tenacia di un maratoneta sono più forti di qualsiasi vile attacco.

Matteo Saullo