lunedì 18 giugno 2018

Grande successo per la prima edizione della ''Granfondo Terùn Scalea''

''Granfondo Terùn Scalea''. Un successo annunciato. Una kermesse ciclistica unica e inimitabile nel suo genere.
Era palpabile l'entusiasmo dei circa 400 ciclisti, provenienti dall’Italia e dall’estero, che domenica scorsa, 17 giugno, hanno partecipato alla prima edizione della manifestazione sportiva. 
Un percorso estremamente impegnativo. 
Circa 130 i chilometri e un dislivello di 2300 metri, con irte salite, tornanti e discese molto tecniche che non hanno dato tregua a chi gareggiava per vincere, ma ricco di panorami mozzafiato e luoghi affascinanti per tutti gli altri partecipanti. 


Una bella domenica, all’insegna della valorizzazione dei territorio e dei suoi gioielli naturalistici.
“Questa prima edizione della ''Granfondo'' – ha sottolineato l’assessore allo sport, turismo e spettacolo del comune di Scalea, Eugenio Orrico - è stata un grande successo. Grazie a Rossano Bruno, Franco e Maico Campilongo i quali si sono prodigati superando tutte le difficoltà al fine di organizzare un qualcosa di unico per il territorio. Grazie all'intero gruppo Terùn e agli sponsor che hanno sostenuto l'iniziativa. Bravi tutti”.
L’ottimo lavoro portato avanti dall’organizzazione della “ Granfondo Terùn Scalea” ha dato da subito i suoi frutti. 
"Il pensiero del presidente, Rossano Bruno, e dei fratelli Maico e Franco Campilongo - si legge in una nota stampa - è già proiettato alla seconda edizione. Infatti, se quella di domenica 17 giugno doveva rappresentare una sorta di prova generale, si può sicuramente dire, seppur con le enormi difficoltà, create all’organizzazione da un comune dell’alto Tirreno cosentino che ne ha negato il passaggio sul proprio territorio, che  l’esame è stato superato a pieni voti".
Il tutto, grazie anche alla fattiva collaborazione delle regioni Calabria e Basilicata, dell’anas, delle prefetture di Cosenza e Potenza, delle questure bruzia e del capoluogo lucano, della compagnia Carabinieri di Scalea e Potenza, delle amministrazioni comunali di Scalea, Santa Maria del Cedro, Orsomarso, San Nicola, Arcella, Praia a Mare, Lauria, Rivello, Nemoli, Trecchina e Maratea.
“Un evento organizzato molto bene – ha dichiarato Maurizio Fondriest, campione del mondo su strada 1988 –. Ogni bivio era coperto da vigili, forze dell’ordine e volontari. Posso dire che poche Granfondo hanno un servizio così impeccabile e un percorso così straordinario che ti fa dapprima pedalare in mezzo alle montagne e dopo tanta fatica ti fa scendere verso il mare aprendosi a panorami mozzafiato… poi il bel tempo ha fatto il resto”.
Alle ore 8:30 la partenza dal villaggio gara, allestito in piazza Aldo Moro a Scalea e l’attraversamento della città ad andatura controllata del coloratissimo serpentone su due ruote che ha, poi, percorso la strada statale 18 fino alla discesa per i tornanti che portano a Praia a Mare.
Poi, il rientro sulla SS 18 e sulla fondo valle del Noce fino ad arrivare ai piedi di Lauria. 
Da qui, la vera salita che ha portato al primo gran premio della montagna “Maurizio Fondriest”, ancora falsopiano e salita fino al secondo gran premio della montagna “Domenico Pozzovivo” in località Pecorone.
A seguire, saliscendi fino ad arrivare nella bellissima cornice del Lago Sirino dove è stato allestito un punto di ristoro, discesa fino a Nemoli per poi riprendere un’altra asperità fino a Trecchina dovei ciclisti sono stati accolti calorosamente e un nuovo punto di ristoro con musica e animazione, offerto dal comune e dalle associazioni locali. 
Da Trecchina, si è giunti al Passo La Colla con l’ultimo gran premio della montagna, dedicato al compianto Michele Scarponi.
Poi, discesa fino a Maratea con un percorso costiero fino a Castrocucco, passaggio sul lungomare di Praia a Mare, salita dai tornanti di Fiuzzi e discesa da quelli che portano in località Arcomagno di San Nicola Arcella.
Di seguito, ancora una salita e il passaggio nel centro della cittadina alto tirrenica per poi giungere dall’interno a Scalea dove il circuito è stato caratterizzato da un ultimo chilometro molto tecnico nel centro storico che ha portato al traguardo in via Michele Bianchi di fianco al villaggio gara.



La prima edizione della ''Granfondo Terùn Scalea'' è stata vinta, in volata dal siciliano, Alessandro Dell’Albani, del Cycling team Cassibile, con un tempo di 3:46:52 e una media di 34.671 Km/orari. 



“Mi scuso personalmente se abbiamo creato disaggio alla circolazione – ha dichiarato Rossano Bruno, presidente della squadra Terùn Scalea - ma tutto ha un prezzo... Purtroppo, visto il diniego al passaggio della Granfondo sul proprio territorio da parte del comune di Tortora, abbiamo dovuto toccare delle arterie importanti per non dover annullare, negli ultimi giorni, la manifestazione.
Un evento che ha portato, grazie a Giuseppe Errico, Kristyan D’angelo, Maico e Franco Campilongo, per una intera settimana, nel nostro territorio, un nutrito gruppo di circa 150 americani, tra cicloturisti, famiglie ed accompagnatori ”.

mercoledì 6 giugno 2018

Il discorso della senatrice Segre. Standing ovation al Senato


Ripropongo, con immensa gioia, il discorso integrale che ieri la senatrice a vita, Liliana Segre, ha pronunciato nell'aula del Senato della Repubblica nell'ambito della fiducia al governo Conte.
Ho letto più volte lo scritto. L'emozione è tanta e l'onore di avere ancora tra noi una memoria storica come quella di Liliana Segre deve portare tutti ad avere rispetto e a non rimanere indifferenti. MAI!!!!

"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non posso fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano.  A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. 
Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita".

venerdì 1 giugno 2018

Il neo ministro, Paolo Savona? Un maestro di intelligence economica. Il ritratto del professor Mario Caligiuri su formiche.net


Il ritratto del nuovo ministro agli Affari europei, tra i primi nel nostro Paese a delineare il concetto di intelligence economica

La stella polare di Paolo Savona, nella sua vita dalla schiena diritta, è sempre stata l’interesse nazionale. Da direttore del servizio studi della Banca d’Italia, da professore universitario, da ministro della Repubblica del governo Ciampi. Appunto per questo, ha sempre coltivato lo studio dell’intelligence come strumento per tutelare il benessere e la sicurezza degli italiani.
Questo aspetto della sua biografia è significativo, sebbene non messo adeguatamente in risalto. Non a caso, Paolo Savona è stato tra i primi nel nostro Paese a delineare il concetto di intelligence economica, pubblicando nel 2011 insieme a Carlo Jean un volume per Rubbettino dal titolo “Intelligence economica. Il ciclo dell’informazione nell’era della globalizzazione”.
Il suo pensiero nasce dalla considerazione che è aumentato enormemente il peso dei fatti economici nella vita dello Stato e questo richiede un’attività di informazione specializzata, poiché la rilevanza di una Nazione dipende dalla forza della sua economia. Pertanto, in modo da tutelare i cittadini e la democrazia c’è bisogno di un’intelligence economica qualificata. La credibilità è fondamentale in questa attività che va orientata verso quelle che il professore definisce “categorie logiche” e che così individua: “modifiche dell’ordine economico internazionale, spionaggio industriale a fini di concorrenza scorretta, movimenti migratori anarchici, manipolazioni biologiche ed ecologiche, crisi di identità culturale e religiose, crisi bancarie e finanziarie”.
Paolo Savona ha il senso delle Istituzioni e la responsabilità delle sue funzioni. Non a caso, ha fatto parte, come esperto di economia, delle Commissioni Ortona e Jucci per la riforma dei Servizi di intelligence, che poi è stata approvata nel 2007 quasi all’unanimità dal Parlamento.
Nei suoi incontri con esponenti finanziari e accademici di tutto il mondo, addolcendo i fatti negativi ma mettendo in risalto i fatti positivi ancora più numerosi che riguardano il nostro Paese, Savona rileva non solo la “capacità di reazione degli italiani agli eventi anche imprevedibili” ma sopratutto, facendo riferimento alle posizioni assunte dal secondo dopo guerra in poi, evidenzia che nelle posizioni internazionali, “tra sobbalzi e tormenti, il Paese ha saputo stare dalla parte giusta anche nei momenti di massimo pericolo corso dalla democrazia e, pagando il costo delle sue scelte, ha saputo rovesciare i risultati in ciascun momento previsti facendo uso di modelli econometrici”.
Così si è recentemente espresso nel suo saggio sui presupposti dell’intelligence economica contenuto nel volume “Materiali di intelligence. Dieci anni di studi 2007-2017”, curato da me e Marco Valentini per i tipi della Rubbettino e in libreria da appena una settimana. Un testo che racchiude l’esperienza del Master in Intelligence Università della Calabria del quale Savona è stato componente del comitato scientifico e docente, a conferma di un interesse accademico e culturale che fa emergere come l’intelligence debba fare parte del bagaglio degli uomini delle Istituzioni, essendo indispensabile per migliorare e salvaguardare la democrazia dei tempi difficili.

giovedì 24 maggio 2018

"Nutrizione 4.0: l'innovazione della certificazione NHACCP". Sabato prossimo, 26 maggio, simposio a Verbicaro


Creato, a Verbicaro, presso d'azienda ''Calabria Verde'', il primo laboratorio di analisi chimico-fisiche per la certificazione del processo "Nutrient & Hazard Analysis of Critical Control Point", Nhaccp. Il tutto, grazie alla determinazione dei Comuni di Verbicaro, Aieta, Orsomarso, Papasidero, Praia a Mare e Santa Maria del Cedro.
L'organismo dell’Istituto controllo qualità Nhaccp Scarl, è costituito da istituzioni di eccellenza quali l’Università Tor Vergata di Roma, il centro di ricerca Futuridea, la Fondazione Its Bact e Bioconsult.
L’Istituto ha come obiettivo, tra gli altri, quello di identificare un paniere agroalimentare salutare basato su prodotti della Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco, da diffondere e difendere in tutte le sedi preposte. 
Inoltre, l'istituto, insieme al laboratorio, sono in grado da offrire un servizio avveniristico e necessario alla luce anche dei recenti sviluppi della normativa Europea con il regolamento CE n. 1924/2006, e nazionale con l'atto 223 del 24 novembre del 2016 del Mipaf e della Conferenza Stato-Regioni , riguardo alla certificazione dei prodotti alimentari destinati al consumo umano. 
"Il processo Nutrient & Hazard Analysis of Critical Control Point - si legge in una nota stampa - attraverso un percorso di tracciabilità di un biomarcatore nutrizionale, rappresenta l’evoluzione concettuale e scientifica del sistema Haccp, Hazard Analysis of Critical Control Point, dove il fine ultimo è il mantenimento di uno stato di salute ottimale del consumatore, attraverso la gestione della qualità nutrizionale dell’alimento. 
La certificazione Nhaccp dei prodotti alimentari destinati al consumo umano - continua la nota - assume maggiore valenza alla luce dei recenti sviluppi della normativa Europea (Regolamento CE n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre del 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari), delle disposizioni del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, recepite nella Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano e della Presidenza del Consiglio dei Ministri".
A tal fine, sabato prossimo nella sede di ''Calabria Verde, sita in contrada San Francesco a Verbicaro, si sono date appuntamento  le maggiori professionalità e menti del settore. 

PROGRAMMA
Ore 10,00 - Welcome coffee 
Ore 10,00 - Registrazione partecipanti 
Ore 10,25 - Apertura dei lavori - Moderatrice: Annamaria Francesca Mete 
Ore 10,30 - Saluti 
• Aniello Di Vuolo - Presidente dell’Istituto Controllo Qualità NHACCP 
• Francesco Silvestri - Sindaco di Verbicaro 
• Gennaro Marsiglia - Sindaco di Aieta 
• Antonio De Caprio - Sindaco di Orsomarso 
• Fiorenzo Conte - Sindaco di Papasidero
 • Antonio Praticò - Sindaco di Praia a Mare 
• Ugo Vetere - Sindaco di Santa Maria del Cedro 
Ore 11,15 - Intervengono 
• Laura Di Renzo - Ricercatrice e Professore di Genomica nutrizionale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Tor Vergata” di Roma 
• Carmine Nardone - Presidente di Futuridea, Membro dell’Accademia dei Georgofili 
• Ercole Mete - Responsabile tecnico ALPAA Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentari Ambientali 
• Aloisio Mariggiò - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Commissario Azienda Calabria Verde 
• Giuseppe Zimbalatti - Direttore Dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio Calabria 
• Maria Brunella Stancato - Presidente Senior Italia per la Calabria 
• Vito Ferrara - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Direttore di Sanità 
• Antonio Limone - Direttore Generale Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno 
• Ileana Parascandolo – Specialista in Scienza dell’Alimentazione
 • Adelmo Lusi - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Comandante per la Tutela della Salute 
• Franco Laratta - Amministratore della ISMEA Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare 
• Carmelo Salvino - Direttore Generale Assessorato Agricoltura Regione Calabria
 • Antonino De Lorenzo - Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Tor Vergata” di Roma 
Ore 13,30 – Conclusioni 
È stato invitato a partecipare il Presidente della Regione Calabria, On. Mario Oliveiro

giovedì 12 aprile 2018

"Comprendere il presente per costruire il futuro''. Il direttore di ''Limes'', Lucio Caracciolo, al master sull'intelligence dell'Unical


"Per fare politica estera e per sfruttare al meglio la collocazione geografica dell’Italia, c’è bisogno di un’identità nazionale precisa, sollecitata da una classe dirigente avvertita. L’intelligence può essere la chiave di volta del futuro, perché essa stessa è, nella sua funzione, non nelle persone, il cuore dello Stato".
E' quanto ha dichiarato il direttore della rivista ''Limes, Lucio Caracciolo, intervenendo al master in intelligence dell'Unical, diretto da Mario Caligiuri. 
"Le grandi compagnie telematiche - ha affermato Caracciolo - sono formidabili strumenti di intelligence e di influenza geopolitica. Ovviamente, quando queste sono al servizio degli Stati, non sono rivolte esclusivamente al consumo o al profitto, ma anche al mantenimento di un certo dominio statale o continentale. Spesso, infatti, entrano in questo grande gioco i fondi sovrani per influenzare l’economia e la geopolitica del pianeta. Non dobbiamo commettere l’errore – ha proseguito Caracciolo - di descrivere il mondo come se fosse un’entità unica. Oggi, infatti il 50% delle persone non usa tecnologie telematiche perché non è collegato ad internet». Occorre quindi distinguere - sostiene il Direttore di “Limes” - tra “Caoslandia” e “Ordolandia”. Il primo termine identifica una parte dell’area centrale del pianeta, dove si registra il progresso demografico più veloce al mondo ma è anche teatro di quasi tutte le guerre, nonché caratterizzata da stati-mafia e disastri ambientali e climatici. Rispetto ad “Ordolandia”, il dato, comunque, più interessante è quello dell’età mediana che in Africa si attesta al di sotto dei  20 anni mentre, ad esempio in Europa, arriva intorno ai 45 anni. Ciò - secondo Caracciolo  - produrrà effetti geopolitici di grande portata perché, come sosteneva Giovanni Arrighi, quando i giovani, in una società, superano una certa soglia, si verificano richieste di profondi cambiamenti sociali. In Europa infatti viviamo una certa tendenza conservatrice mentre in “Caoslandia” la spinta è quasi rivoluzionaria".
Il direttore di ''Limes'', ha, poi analizzato il futuro ruolo delle megalopoli, soffermandosi sullo sviluppo non pianificato di città come Lagos o Il Cairo, che sono di fatto fuori controllo.
Interessante è stata poi l’analisi del terrorismo come fenomeno alimentato dai media. "L’atto terroristico - sostiene Caracciolo - intende  indurre paranoia e irrazionalità, alimentando le teorie del complotto. A questo proposito dobbiamo considerare come le organizzazioni terroristiche siano anzitutto entità economiche che per alimentarsi trafficano droga, armi, petrolio e beni archeologici. Il mercato di sbocco di questi beni sono le nazioni ricche per cui occorre ribaltare il punto di vista dall’offerta alla domanda di criminalità".
Caracciolo ha, in seguito, accennato a Trimarium, il progetto infrastrutturale pensato e proposto in ambito polacco, sostenuto dalla Croazia e in una certa misura dalla Romania. "Trimarium riguarda l’Adriatico ma esclude l’Italia, riguarda il Baltico ma esclude la Germania. Italia e Germania vengono infatti considerate entrambe vicine alla Russia di cui, con il progetto Trimarium, si cerca in qualche modo di arginare l’avanzata".
Caracciolo ha, quindi, concluso analizzando gli attuali flussi migratori che sono aumentati perché si è creata una sorta di pressione tra il Nord Africa, da dove si concentrano le partenze, e il Nord Europa, che cerca di mantenere i migranti nel Sud del vecchio continente. In questo contesto l’Italia pretende solidarietà, mentre gli Stati dell’Europa del Nord invocano la responsabilità degli altri. In una situazione di deficit demografico, come quella dell’Italia, la risposta al fenomeno migratorio deve essere quella di creare le condizioni strutturali per gestire il fenomeno attraverso un sistema di immigrazione controllata. 

martedì 13 marzo 2018

Il racconto, dal vivo, di un cronista obiettivo e critico

Pomezia, ieri mattina, si è stata svegliata da una di quelle notizie che catalizzano l’attenzione generale, e guai se non lo fosse. 
Tre maestre di una scuola dell’infanzia statale sono state accusate di aver usato violenza fisica e verbale ai danni di alcuni bambini. Contro le maestre, i carabinieri della stazione di Pomezia hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Velletri su richiesta della Procura. Per le tre donne, tra i 46 e i 61 anni sono stati disposti gli arresti domiciliari. 
L'indagine è partita a febbraio dopo le denunce presentate da quattro mamme, che avevano notato comportamenti strani e violenti nei propri figli. I carabinieri, con l’aiuto di intercettazioni ambientali e telecamere installate nella scuola hanno svolto le indagini che purtroppo sembrano aver confermato le paure e i sospetti dei genitori
I bambini, di un età compresa tra i 3 e 5 anni, avrebbero quindi subito violenza sia fisica che psicologica, oltre ad umiliazione e vessazioni di vario genere.
La notizia è di quelle che fa tremare una piccola comunità come quella di Pomezia, comune di circa 60000 abitanti alle porte di Roma,  e come in ogni piccola comunità che si rispetti la storia dei bambini è balzata da un bar al altro, al mercato, per strada e suoi tanto attivi social. 
Il sindaco, Fabio Fucci, ultimo fuoriuscito dal movimento 5 stelle e pronto a ricandidarsi con una sua lista civica come Pizzarotti insegna, non ha perso tempo e già poche ore dopo la notizia degli arresti dalle sue pagine ufficiali ha subito espresso il proprio sdegno e vicinanza ai bambini e alle loro famiglie - Questi arresti destano molta preoccupazione perché riguardano persone a cui tutti noi affidiamo i nostri figli quotidianamente. Quando si toccano i bambini e si vanifica il ruolo educativo e formativo delle scuole di ogni ordine e grado è una sconfitta per tutti. Ringrazio le forze dell’ordine per il loro lavoro e confido nell’operato degli inquirenti per la conclusione delle indagini al più presto
Da quel momento tutti, e dico tutti hanno espresso un opinione a riguardo, improvvisamente Pomezia è diventata centro del mondo, i bambini le maestre i genitori, il negozio di alimentari accanto alla scuola, il benzinaio, il medico, tutti si sono sentiti in dovere di esprimere un giudizio, un opinione. Come è inevitabile del resto nel mondo dei social, dove però tutta questa ricerca irrazionale di verità e bisogno di  giustizia è amplificata in maniera anarchica, tanto che il comandante dei carabinieri della stazione di Pomezia ha dovuto smentire alcune informazioni che giravano sui vari gruppi della città, presi d’assalto dal popolo del “commento facile”.
Ovviamente un fatto del genere, se confermato dal giudice, è da condannare in maniera forte e decisa, e non c’è neanche bisogno di specificarlo, ma in un momento in cui le tensioni sociali sono al limite, in cui troppo spesso si pensa di potersi far giustizia da soli, è meglio lasciare a chi di dovere certi compiti. 
In questa storia, a differenza di tante , troppe, altre, ci sono alcuni elementi che non possono che ritenersi positivi e capaci di farci sperare in una risoluzione del problema. Elementi che possono farci guardare al futuro con maggiore speranza e non con la paura di vedere i nostri figli vittime di qualunque tipo di violenza dentro le nostre scuole.
Innanzitutto il coraggio delle mamme, capaci di capire i disagi dei propri figli e forti da andare dai carabinieri appena hanno avuto il sentore di qualcosa di strano.
Le forze dell’ordine, e le loro indagini fatte nel silenzio e risolte in poco meno di un mese, con il pronto arresto delle sospettate e relativa sospensione del servizio.
La ferma e decisa condanna delle istituzioni che senza giri di parole, dalla voce del sindaco, ha condannato ed espresso l’assoluta vicinanza alle vittime.
Sembra scontato ma non è sempre così davanti a fatti di cronaca di questo genere, spesso abbiamo letto di maestre trasferite, di accuse ai genitori delle vittime e di indagini lente e mai risolutive. Questa volta tutto questo sembra, almeno per ora, non essere successo.
Credo che tutti siamo contro la violenza sui bambini non c’è bisogno di scriverlo su facebook.

Matteo SAULLO

lunedì 12 marzo 2018

L'università della Calabria compie 50 anni. In uscita un libro su Aldo Moro


Nell’ambito dei festeggiamenti dell'ateneo calabrese, la casa editrice ‘’Rubettino’’ annuncia l’uscita di un libro su Aldo Moro e l’Intelligence, curato da Mario Caligiuri.
Era il 1968, quando venne promulgata la legge che istitutiva l’Università della Calabria (n° 442  del 12 marzo 1968), che poi avviò le sue attività nel 1972. 
Il Presidente del Consiglio era Aldo Moro, lo statista democristiano del quale tra poco ricorreranno i 40 anni del suo rapimento e del suo assassinio. 
Ancora l’eco degli scontri di Valle Giulia non si era spento e i giovani italiani erano in rivolta. Aldo Moro era proteso verso la strategia dell’attenzione per rendere la società italiana più partecipata. 
In tale contesto si colloca anche questa ricorrenza, che vide, poi, il consigliere economico di Moro a Palazzo Chigi, Beniamino Andreatta, diventare il primo rettore dell’Unical che impostò come un campus americano, con una visione anche adesso modernissima.
Andreatta si dimise, successivamente, in polemica con la classe dirigente locale. 
Aldo Moro, aveva, comunque, un grande rapporto con la Calabria essendo la madre, Fida Stinchi, di Cosenza, dove aveva studiato e insegnato all’Istituto “Lucrezia della Valle”. 
Al Presidente della Democrazia cristiana, l’Università  della Calabria ha dedicato, il 13 maggio dello scorso anno, un convegno  nell’aula “Caldora” dal titolo “Aldo Moro e l’intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere”, nell’ambito degli approfondimenti scientifici dello studio dell’intelligence, per il quale l’ateneo calabrese è all’avanguardia. ù
Da questo simposio è nato, poi, un libro, curato da Mario Caligiuri, uno dei più importanti studiosi di intelligence del nostro Paese.  Il volume, ha lo stesso titolo del convegno e verrà presentato in anteprima il 9 maggio 2018 a Roma alla Camera dei Deputati.
Il testo, che ha la prefazione di Paolo Gheda, contiene saggi di Andrea Ambrogetti, Francesco Maria Biscione, Vera Capperucci, Massimo Mastrogregori e Giacomo Pacini. Inoltre contiene delle trascrizioni da Virgilio Ilari e le testimonianze di Ciriaco De Mita e Luigi Zanda.
"Si tratta della prima organica riflessione che affronta questo aspetto poco studiato della vita politica di Aldo Moro - si legge in una nota -.  Infatti, Aldo Moro ha profondamente segnato la storia del nostro Paese. La sua figura però è schiacciata sulla tragica fine, lasciando in ombra la lunga azione politica. Negli anni della guerra fredda, Aldo Moro è sempre centrale nelle fasi che allargano la partecipazione politica, prima ai socialisti e poi ai comunisti. È Presidente del Consiglio in occasione il “Piano Solo” del 1964 e Ministro degli esteri durante la strategia della tensione. Profondo conoscitore dello strumento dell’intelligence, ne sa utilizzare le informazioni e sa dialogare con gli uomini che la praticano, come Giovanni De Lorenzo, Vito Miceli e Stefano Giovannone. Proprio a quest’ultimo scrive durante la sua prigionia. Aldo Moro dimostra che un uomo di Stato è anche un autentico uomo di intelligence, poiché sa riconoscere e utilizzare questo fondamentale strumento nell’interesse della Repubblica. Sotto il profilo dei rapporti con l’intelligence, la vicenda di Aldo Moro è ancora tutta da scrivere per sottrarla alle riscritture".
Mario Caligiuri, prosegue il suo impegno di ricerca, durante il quale ha già approfondito la figura di Francesco Cossiga e ampliando, scientificamente, lo sguardo sull’attività dei Servizi che rappresentano la “dimensione mancante della storia”. 
Un libro spiazzante che illumina sotto una nuova luce il ruolo insostituibile dell’intelligence e l’esperienza politica dello statista democristiano, confermandolo un faro della Repubblica.