lunedì 18 giugno 2018

Grande successo per la prima edizione della ''Granfondo Terùn Scalea''

''Granfondo Terùn Scalea''. Un successo annunciato. Una kermesse ciclistica unica e inimitabile nel suo genere.
Era palpabile l'entusiasmo dei circa 400 ciclisti, provenienti dall’Italia e dall’estero, che domenica scorsa, 17 giugno, hanno partecipato alla prima edizione della manifestazione sportiva. 
Un percorso estremamente impegnativo. 
Circa 130 i chilometri e un dislivello di 2300 metri, con irte salite, tornanti e discese molto tecniche che non hanno dato tregua a chi gareggiava per vincere, ma ricco di panorami mozzafiato e luoghi affascinanti per tutti gli altri partecipanti. 


Una bella domenica, all’insegna della valorizzazione dei territorio e dei suoi gioielli naturalistici.
“Questa prima edizione della ''Granfondo'' – ha sottolineato l’assessore allo sport, turismo e spettacolo del comune di Scalea, Eugenio Orrico - è stata un grande successo. Grazie a Rossano Bruno, Franco e Maico Campilongo i quali si sono prodigati superando tutte le difficoltà al fine di organizzare un qualcosa di unico per il territorio. Grazie all'intero gruppo Terùn e agli sponsor che hanno sostenuto l'iniziativa. Bravi tutti”.
L’ottimo lavoro portato avanti dall’organizzazione della “ Granfondo Terùn Scalea” ha dato da subito i suoi frutti. 
"Il pensiero del presidente, Rossano Bruno, e dei fratelli Maico e Franco Campilongo - si legge in una nota stampa - è già proiettato alla seconda edizione. Infatti, se quella di domenica 17 giugno doveva rappresentare una sorta di prova generale, si può sicuramente dire, seppur con le enormi difficoltà, create all’organizzazione da un comune dell’alto Tirreno cosentino che ne ha negato il passaggio sul proprio territorio, che  l’esame è stato superato a pieni voti".
Il tutto, grazie anche alla fattiva collaborazione delle regioni Calabria e Basilicata, dell’anas, delle prefetture di Cosenza e Potenza, delle questure bruzia e del capoluogo lucano, della compagnia Carabinieri di Scalea e Potenza, delle amministrazioni comunali di Scalea, Santa Maria del Cedro, Orsomarso, San Nicola, Arcella, Praia a Mare, Lauria, Rivello, Nemoli, Trecchina e Maratea.
“Un evento organizzato molto bene – ha dichiarato Maurizio Fondriest, campione del mondo su strada 1988 –. Ogni bivio era coperto da vigili, forze dell’ordine e volontari. Posso dire che poche Granfondo hanno un servizio così impeccabile e un percorso così straordinario che ti fa dapprima pedalare in mezzo alle montagne e dopo tanta fatica ti fa scendere verso il mare aprendosi a panorami mozzafiato… poi il bel tempo ha fatto il resto”.
Alle ore 8:30 la partenza dal villaggio gara, allestito in piazza Aldo Moro a Scalea e l’attraversamento della città ad andatura controllata del coloratissimo serpentone su due ruote che ha, poi, percorso la strada statale 18 fino alla discesa per i tornanti che portano a Praia a Mare.
Poi, il rientro sulla SS 18 e sulla fondo valle del Noce fino ad arrivare ai piedi di Lauria. 
Da qui, la vera salita che ha portato al primo gran premio della montagna “Maurizio Fondriest”, ancora falsopiano e salita fino al secondo gran premio della montagna “Domenico Pozzovivo” in località Pecorone.
A seguire, saliscendi fino ad arrivare nella bellissima cornice del Lago Sirino dove è stato allestito un punto di ristoro, discesa fino a Nemoli per poi riprendere un’altra asperità fino a Trecchina dovei ciclisti sono stati accolti calorosamente e un nuovo punto di ristoro con musica e animazione, offerto dal comune e dalle associazioni locali. 
Da Trecchina, si è giunti al Passo La Colla con l’ultimo gran premio della montagna, dedicato al compianto Michele Scarponi.
Poi, discesa fino a Maratea con un percorso costiero fino a Castrocucco, passaggio sul lungomare di Praia a Mare, salita dai tornanti di Fiuzzi e discesa da quelli che portano in località Arcomagno di San Nicola Arcella.
Di seguito, ancora una salita e il passaggio nel centro della cittadina alto tirrenica per poi giungere dall’interno a Scalea dove il circuito è stato caratterizzato da un ultimo chilometro molto tecnico nel centro storico che ha portato al traguardo in via Michele Bianchi di fianco al villaggio gara.



La prima edizione della ''Granfondo Terùn Scalea'' è stata vinta, in volata dal siciliano, Alessandro Dell’Albani, del Cycling team Cassibile, con un tempo di 3:46:52 e una media di 34.671 Km/orari. 



“Mi scuso personalmente se abbiamo creato disaggio alla circolazione – ha dichiarato Rossano Bruno, presidente della squadra Terùn Scalea - ma tutto ha un prezzo... Purtroppo, visto il diniego al passaggio della Granfondo sul proprio territorio da parte del comune di Tortora, abbiamo dovuto toccare delle arterie importanti per non dover annullare, negli ultimi giorni, la manifestazione.
Un evento che ha portato, grazie a Giuseppe Errico, Kristyan D’angelo, Maico e Franco Campilongo, per una intera settimana, nel nostro territorio, un nutrito gruppo di circa 150 americani, tra cicloturisti, famiglie ed accompagnatori ”.

mercoledì 6 giugno 2018

Il discorso della senatrice Segre. Standing ovation al Senato


Ripropongo, con immensa gioia, il discorso integrale che ieri la senatrice a vita, Liliana Segre, ha pronunciato nell'aula del Senato della Repubblica nell'ambito della fiducia al governo Conte.
Ho letto più volte lo scritto. L'emozione è tanta e l'onore di avere ancora tra noi una memoria storica come quella di Liliana Segre deve portare tutti ad avere rispetto e a non rimanere indifferenti. MAI!!!!

"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non posso fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano.  A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. 
Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita".

venerdì 1 giugno 2018

Il neo ministro, Paolo Savona? Un maestro di intelligence economica. Il ritratto del professor Mario Caligiuri su formiche.net


Il ritratto del nuovo ministro agli Affari europei, tra i primi nel nostro Paese a delineare il concetto di intelligence economica

La stella polare di Paolo Savona, nella sua vita dalla schiena diritta, è sempre stata l’interesse nazionale. Da direttore del servizio studi della Banca d’Italia, da professore universitario, da ministro della Repubblica del governo Ciampi. Appunto per questo, ha sempre coltivato lo studio dell’intelligence come strumento per tutelare il benessere e la sicurezza degli italiani.
Questo aspetto della sua biografia è significativo, sebbene non messo adeguatamente in risalto. Non a caso, Paolo Savona è stato tra i primi nel nostro Paese a delineare il concetto di intelligence economica, pubblicando nel 2011 insieme a Carlo Jean un volume per Rubbettino dal titolo “Intelligence economica. Il ciclo dell’informazione nell’era della globalizzazione”.
Il suo pensiero nasce dalla considerazione che è aumentato enormemente il peso dei fatti economici nella vita dello Stato e questo richiede un’attività di informazione specializzata, poiché la rilevanza di una Nazione dipende dalla forza della sua economia. Pertanto, in modo da tutelare i cittadini e la democrazia c’è bisogno di un’intelligence economica qualificata. La credibilità è fondamentale in questa attività che va orientata verso quelle che il professore definisce “categorie logiche” e che così individua: “modifiche dell’ordine economico internazionale, spionaggio industriale a fini di concorrenza scorretta, movimenti migratori anarchici, manipolazioni biologiche ed ecologiche, crisi di identità culturale e religiose, crisi bancarie e finanziarie”.
Paolo Savona ha il senso delle Istituzioni e la responsabilità delle sue funzioni. Non a caso, ha fatto parte, come esperto di economia, delle Commissioni Ortona e Jucci per la riforma dei Servizi di intelligence, che poi è stata approvata nel 2007 quasi all’unanimità dal Parlamento.
Nei suoi incontri con esponenti finanziari e accademici di tutto il mondo, addolcendo i fatti negativi ma mettendo in risalto i fatti positivi ancora più numerosi che riguardano il nostro Paese, Savona rileva non solo la “capacità di reazione degli italiani agli eventi anche imprevedibili” ma sopratutto, facendo riferimento alle posizioni assunte dal secondo dopo guerra in poi, evidenzia che nelle posizioni internazionali, “tra sobbalzi e tormenti, il Paese ha saputo stare dalla parte giusta anche nei momenti di massimo pericolo corso dalla democrazia e, pagando il costo delle sue scelte, ha saputo rovesciare i risultati in ciascun momento previsti facendo uso di modelli econometrici”.
Così si è recentemente espresso nel suo saggio sui presupposti dell’intelligence economica contenuto nel volume “Materiali di intelligence. Dieci anni di studi 2007-2017”, curato da me e Marco Valentini per i tipi della Rubbettino e in libreria da appena una settimana. Un testo che racchiude l’esperienza del Master in Intelligence Università della Calabria del quale Savona è stato componente del comitato scientifico e docente, a conferma di un interesse accademico e culturale che fa emergere come l’intelligence debba fare parte del bagaglio degli uomini delle Istituzioni, essendo indispensabile per migliorare e salvaguardare la democrazia dei tempi difficili.