venerdì 2 novembre 2018

La dieta mediterranea protagonista a Londra dal 7 all'11 novembre


Già classificata tra i brand più conosciuti al mondo, patrimonio Unesco, grazie all’impegno della Regione Calabria,  diventa uno dei più grandi attrattori dei nostri territori. 
Grande impulso è stato dato dall’approvazione della legge regionale sulla “Valorizzazione della   Dieta Mediterranea”, che ha evidenziato il valore sociale e culturale di questa pratica alimentare che non è soltanto un insieme di prodotti, ma costituisce un modello di sviluppo sostenibile unico al mondo, tramandato da generazione in generazione.
Dopo   decenni,  si   riconosce   la   paternità   alla   Calabria.   
La   comunità   scientifica internazionale, attraverso il Seven Countries Study , iniziato da Ancel Keys nel Minnesota nel 1947 e conclusosi,attraverso indagini sul campo nel 1957 a Nicotera, riconosce  come "Dieta Mediterranea Italiana  di   riferimento   quella   di   Nicotera”.   
"Attraverso   una   lunga   casistica   e documentazione,   raccolta   negli   anni - si legge in una nota stampa -   gli   alimenti   e   lo   stile   di   vita,   a   fondamento   della   dieta mediterranea, sono riscontrabili e rintracciabili laddove questa nasce, cioè in Calabria. 
Scientificamente,   dunque,   soltanto   i   "nostri"   alimenti   posseggono   i   requisiti   nutrizionali   che validano gli aspetti benefici della dieta. Proprietà organolettiche specifiche e calcolate attraverso l' Indice di Adeguatezza Mediterranea (Iam), che diventa la base per la classificazione dei prodotti che saranno riconosciuti attraverso un marchio identitario. 
Alla base della Legge regionale - prosegue la nota - vi è la promozione di  corretti  modelli  nutrizionali  che aiutano  a prevenire le  malattie cronico degenerative e la disponibilità di materie prime, rispondenti a criteri di sicurezza, qualità e integrità alimentare per mantenere e migliorare lo stato di salute. Peculiarità ed eccellenze di questa terra che si pongono come prospettiva di sviluppo d’interi territori e crescita economica e sociale. Un impatto positivo e fortemente   qualificante   non   solo   sulle   produzioni   agroalimentari,   ma   anche   sulle   attività dell'enogastronomia e culturali, rappresentando un volano di sviluppo.
E' attestato, inoltre, che il  sistema agroalimentare calabrese è il comparto chiave per lo sviluppo dell’economia della nostra   regione,  delineandolo   come  il   più  importante   e  distintivo   delle   produzioni   regionali. In Calabria, l’agricoltura mantiene un peso rilevante sulla formazione del Pil regionale, pari al 4,1% che rappresenta il doppio della media nazionale e i prodotti alimentari hanno mantenuto il primato, rappresentando oltre un quarto delle esportazioni calabresi per un valore di  175 milioni di euro e una crescita del +11,2%".
Approvata ad unanimità, esattamente un anno fa, la Legge ha subito prodotto i suoi frutti. 
"Sono state messe in campo azioni e progetti - si legge ancora nella nota- e, in questi mesi, hanno preso avvio una serie di iniziative che hanno tenuto in alta considerazione la costituzione di una rete operativa aperta alla partecipazione di enti, associazioni, aziende, operanti nei diversi settori della ricerca, della cultura, della salute, dell'istruzione, della produzione e distribuzione e dell'associazionismo.
Già  attivi  sono i partenariati con i Paesi del Seven Country Studies, in particolare con la Grecia. Imminenti i bandi, atti a sostenere lo sviluppo di filiere enogastronomiche dedicate alla commercializzazione dei prodotti tipici. 
Nei prossimi giorni sarà ufficializzata la nascita dell’Odmir, l’Osservatorio della Dieta   Mediterranea   Italiana   di   riferimento. Un organismo,  con​ funzioni consultive, programmatiche e di monitoraggio per la promozione della stessa.              
Diversi sono stati gli eventi. A Nicotera, lo scorso giugno, si è tenuto il Primo Meeting Internazionale sulla Dieta Mediterranea e poi Bruxelles, New York, Atene, Parigi appena conclusasi e se il 2018 è stato promosso dal Mipaaf come l’anno del Cibo Italiano, la Calabria questa partita la sta giocando da
capolista. 
Fiere, incontri, expo nazionali e internazionali sono diventate vetrine d’eccellenza". 
Lo stesso ministro delle politiche agricole e turismo, Gian Marco Centinaio, ha più volte esaltato il lavoro di promozione che sta facendo la Regione Calabria. In occasione di una recente manifestazione a Buenos Aires, centinaio ha affermato che la Calabria "ha evocato, in maniera esemplare, la natura dell’Italia agricola e turistica”.
Dal 7 all'11 novembre prossimo, la Regione Calabria continuerà, così, il suo viaggio alla scoperta e conoscenza di questo patrimonio come ricchezza immateriale della tradizione calabrese e che ben si sposa con un altro elemento chiave: il Turismo Slow/Lento, che determinerà le iniziative del prossimo anno. Il tutto perché la Dieta Mediterranea è un modo di vivere, un elemento relazionale e culturale che rafforza il senso di appartenenza e  di  condivisione. Il tipico “mangiare insieme”  non   significa consumare un   pasto, ma rafforzare   il   fondamento   delle   relazioni   interpersonali, promuovere il dialogo e la creatività, tramandare l’identità e i valori delle comunità.
"In rappresentanza della Regione Calabria - ha dichiarato il consigliere regionale Orlandino Greco - presiederò all’evento nella cittadina londinese, come portavoce della legge che porta la mia firma. Con me, al tavolo della conferenza stampa, dal titolo “La   Dieta  Mediterranea:   un  patrimonio  da   salvaguardare   e valorizzare.   Dal   cuore  dei   borghi calabresi il segreto del buon vivere e della longevità”, lo chef Francesco Mazzei, ideatore dell’evento cultural-culinario a Cerchiara di Calabria “No Waste, cucinare senza spreco” e ambasciatore dell’enogastronomia calabrese nel mondo.
Un patrimonio calabrese che finalmente approda nello scenario internazionale Un risultato che mi
rende orgoglioso del lavoro svolto in consiglio regionale per l’approvazione della legge e che finalmente   ha   fatto   luce   sugli   studi   di   Ancel   Keys   a   Nicotera   sul   rapporto   tra   benessere, alimentazione  e stile di   vita. Restituire  alla   Calabria   la paternità  di   questa  ricchezza  significa esserne, attraverso le proprie eccellenze, portavoce nel mondo".

Giornata mondiale dei poveri. Iniziative nella diocesi di cassano allo Jonio


Nel periodo dell’Avvento, presso la Chiesa San Giuseppe a Sibari, aprirà un centro di ascolto e di prima accoglienza per i senza fissa dimora. L'annuncio è stato fatto dal Vescovo di Cassano, monsignor, Francesco Savino, nel presentare le iniziative che ha inteso organizzare in occasione della seconda Giornata Mondiale dei Poveri che si svolgerà il 18 novembre prossimo e che avrà un prologo domani, sabato 3 novembre, alle ore 18:00, con un incontro in cattedrale, a Cassano, con l’economista civile Stefano Zamagni. Altre iniziative seguiranno anche a fine novembre con suora Alessandra Smerilli, lectio divina nelle tre vicarie della diocesi e mense per i poveri a Cassano, Altomonte e Castrovillari.
«Il centro di ascolto di Sibari - spiega il presule - sarà un’antenna che capterà i bisogni e ascolterà le povertà del nostro territorio, ma soprattutto sarà affiancato da un centro di prima accoglienza per i senza fissa dimora, non soltanto per gli immigrati, ma per tutti coloro hanno bisogno in un momento di emergenza perché non hanno casa. Il Centro sarà aperto a tutti, h24.»
Papa Francesco l’anno scorso ha avuto un’idea profetica promuovendo la giornata mondiale dei Poveri, capendo che la povertà è una sfida.
«Ci sono tanti poveri. Sei milioni solo in Italia, che gridano al cospetto di Dio e Dio ascolta. Papa Francesco - spiega ancora mons. Francesco Savino - nel suo messaggio dal titolo, quest’anno: “Questo povero grida e il Signore lo ascolta” ci propone “quell’urlo che dobbiamo ascoltarlo soprattutto noi, che non dobbiamo rimanere indifferenti perché oggi si sta affermando una sorta di cultura dell’inidfferenza, della insensibilità, dell’intolleranza proprio nei confronti del grido di tutti i poveri e degli impoveriti. Per questo il secondo verbo che Papa Francesco ci affida - continua il Vescovo di Cassano - è il verbo rispondere. Noi siamo chiamati a rispondere a questo urlo a questo grido dei poveri. E poi dobbiamo anche liberare perché il povero non può essere sempre in una condizione di sudditanza, non deve dipendere dalle nostre scelte. 
Il povero merita una sua autonomia, una sua dignità. Questi tre verbi devono costituire, soprattutto per noi credenti, il paradigma della sfida di ogni pastorale. La questione sociale, sottolinea sempre Papa Franceco - prosegue ancora mons. Savino - è parte integrante dell’evangelizzazione e ci affida l’icona del cieco del Vangelo di Marco, Bartimeo, un uomo che vive mendicando ai margini della strada. Il povero è colui che vive sempre ai margini, i drop out, come li chiamava don Tonino Bello. Quanti Bartimeo ci sono oggi; quanti mendicanti che vivono ai margini. Il nostro compito è quello di ascoltare il grido, di rispondere, di farci prossimo, di essere accanto, di essere vicini e attivare processi di emancipazione e di liberazione. 
Finché ci sarà un solo povero non potremo cantare i canti della liturgia. Il grande Dietrich Bonhoeffer, un grande pastore della Chiesa protestante tedesca che è stato ucciso ad Auschwitz, diceva: come cantare nella liturgia i canti anche in gregoriano se c’è un solo ebreo imprigionato. Mi chiedo oggi: come possiamo cantare i canti di Sion, i canti della liturgia, come possiamo danzare la vita se ci sono milioni di poveri. Però Papa Francesco ci invita anche, in questa seconda giornata, a non perdere la gioia. La gioia è figlia dell’incontro con Cristo. Cristo che ascolta il grido dei poveri e ci invita a farci strumenti di liberazione.»

mercoledì 24 ottobre 2018

I miei articoli su telegiornaliste.com: "L'addio alla lady del soul"

RespectChain of foolsI say a little prayerThink. Chi non ha mai intonato le meravigliose melodie di questi brani. La sua voce suadentecaldaarmoniosa ancora riecheggia nell'etere come se l’ugola non ci avesse mai lasciato

In una calda giornata di metà agosto, è volata in cielo Aretha Franklinla più grande cantante di tutti i tempi. Una stella polare nelle stelle. 

La grande passione per il canto la ereditò dai genitori. Iniziò a cantare gospel nel coro della New Bethel Baptist Church di Detroit, dove suo padre era pastore. Poi, dalla metà degli anni ‘50, seguì il congiunto in tour per gli Stati Uniti, cantando e suonando il piano. E fu proprio in quel contesto che esplose la sua voce straordinaria che la contraddistinse per tutta la vita. 

18 anni aveva già firmato un contratto con la Columbia, e, poi, con la Atlantic alla fine degli anni ‘60: il brano I Never Loved a Man (The Way I Love You) e il disco omonimo, la fecero annoverare tra gli dei musicalidell’Olimpo mondiale

Gli anni '70, furono quelli scanditi da Spanish Harlem e Day Dreaming, e dagli Lp Spirit in the Dark e Gifted & Black

Negli anni ’80 e ‘90, Aretha Franklin continuò a sfornare dischi e a collaborare con le più grandi icone mondiali del jazz e del pop, da George Benson a George Michael, presenziando a cerimonie ufficiali,concerti commemorativi ed eventi speciali come la cerimonia di insediamento dell’ex presidente Usa, Obama

Non si può asserire di conoscere la cultura musicale del novecento se non ci si è emozionatiestasiati ascoltando le canzoni di Aretha, la voce femminile per eccellenzaLei e solo lei, con quell’X factor che solo i grandi trasmettono nel cuore e nell’anima. 

L’inno alle donne, l’amore verso la patria, il suo grande attaccamento alla famiglia hanno caratterizzato il suo essere la regina incontrastata del soul che lei applicava a qualunque melodiaEd è questo che resterà della grande tra i grandi…

giovedì 4 ottobre 2018

Al via, all'Unical, l'ottava edizione del master in Intelligence. Intelligence che è divenuta anche un corso di laurea magistrale


 Nei giorni scorsi, all’Università della Calabria, alla presenza di studenti, provenienti da diverse regioni italiane, sono iniziate le lezioni. Il corso, è stato avviato dal docente referente, Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence dell’Ateneo, il quale ha spiegato la funzione dell’intelligence che rappresenta “un metodo di trattazione delle informazioni per comprendere la realtà sempre più offuscata dalla disinformazione. 
Una delle professioni più promettenti – ha proseguito Caligiuri - è quella dello scienziato dei dati, che raggruppa competenze sia umanistiche che scientifiche, all’interno delle quali l’intelligence assume un ruolo fondamentale”. È seguita, poi, la prima lezione tenuta da Concetta Carnevale, docente di valutazione dei rischi di impresa, che ha introdotto gli studenti all’analisi delle informazioni  per valutare i rischi economici e sociali. 
Com’è noto, l’innovativo corso di studi è il primo del genere ad essere istituito nel nostro Paese, su iniziativa del dipartimento di lingue e scienze dell’educazione, unitamente al dipartimento di ingegneria meccanica, energetica e gestionale e del dipartimento di scienze aziendali e giuridiche dell’Unical. 
L’Università della Calabria da circa vent’anni sta promuovendo gli studi sull’Intelligence, con l’obiettivo di far riconoscere questa disciplina a livello accademico. A tal riguardo, ha promosso il primo Master di secondo livello in Intelligence, giunto quest’anno, alla sua ottava edizione. Oggi, 4 ottobre, è stato presentato alla stampa nell’aula Magna “Beniamino Andreatta” alla presenza del Rettore dell’ateneo calabrese, Gino Crisci, del Direttore del dipartimento, Roberto Guarasci, e del Direttore del master, Mario Caligiuri. 
Secondo Crisci “l’impegno  dell’Università della Calabria, in direzione degli studi sull’Intelligence, risponde all’esigenza nazionale di formare delle figure specializzate sulle informazioni da utilizzare per la sicurezza, sia in ambito pubblico che privato”. Il rettore, ha, poi, ricordato che “anche in Italia si stanno cominciando ad assumere operatori dell’intelligence direttamente nelle università, come accade da tempo sopratutto nei Paesi anglosassoni”. 
Roberto Guarasci ha ricordato che dall’iniziativa del Master “è nato anche il corso di laurea magistrale che raggruppa vari dipartimenti e che collega l’intelligence con l’analisi del rischio. Infatti – ha affermato - l’esame delle informazioni è sempre più importante nell’ambito politico, economico, sociale e di contrasto alla criminalità”. 
Mario Caligiuri ha, invece,  messo in evidenza le iniziative portate avanti da circa vent’anni  dall’Università della Calabria “per il riconoscimento accademico della disciplina dell’intelligence: dal Master al corso di laurea, dal laboratorio scientifico alle collane editoriali”.
Le lezioni inizieranno il 24 novembre prossimo. Tutte le attività, termineranno entro il mese di dicembre. 
Possono presentare domande esclusivamente i laureati del vecchio ordinamento (4 anni) e quelli in possesso della laurea magistrale (5 anni), essendo un Master di II livello. Il master si articolerà il 19 lezioni d'aula, che si svolgeranno il sabato, dalle ore 8:30 alle ore 12:30 e dalle ore 13:30 alle ore 17:30. È previsto che parte delle lezioni si possano seguire anche via streaming, tramite le piattaforme e-learning interattive dell’ateneo calabrese. 
Al termine  del ciclo delle lezioni, sono previste attività laboratoriali interamente dedicate alla Cyber intelligence e che si svilupperanno in 5 giornate consecutive (da lunedì a venerdì) con lo svolgimento di seminari e laboratori, d'intesa anche con ITC Sud e il Dipartimento di Ingegneria Informatica dell'Università della Calabria. Sono anche possibili assenze in una misura massima del 20 per cento. Devono, poi, essere svolte 300 ore stages in strutture convenzionate che nelle precedenti edizioni si sono tenute presso strutture convenzionate sia da istituzioni pubbliche che da società private, tra le quali Eni, Enel, Sky e Ntt Data. Come in ogni edizione, i docenti saranno professori universitari ed esperti italiani del settore. 
Nelle edizioni precedenti sono intervenuti, tra gli altri, i ministri ed ex ministri Paolo Savona, Giulio Tremonti e Marco Minniti; i Direttori dei Servizi Franco Gabrielli, Vittorio Stelo, Luigi Ramponi e Nicolò Pollari; i professori Alberto De Toni, Evgeny Morozov, Roberto Cingolani, Giorgio Galli, Antonio Baldassarre, Umberto Gori, Roberto Baldoni, Derrick De Kerckhove e Antonio Teti; i prefetti Carlo Mosca, Marco Valentini e Luigi Varratta; i generali Fabio Mini e Carlo Jean; i giornalisti Lucio Caracciolo, Paolo Messa, Massimo Franco e Andrea Cangini; i magistrati Nicola Gratteri, Rosario Priore, Giuseppe Pignatone, Stefano Dambruoso e Mario Spagnuolo; gli ambasciatori Michele Valensise e Domenico Vecchioni; i funzionari dello Stato Alessandro Ferrara, Adriana Piancastelli e Giuseppe Scandone; i dirigenti della sicurezza di multinazionali Alfio Rapisarda e Alberto Accardi.

lunedì 18 giugno 2018

Grande successo per la prima edizione della ''Granfondo Terùn Scalea''

''Granfondo Terùn Scalea''. Un successo annunciato. Una kermesse ciclistica unica e inimitabile nel suo genere.
Era palpabile l'entusiasmo dei circa 400 ciclisti, provenienti dall’Italia e dall’estero, che domenica scorsa, 17 giugno, hanno partecipato alla prima edizione della manifestazione sportiva. 
Un percorso estremamente impegnativo. 
Circa 130 i chilometri e un dislivello di 2300 metri, con irte salite, tornanti e discese molto tecniche che non hanno dato tregua a chi gareggiava per vincere, ma ricco di panorami mozzafiato e luoghi affascinanti per tutti gli altri partecipanti. 


Una bella domenica, all’insegna della valorizzazione dei territorio e dei suoi gioielli naturalistici.
“Questa prima edizione della ''Granfondo'' – ha sottolineato l’assessore allo sport, turismo e spettacolo del comune di Scalea, Eugenio Orrico - è stata un grande successo. Grazie a Rossano Bruno, Franco e Maico Campilongo i quali si sono prodigati superando tutte le difficoltà al fine di organizzare un qualcosa di unico per il territorio. Grazie all'intero gruppo Terùn e agli sponsor che hanno sostenuto l'iniziativa. Bravi tutti”.
L’ottimo lavoro portato avanti dall’organizzazione della “ Granfondo Terùn Scalea” ha dato da subito i suoi frutti. 
"Il pensiero del presidente, Rossano Bruno, e dei fratelli Maico e Franco Campilongo - si legge in una nota stampa - è già proiettato alla seconda edizione. Infatti, se quella di domenica 17 giugno doveva rappresentare una sorta di prova generale, si può sicuramente dire, seppur con le enormi difficoltà, create all’organizzazione da un comune dell’alto Tirreno cosentino che ne ha negato il passaggio sul proprio territorio, che  l’esame è stato superato a pieni voti".
Il tutto, grazie anche alla fattiva collaborazione delle regioni Calabria e Basilicata, dell’anas, delle prefetture di Cosenza e Potenza, delle questure bruzia e del capoluogo lucano, della compagnia Carabinieri di Scalea e Potenza, delle amministrazioni comunali di Scalea, Santa Maria del Cedro, Orsomarso, San Nicola, Arcella, Praia a Mare, Lauria, Rivello, Nemoli, Trecchina e Maratea.
“Un evento organizzato molto bene – ha dichiarato Maurizio Fondriest, campione del mondo su strada 1988 –. Ogni bivio era coperto da vigili, forze dell’ordine e volontari. Posso dire che poche Granfondo hanno un servizio così impeccabile e un percorso così straordinario che ti fa dapprima pedalare in mezzo alle montagne e dopo tanta fatica ti fa scendere verso il mare aprendosi a panorami mozzafiato… poi il bel tempo ha fatto il resto”.
Alle ore 8:30 la partenza dal villaggio gara, allestito in piazza Aldo Moro a Scalea e l’attraversamento della città ad andatura controllata del coloratissimo serpentone su due ruote che ha, poi, percorso la strada statale 18 fino alla discesa per i tornanti che portano a Praia a Mare.
Poi, il rientro sulla SS 18 e sulla fondo valle del Noce fino ad arrivare ai piedi di Lauria. 
Da qui, la vera salita che ha portato al primo gran premio della montagna “Maurizio Fondriest”, ancora falsopiano e salita fino al secondo gran premio della montagna “Domenico Pozzovivo” in località Pecorone.
A seguire, saliscendi fino ad arrivare nella bellissima cornice del Lago Sirino dove è stato allestito un punto di ristoro, discesa fino a Nemoli per poi riprendere un’altra asperità fino a Trecchina dovei ciclisti sono stati accolti calorosamente e un nuovo punto di ristoro con musica e animazione, offerto dal comune e dalle associazioni locali. 
Da Trecchina, si è giunti al Passo La Colla con l’ultimo gran premio della montagna, dedicato al compianto Michele Scarponi.
Poi, discesa fino a Maratea con un percorso costiero fino a Castrocucco, passaggio sul lungomare di Praia a Mare, salita dai tornanti di Fiuzzi e discesa da quelli che portano in località Arcomagno di San Nicola Arcella.
Di seguito, ancora una salita e il passaggio nel centro della cittadina alto tirrenica per poi giungere dall’interno a Scalea dove il circuito è stato caratterizzato da un ultimo chilometro molto tecnico nel centro storico che ha portato al traguardo in via Michele Bianchi di fianco al villaggio gara.



La prima edizione della ''Granfondo Terùn Scalea'' è stata vinta, in volata dal siciliano, Alessandro Dell’Albani, del Cycling team Cassibile, con un tempo di 3:46:52 e una media di 34.671 Km/orari. 



“Mi scuso personalmente se abbiamo creato disaggio alla circolazione – ha dichiarato Rossano Bruno, presidente della squadra Terùn Scalea - ma tutto ha un prezzo... Purtroppo, visto il diniego al passaggio della Granfondo sul proprio territorio da parte del comune di Tortora, abbiamo dovuto toccare delle arterie importanti per non dover annullare, negli ultimi giorni, la manifestazione.
Un evento che ha portato, grazie a Giuseppe Errico, Kristyan D’angelo, Maico e Franco Campilongo, per una intera settimana, nel nostro territorio, un nutrito gruppo di circa 150 americani, tra cicloturisti, famiglie ed accompagnatori ”.

mercoledì 6 giugno 2018

Il discorso della senatrice Segre. Standing ovation al Senato


Ripropongo, con immensa gioia, il discorso integrale che ieri la senatrice a vita, Liliana Segre, ha pronunciato nell'aula del Senato della Repubblica nell'ambito della fiducia al governo Conte.
Ho letto più volte lo scritto. L'emozione è tanta e l'onore di avere ancora tra noi una memoria storica come quella di Liliana Segre deve portare tutti ad avere rispetto e a non rimanere indifferenti. MAI!!!!

"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non posso fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano.  A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. 
Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita".

venerdì 1 giugno 2018

Il neo ministro, Paolo Savona? Un maestro di intelligence economica. Il ritratto del professor Mario Caligiuri su formiche.net


Il ritratto del nuovo ministro agli Affari europei, tra i primi nel nostro Paese a delineare il concetto di intelligence economica

La stella polare di Paolo Savona, nella sua vita dalla schiena diritta, è sempre stata l’interesse nazionale. Da direttore del servizio studi della Banca d’Italia, da professore universitario, da ministro della Repubblica del governo Ciampi. Appunto per questo, ha sempre coltivato lo studio dell’intelligence come strumento per tutelare il benessere e la sicurezza degli italiani.
Questo aspetto della sua biografia è significativo, sebbene non messo adeguatamente in risalto. Non a caso, Paolo Savona è stato tra i primi nel nostro Paese a delineare il concetto di intelligence economica, pubblicando nel 2011 insieme a Carlo Jean un volume per Rubbettino dal titolo “Intelligence economica. Il ciclo dell’informazione nell’era della globalizzazione”.
Il suo pensiero nasce dalla considerazione che è aumentato enormemente il peso dei fatti economici nella vita dello Stato e questo richiede un’attività di informazione specializzata, poiché la rilevanza di una Nazione dipende dalla forza della sua economia. Pertanto, in modo da tutelare i cittadini e la democrazia c’è bisogno di un’intelligence economica qualificata. La credibilità è fondamentale in questa attività che va orientata verso quelle che il professore definisce “categorie logiche” e che così individua: “modifiche dell’ordine economico internazionale, spionaggio industriale a fini di concorrenza scorretta, movimenti migratori anarchici, manipolazioni biologiche ed ecologiche, crisi di identità culturale e religiose, crisi bancarie e finanziarie”.
Paolo Savona ha il senso delle Istituzioni e la responsabilità delle sue funzioni. Non a caso, ha fatto parte, come esperto di economia, delle Commissioni Ortona e Jucci per la riforma dei Servizi di intelligence, che poi è stata approvata nel 2007 quasi all’unanimità dal Parlamento.
Nei suoi incontri con esponenti finanziari e accademici di tutto il mondo, addolcendo i fatti negativi ma mettendo in risalto i fatti positivi ancora più numerosi che riguardano il nostro Paese, Savona rileva non solo la “capacità di reazione degli italiani agli eventi anche imprevedibili” ma sopratutto, facendo riferimento alle posizioni assunte dal secondo dopo guerra in poi, evidenzia che nelle posizioni internazionali, “tra sobbalzi e tormenti, il Paese ha saputo stare dalla parte giusta anche nei momenti di massimo pericolo corso dalla democrazia e, pagando il costo delle sue scelte, ha saputo rovesciare i risultati in ciascun momento previsti facendo uso di modelli econometrici”.
Così si è recentemente espresso nel suo saggio sui presupposti dell’intelligence economica contenuto nel volume “Materiali di intelligence. Dieci anni di studi 2007-2017”, curato da me e Marco Valentini per i tipi della Rubbettino e in libreria da appena una settimana. Un testo che racchiude l’esperienza del Master in Intelligence Università della Calabria del quale Savona è stato componente del comitato scientifico e docente, a conferma di un interesse accademico e culturale che fa emergere come l’intelligence debba fare parte del bagaglio degli uomini delle Istituzioni, essendo indispensabile per migliorare e salvaguardare la democrazia dei tempi difficili.

giovedì 24 maggio 2018

"Nutrizione 4.0: l'innovazione della certificazione NHACCP". Sabato prossimo, 26 maggio, simposio a Verbicaro


Creato, a Verbicaro, presso d'azienda ''Calabria Verde'', il primo laboratorio di analisi chimico-fisiche per la certificazione del processo "Nutrient & Hazard Analysis of Critical Control Point", Nhaccp. Il tutto, grazie alla determinazione dei Comuni di Verbicaro, Aieta, Orsomarso, Papasidero, Praia a Mare e Santa Maria del Cedro.
L'organismo dell’Istituto controllo qualità Nhaccp Scarl, è costituito da istituzioni di eccellenza quali l’Università Tor Vergata di Roma, il centro di ricerca Futuridea, la Fondazione Its Bact e Bioconsult.
L’Istituto ha come obiettivo, tra gli altri, quello di identificare un paniere agroalimentare salutare basato su prodotti della Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco, da diffondere e difendere in tutte le sedi preposte. 
Inoltre, l'istituto, insieme al laboratorio, sono in grado da offrire un servizio avveniristico e necessario alla luce anche dei recenti sviluppi della normativa Europea con il regolamento CE n. 1924/2006, e nazionale con l'atto 223 del 24 novembre del 2016 del Mipaf e della Conferenza Stato-Regioni , riguardo alla certificazione dei prodotti alimentari destinati al consumo umano. 
"Il processo Nutrient & Hazard Analysis of Critical Control Point - si legge in una nota stampa - attraverso un percorso di tracciabilità di un biomarcatore nutrizionale, rappresenta l’evoluzione concettuale e scientifica del sistema Haccp, Hazard Analysis of Critical Control Point, dove il fine ultimo è il mantenimento di uno stato di salute ottimale del consumatore, attraverso la gestione della qualità nutrizionale dell’alimento. 
La certificazione Nhaccp dei prodotti alimentari destinati al consumo umano - continua la nota - assume maggiore valenza alla luce dei recenti sviluppi della normativa Europea (Regolamento CE n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre del 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari), delle disposizioni del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, recepite nella Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano e della Presidenza del Consiglio dei Ministri".
A tal fine, sabato prossimo nella sede di ''Calabria Verde, sita in contrada San Francesco a Verbicaro, si sono date appuntamento  le maggiori professionalità e menti del settore. 

PROGRAMMA
Ore 10,00 - Welcome coffee 
Ore 10,00 - Registrazione partecipanti 
Ore 10,25 - Apertura dei lavori - Moderatrice: Annamaria Francesca Mete 
Ore 10,30 - Saluti 
• Aniello Di Vuolo - Presidente dell’Istituto Controllo Qualità NHACCP 
• Francesco Silvestri - Sindaco di Verbicaro 
• Gennaro Marsiglia - Sindaco di Aieta 
• Antonio De Caprio - Sindaco di Orsomarso 
• Fiorenzo Conte - Sindaco di Papasidero
 • Antonio Praticò - Sindaco di Praia a Mare 
• Ugo Vetere - Sindaco di Santa Maria del Cedro 
Ore 11,15 - Intervengono 
• Laura Di Renzo - Ricercatrice e Professore di Genomica nutrizionale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Tor Vergata” di Roma 
• Carmine Nardone - Presidente di Futuridea, Membro dell’Accademia dei Georgofili 
• Ercole Mete - Responsabile tecnico ALPAA Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentari Ambientali 
• Aloisio Mariggiò - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Commissario Azienda Calabria Verde 
• Giuseppe Zimbalatti - Direttore Dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio Calabria 
• Maria Brunella Stancato - Presidente Senior Italia per la Calabria 
• Vito Ferrara - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Direttore di Sanità 
• Antonio Limone - Direttore Generale Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno 
• Ileana Parascandolo – Specialista in Scienza dell’Alimentazione
 • Adelmo Lusi - Generale dell’Arma dei Carabinieri, Comandante per la Tutela della Salute 
• Franco Laratta - Amministratore della ISMEA Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare 
• Carmelo Salvino - Direttore Generale Assessorato Agricoltura Regione Calabria
 • Antonino De Lorenzo - Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Tor Vergata” di Roma 
Ore 13,30 – Conclusioni 
È stato invitato a partecipare il Presidente della Regione Calabria, On. Mario Oliveiro

giovedì 12 aprile 2018

"Comprendere il presente per costruire il futuro''. Il direttore di ''Limes'', Lucio Caracciolo, al master sull'intelligence dell'Unical


"Per fare politica estera e per sfruttare al meglio la collocazione geografica dell’Italia, c’è bisogno di un’identità nazionale precisa, sollecitata da una classe dirigente avvertita. L’intelligence può essere la chiave di volta del futuro, perché essa stessa è, nella sua funzione, non nelle persone, il cuore dello Stato".
E' quanto ha dichiarato il direttore della rivista ''Limes, Lucio Caracciolo, intervenendo al master in intelligence dell'Unical, diretto da Mario Caligiuri. 
"Le grandi compagnie telematiche - ha affermato Caracciolo - sono formidabili strumenti di intelligence e di influenza geopolitica. Ovviamente, quando queste sono al servizio degli Stati, non sono rivolte esclusivamente al consumo o al profitto, ma anche al mantenimento di un certo dominio statale o continentale. Spesso, infatti, entrano in questo grande gioco i fondi sovrani per influenzare l’economia e la geopolitica del pianeta. Non dobbiamo commettere l’errore – ha proseguito Caracciolo - di descrivere il mondo come se fosse un’entità unica. Oggi, infatti il 50% delle persone non usa tecnologie telematiche perché non è collegato ad internet». Occorre quindi distinguere - sostiene il Direttore di “Limes” - tra “Caoslandia” e “Ordolandia”. Il primo termine identifica una parte dell’area centrale del pianeta, dove si registra il progresso demografico più veloce al mondo ma è anche teatro di quasi tutte le guerre, nonché caratterizzata da stati-mafia e disastri ambientali e climatici. Rispetto ad “Ordolandia”, il dato, comunque, più interessante è quello dell’età mediana che in Africa si attesta al di sotto dei  20 anni mentre, ad esempio in Europa, arriva intorno ai 45 anni. Ciò - secondo Caracciolo  - produrrà effetti geopolitici di grande portata perché, come sosteneva Giovanni Arrighi, quando i giovani, in una società, superano una certa soglia, si verificano richieste di profondi cambiamenti sociali. In Europa infatti viviamo una certa tendenza conservatrice mentre in “Caoslandia” la spinta è quasi rivoluzionaria".
Il direttore di ''Limes'', ha, poi analizzato il futuro ruolo delle megalopoli, soffermandosi sullo sviluppo non pianificato di città come Lagos o Il Cairo, che sono di fatto fuori controllo.
Interessante è stata poi l’analisi del terrorismo come fenomeno alimentato dai media. "L’atto terroristico - sostiene Caracciolo - intende  indurre paranoia e irrazionalità, alimentando le teorie del complotto. A questo proposito dobbiamo considerare come le organizzazioni terroristiche siano anzitutto entità economiche che per alimentarsi trafficano droga, armi, petrolio e beni archeologici. Il mercato di sbocco di questi beni sono le nazioni ricche per cui occorre ribaltare il punto di vista dall’offerta alla domanda di criminalità".
Caracciolo ha, in seguito, accennato a Trimarium, il progetto infrastrutturale pensato e proposto in ambito polacco, sostenuto dalla Croazia e in una certa misura dalla Romania. "Trimarium riguarda l’Adriatico ma esclude l’Italia, riguarda il Baltico ma esclude la Germania. Italia e Germania vengono infatti considerate entrambe vicine alla Russia di cui, con il progetto Trimarium, si cerca in qualche modo di arginare l’avanzata".
Caracciolo ha, quindi, concluso analizzando gli attuali flussi migratori che sono aumentati perché si è creata una sorta di pressione tra il Nord Africa, da dove si concentrano le partenze, e il Nord Europa, che cerca di mantenere i migranti nel Sud del vecchio continente. In questo contesto l’Italia pretende solidarietà, mentre gli Stati dell’Europa del Nord invocano la responsabilità degli altri. In una situazione di deficit demografico, come quella dell’Italia, la risposta al fenomeno migratorio deve essere quella di creare le condizioni strutturali per gestire il fenomeno attraverso un sistema di immigrazione controllata. 

martedì 13 marzo 2018

Il racconto, dal vivo, di un cronista obiettivo e critico

Pomezia, ieri mattina, si è stata svegliata da una di quelle notizie che catalizzano l’attenzione generale, e guai se non lo fosse. 
Tre maestre di una scuola dell’infanzia statale sono state accusate di aver usato violenza fisica e verbale ai danni di alcuni bambini. Contro le maestre, i carabinieri della stazione di Pomezia hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Velletri su richiesta della Procura. Per le tre donne, tra i 46 e i 61 anni sono stati disposti gli arresti domiciliari. 
L'indagine è partita a febbraio dopo le denunce presentate da quattro mamme, che avevano notato comportamenti strani e violenti nei propri figli. I carabinieri, con l’aiuto di intercettazioni ambientali e telecamere installate nella scuola hanno svolto le indagini che purtroppo sembrano aver confermato le paure e i sospetti dei genitori
I bambini, di un età compresa tra i 3 e 5 anni, avrebbero quindi subito violenza sia fisica che psicologica, oltre ad umiliazione e vessazioni di vario genere.
La notizia è di quelle che fa tremare una piccola comunità come quella di Pomezia, comune di circa 60000 abitanti alle porte di Roma,  e come in ogni piccola comunità che si rispetti la storia dei bambini è balzata da un bar al altro, al mercato, per strada e suoi tanto attivi social. 
Il sindaco, Fabio Fucci, ultimo fuoriuscito dal movimento 5 stelle e pronto a ricandidarsi con una sua lista civica come Pizzarotti insegna, non ha perso tempo e già poche ore dopo la notizia degli arresti dalle sue pagine ufficiali ha subito espresso il proprio sdegno e vicinanza ai bambini e alle loro famiglie - Questi arresti destano molta preoccupazione perché riguardano persone a cui tutti noi affidiamo i nostri figli quotidianamente. Quando si toccano i bambini e si vanifica il ruolo educativo e formativo delle scuole di ogni ordine e grado è una sconfitta per tutti. Ringrazio le forze dell’ordine per il loro lavoro e confido nell’operato degli inquirenti per la conclusione delle indagini al più presto
Da quel momento tutti, e dico tutti hanno espresso un opinione a riguardo, improvvisamente Pomezia è diventata centro del mondo, i bambini le maestre i genitori, il negozio di alimentari accanto alla scuola, il benzinaio, il medico, tutti si sono sentiti in dovere di esprimere un giudizio, un opinione. Come è inevitabile del resto nel mondo dei social, dove però tutta questa ricerca irrazionale di verità e bisogno di  giustizia è amplificata in maniera anarchica, tanto che il comandante dei carabinieri della stazione di Pomezia ha dovuto smentire alcune informazioni che giravano sui vari gruppi della città, presi d’assalto dal popolo del “commento facile”.
Ovviamente un fatto del genere, se confermato dal giudice, è da condannare in maniera forte e decisa, e non c’è neanche bisogno di specificarlo, ma in un momento in cui le tensioni sociali sono al limite, in cui troppo spesso si pensa di potersi far giustizia da soli, è meglio lasciare a chi di dovere certi compiti. 
In questa storia, a differenza di tante , troppe, altre, ci sono alcuni elementi che non possono che ritenersi positivi e capaci di farci sperare in una risoluzione del problema. Elementi che possono farci guardare al futuro con maggiore speranza e non con la paura di vedere i nostri figli vittime di qualunque tipo di violenza dentro le nostre scuole.
Innanzitutto il coraggio delle mamme, capaci di capire i disagi dei propri figli e forti da andare dai carabinieri appena hanno avuto il sentore di qualcosa di strano.
Le forze dell’ordine, e le loro indagini fatte nel silenzio e risolte in poco meno di un mese, con il pronto arresto delle sospettate e relativa sospensione del servizio.
La ferma e decisa condanna delle istituzioni che senza giri di parole, dalla voce del sindaco, ha condannato ed espresso l’assoluta vicinanza alle vittime.
Sembra scontato ma non è sempre così davanti a fatti di cronaca di questo genere, spesso abbiamo letto di maestre trasferite, di accuse ai genitori delle vittime e di indagini lente e mai risolutive. Questa volta tutto questo sembra, almeno per ora, non essere successo.
Credo che tutti siamo contro la violenza sui bambini non c’è bisogno di scriverlo su facebook.

Matteo SAULLO

lunedì 12 marzo 2018

L'università della Calabria compie 50 anni. In uscita un libro su Aldo Moro


Nell’ambito dei festeggiamenti dell'ateneo calabrese, la casa editrice ‘’Rubettino’’ annuncia l’uscita di un libro su Aldo Moro e l’Intelligence, curato da Mario Caligiuri.
Era il 1968, quando venne promulgata la legge che istitutiva l’Università della Calabria (n° 442  del 12 marzo 1968), che poi avviò le sue attività nel 1972. 
Il Presidente del Consiglio era Aldo Moro, lo statista democristiano del quale tra poco ricorreranno i 40 anni del suo rapimento e del suo assassinio. 
Ancora l’eco degli scontri di Valle Giulia non si era spento e i giovani italiani erano in rivolta. Aldo Moro era proteso verso la strategia dell’attenzione per rendere la società italiana più partecipata. 
In tale contesto si colloca anche questa ricorrenza, che vide, poi, il consigliere economico di Moro a Palazzo Chigi, Beniamino Andreatta, diventare il primo rettore dell’Unical che impostò come un campus americano, con una visione anche adesso modernissima.
Andreatta si dimise, successivamente, in polemica con la classe dirigente locale. 
Aldo Moro, aveva, comunque, un grande rapporto con la Calabria essendo la madre, Fida Stinchi, di Cosenza, dove aveva studiato e insegnato all’Istituto “Lucrezia della Valle”. 
Al Presidente della Democrazia cristiana, l’Università  della Calabria ha dedicato, il 13 maggio dello scorso anno, un convegno  nell’aula “Caldora” dal titolo “Aldo Moro e l’intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere”, nell’ambito degli approfondimenti scientifici dello studio dell’intelligence, per il quale l’ateneo calabrese è all’avanguardia. ù
Da questo simposio è nato, poi, un libro, curato da Mario Caligiuri, uno dei più importanti studiosi di intelligence del nostro Paese.  Il volume, ha lo stesso titolo del convegno e verrà presentato in anteprima il 9 maggio 2018 a Roma alla Camera dei Deputati.
Il testo, che ha la prefazione di Paolo Gheda, contiene saggi di Andrea Ambrogetti, Francesco Maria Biscione, Vera Capperucci, Massimo Mastrogregori e Giacomo Pacini. Inoltre contiene delle trascrizioni da Virgilio Ilari e le testimonianze di Ciriaco De Mita e Luigi Zanda.
"Si tratta della prima organica riflessione che affronta questo aspetto poco studiato della vita politica di Aldo Moro - si legge in una nota -.  Infatti, Aldo Moro ha profondamente segnato la storia del nostro Paese. La sua figura però è schiacciata sulla tragica fine, lasciando in ombra la lunga azione politica. Negli anni della guerra fredda, Aldo Moro è sempre centrale nelle fasi che allargano la partecipazione politica, prima ai socialisti e poi ai comunisti. È Presidente del Consiglio in occasione il “Piano Solo” del 1964 e Ministro degli esteri durante la strategia della tensione. Profondo conoscitore dello strumento dell’intelligence, ne sa utilizzare le informazioni e sa dialogare con gli uomini che la praticano, come Giovanni De Lorenzo, Vito Miceli e Stefano Giovannone. Proprio a quest’ultimo scrive durante la sua prigionia. Aldo Moro dimostra che un uomo di Stato è anche un autentico uomo di intelligence, poiché sa riconoscere e utilizzare questo fondamentale strumento nell’interesse della Repubblica. Sotto il profilo dei rapporti con l’intelligence, la vicenda di Aldo Moro è ancora tutta da scrivere per sottrarla alle riscritture".
Mario Caligiuri, prosegue il suo impegno di ricerca, durante il quale ha già approfondito la figura di Francesco Cossiga e ampliando, scientificamente, lo sguardo sull’attività dei Servizi che rappresentano la “dimensione mancante della storia”. 
Un libro spiazzante che illumina sotto una nuova luce il ruolo insostituibile dell’intelligence e l’esperienza politica dello statista democristiano, confermandolo un faro della Repubblica. 

martedì 6 marzo 2018

La cultura islamica al master sull'intelligence


“Comprendere il mondo islamico è uno dei problemi del mondo contemporaneo e va affrontato con competenza e serietà”. Lectio del direttore del laboratorio del mediterraneo islamico dell’Unical, Alberto Ventura, al master sull’Intelligence, diretto da Mario Caligiuri.
Il docente, ha illustrato le coordinate culturali per comprendere l’islam, identificandolo attraverso la lingua, la storia, la cultura, spiegando anche le differenze tra sunniti e sciiti, valori e l’ideologia dell’Islam.
Ventura ha, poi, evidenziato la gradazione delle autorità delle fonti: il Corano, la Sunna e il Consenso che è “l’elaborazione della dottrina, verificato generazione per generazione. Il fondamentalismo, si basa sull’interpretazione letterale dei testi. Il fenomeno, dopo essere nato alla fine degli anni ‘20 del novecento in Arabia Saudita, si è imposto con la guerra in Afghanistan e sviluppato con la strategia del “nemico lontano”, identificato con l’Occidente.
L’attentato dell’11 settembre - ha continuato Ventura - è andato al di là delle previsioni, ma non ha provocato la legittimazione popolare nel mondo islamico. Dopo Al-Quaeda si è imposta l’Isis, quasi del tutto debellata, ma, sicuramente, ci saranno evoluzioni non prevedibili. Per rispondere in modo efficace occorre conoscere storia, cultura e genesi del mondo musulmano e del fondamentalismo.
Anche l’informazione generalizza e semplifica e invece di aiutare la comprensione profonda la banalizza. Infine – ha affermato il docente - la scuola ha un ruolo decisivo per promuovere l’associazione tra le culture, approfondendo, in questa direzione, la cultura islamica attraverso la formazione degli insegnanti e la definizione di programmi specifici”. 

venerdì 2 marzo 2018

Ci vuole rispetto nelle parole e nei fatti!


Sono giorni che scrivo e cancello i miei pensieri. Scrivo e ripenso. Ripenso, scrivo e, poi, cancello tutto. Vorrei tanto dimenticare quelle immagini, ma non ci riesco. Vorrei tanto si fosse trattato solo di un incubo, ma la realtà è, ahimè, un’altra.
In questa campagna elettorale, la più brutta della storia per mia memoria, e nella quale non entro, volutamente, nel merito, è entrata come un fulmine una notizia che mi ha fatto accapponare la pelle.
Le immagini di un’insegnante, badiamo bene, un’educatrice dei nostri figli, dei nostri nipoti, che augura la morte ai poliziotti e che inveisce contro la divisa, esternando le frasi più assurde, ha dell’incredibile.
Un docente dovrebbe insegnare la non violenza. Dovrebbe educare i piccoli al bene, alla pace al rispetto per le forze dell’ordine. Non ho visto tutto ciò in quelle immagini. Ho percepito solo rabbia, odio e disprezzo.
In un altro post, pubblicato nelle settimane scorse, riferendomi al ferimento di un carabiniere, durante una manifestazione, ho parlato di mancanza di rispetto, di cultura storica.
Ma come si può oltraggiare una divisa? Come si può deridere e schernire uomini e donne che lavorano, operano, vivono e indossano quegli abiti tutti i giorni per proteggerci?

Qualcuno potrà dirmi che sono di parte. Si.... lo sono. 
Sono figlia dell’arma e me ne vanto. Ho rischiato di perdere mio padre in servizio. So cosa vuol dire aspettare che torni a casa dopo una giornata di lavoro insieme ai suoi ‘’Angeli’’, (così amavo chiamarli da piccola).
So quanta abnegazione, quanto lavoro e quante nottate hanno portato lontano il mio papà da tutti noi. Nonostante ciò l’ho sempre ammirato e continuo a farlo con abnegazione e amore filiale.
Cara professoressa (adesso parlo io in prima persona) sotto quella divisa da lei tanto disprezzata ci sono uomini e donne che operano con sacrifici e immensa passione, amore e umiltà verso i più deboli.

Nei giorni scorsi, ho letto due lettere. Mi sono immedesimata in questi due ragazzi. Ve le ripropongo, nell’auspicio che si capisca, finalmente, che non si può più oltrepassare il limite. Ci vuole rispetto nelle parole e nei fatti!

Il primo scritto è di Michele Fezzuoglio. Nel 2006, aveva solo sei mesi quando il padre Donato, Carabiniere Scelto, fu ucciso nel tentativo di sventare una rapina. Il piccolo, venuto a conoscenza dell’augurio di morte rivolto da un’insegnante di Torino alle forze dell’ordine, ha scelto di rispondere con una lettera pubblica.

“Buonasera prof, mi chiamo Michele, non le nascondo che sono un po’ arrabbiato con lei. Oggi le faccio conoscere qualcosa di me e del posto dove vivo. Mi stringa forte la mano, ci troviamo ad Umbertide esattamente in via Andreani, si guardi intorno, osservi com’è tranquilla la cittadina. 12 anni fa alla sua destra c’era una banca, scattò l’allarme per rapina, arrivò la pattuglia del 112, i due carabinieri corsero in aiuto a cittadini in pericolo. Alcuni rapinatori rimasti fuori spararono alle spalle di papà e morì. Mi stringa la mano e si guardi intorno, li c’è una targa con delle corone, lì invece una fioriera voluta da tanta gente di cuore con disegnato il tricolore. Venga andiamo in via xxxxxxx, in questa casa ci abito con la mamma, la osservi, sopra quel mobile c’è un berretto, lo stesso che era sopra la bara avvolta nel tricolore il giorno del funerale di mio padre, guardi quante foto, attestati ed encomi, sono tutti di mio padre, li ha ricevuti sia in vita che dopo. Senta anche che silenzio, se ci fosse stato papà sarebbe stata una casa rumorosa, avrei avuto un fratello o una sorella o entrambi. Venga prof, le faccio vedere dove dormiva mio padre, il suo armadio, le sue cose. Guardi queste scatole, sono piene di lettere, scritte da tanti Italiani per dimostrare affetto a mio padre, all’Arma dei Carabinieri alla mia famiglia, ma soprattutto a me che allora avevo solo 6 mesi. Ora la porto nella mia seconda casa. Ci dobbiamo spostare di qualche chilometro, nella zona dove abitano i miei nonni materni. Mio padre diceva che in quei posti c’era pace. Intanto lei osservi quanto è bella la mia Umbria. Siamo arrivati, si è resa conto che siamo in un cimitero? Eccola la mia seconda casa. Ora le racconto alcuni episodi, avevo 4 anni e mezzo quando ho imparato a leggere i nomi scritti in stampatello sulle lapidi dei defunti. Qui sono arrivato in bici per mostrarla a mio padre, ancora, le dirò di quando sono entrato con 2 papere, con il cane, ho portato disegni e oltre i fiori porto regali. Prof ora le chiedo di poggiare la sua mano su questa tomba, pensi il freddo delle mie labbra quando bacio papà. Quante cose avrei da raccontarle prof, faccio tanti chilometri in giro per l’Italia per parlare di lui, faccio tanto fatica a scuola quando in alcuni periodi sento di più la sua assenza, fortuna i suoi colleghi insegnanti capiscono quell’alunno che a volte si distrae per non piangere o che ride per soffocare un brutto pensiero. Basta prof, la lascio tornare a casa, nel tragitto rifletta della lezione noiosa. Quando è arrivata guardi negli occhi suo padre e lo abbracci….Intanto io scrivo al Ministro, non per farla punire, ma per darle dei consigli. Vorrei mai più manifestazioni che incitano violenza, chi parla dovrebbe evitare parole che uccidono quanto quel proiettile di kalashnikov sparato alle spalle di quel carabiniere che per me voleva un mondo a colori…. Arrivederci prof…Buon rientro”.

L’altra missiva è stata scritta da una ragazza, figlia di un poliziotto.

“Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell'ordine. Tu che gli urli "dovete morire", vedi ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire. Forse tu non sai cosa vuol dire. Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni, vivere di imprevisti, di compleanni in cui nelle foto ci sono tutti: tranne lui. Del pranzo di Natale che diventava freddo a forza di aspettarlo. Del cuscino vuoto accanto a mia madre. Del freddo, del sonno, del sangue sulla strada, degli insulti che gente come te ogni giorno rivolge a chi indossa una divisa. Cara professoressa, hai mai provato ad accarezzare la stoffa della giacca di un poliziotto o di un carabiniere? Sai non è di un cotone morbido, non è il lusso che tutti credono che lo Stato regali a quegli uomini e a quelle donne in divisa. Cara professoressa, tu sai che mentre auguravi a quei ragazzi la morte a casa c'erano i loro bambini che si erano appena addormentati che si aspettavano di vedere i loro papà il giorno dopo come tutti i giorni? Lo sai che c'erano madri, fidanzate e mogli che in quel preciso momento stavano pensando a loro? E stavano pensando se magari potevano avere troppo freddo là fuori? Non sono dei mostri come li dipingete. Ma sono persone. Le stesse persone che chiamate a tutte le ore se avete bisogno di aiuto, e loro anche se voi gli augurate le morte vengono ad aiutarvi: perché hanno giurato di esserci, e quella divisa che tanto odiate rappresenta anche questo. C'è chi della propria divisa ne fa un abuso, come ovunque c'è la mela marcia e sono concorde nel punirlo adeguatamente secondo le leggi, ma non per questo bisogna augurare il male a tutti coloro che indossano una divisa. Perché io nonostante tutto non auguro del male a nessuno e mai lo farò, perché mi hanno insegnato il rispetto per la vita di tutti. Così, cara prof, ora vai e guarda negli occhi tuo padre e tuo marito/compagno/ fidanzato che sia (se ne hai uno), guardali negli occhi e cerca solo di immaginare cosa si possa provare: a sapere che tanta gente come te augura la morte a quegli uomini che per noi sono la vita”.

È vero. Si tratta di uomini, i nostri padri, che per noi sono la vita. Ci hanno generato e insegnato cosa vuol dire il ‘’RISPETTO’’ per il prossimo, per le leggi dello Stato, la Costituzione italiana, la legalità e la ‘’DIVISA’’.

Grazie papà......