domenica 15 settembre 2013

La fuga dei ''cervelli rosa'' all'estero su telegiornaliste.com...

La fuga dei cervelli si tinge di ‘’Rosa’’. Sono anni, ormai, che assistiamo ad una migrazione ‘’culturale’’ verso i Paesi extraeuropei. Menti che scelgono di recarsi all’estero per perfezionare gli studi ed eccellere nelle arti e nei mestieri. Un fenomeno che, negli ultimi tempi, ha interessato, soprattutto, le donne. Giovani neolaureate, ricercatrici, professioniste del settore con un’alta specializzazione che lasciano la propria terra per acquisire competenze. 
Un fenomeno preoccupante perché rischia di rallentare il progresso culturale, tecnologico ed economico delle nazioni dalle quali avviene la fuga.  Una fuga silenziosa e preoccupante.
Vuoi per la crisi economica e congiunturale che attanaglia il mondo da anni, vuoi per la mancanza di risorse e tecnologie, i ‘’Cervelli rosa’’ in migrazione stanno crescendo a dismisura.
Una percentuale altissima in svariati campi. Dall’informatica, alla medicina, dall’economia alle scienze. Un trend alto se si considera la percentuale maschile ‘’in trasferta’’, in netto calo.
 La risposta potrebbe ricercarsi negli oneri contributivi più bassi e meno opportunità di carriera che provocano un'alta mobilità lavorativa e geografica nelle donne specializzate che possiedono una formazione post-laurea, un dottorato di ricerca, un master e via dicendo.
Il fatto che in tante vadano a lavorare in atenei e centri di ricerca di altre nazioni è, ormai divenuto un fattore fisiologico perché insito nella forte globalizzazione. Da qui, la richiesta, da parte dei grandi centri di ricerca che inglobano persone brillanti, provenienti da tutto il mondo.
Dall’Europa all’America, dall’Africa alle terre australiane, un continuo via vai di giovani italiane che intraprendono una nuova carriera e che, il più delle volte, preferiscono non tornare nel ‘’Bel Paese’’, una volta perfezionato o acquisito nuove competenze.
Sicuramente uno dei principali fattori è rappresentato dalla scarsa richiesta di lavoro in Italia. Un dato certo che, comunque, non aiuta, ma che induce la classe dirigente ad interrogarsi sulla problematica e a fare in modo che il fenomeno si arresti.
Maria Cristina Saullo


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