sabato 25 maggio 2013

Don Pino Puglisi. Esempio di grande amore e umanità...


25 maggio 2013 
 Una giornata indimenticabile per i siciliani e l'Italia intera. Una Palermo blindata sta vivendo, con emozione, la cerimonia di beatificazione di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso il 15 settembre del 1993 da killer mafiosi. 
Nella suggestiva cornice del lungomare cittadino, più di 80 mila fedeli provenienti da tutt'Italia, stanno assistendo all'ascesa, agli onori degli altari, di un grande servitore della Chiesa e fervido interprete della cultura della legalità.
Già dalle prime ore del mattino, un fiume di gente ha invaso il capoluogo siciliano, dove è stato sistemato il palco per la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale, Paolo Romeo, e per il rito di beatificazione officiato dal cardinale, Salvatore De Giorgi. 
Tanti i gruppi arrivati da ogni parte della penisola, con striscioni "Non perdiamo la speranza", "Beato padre Puglisi vangelo vivo fra noi", foto di don Pino, mentre tanta gente indossa la maglietta con la foto del sacerdote. Ci sono anche gli studenti della scuola secondaria di primo grado "Padre Pino Puglisi" di Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza.  Secondo plesso, ad essere intitolato al prete schierato dalla parte degli ultimi.
 Tanti anche i ragazzi scout. "Don Pino Puglisi è una grande icona antimafia - dice uno di loro - Per noi rappresenta un esempio per dire no allo strapotere della criminalità che a Palermo ci toglie il futuro". 

Cri...

mercoledì 22 maggio 2013

...Per non dimenticare mai...

 
23 maggio 1992 - 23 maggio 2013. 

Sono passati 21 anni e oggi, ancora più di ieri, non dimentichiamo chi ha dato la vita per lo Stato. 
Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”
Una frase indelebile del giudice, Giovanni Falcone, che risuona nelle menti di ognuno di noi come insegnamento a camminare sempre a testa alta e portare avanti il senso unico dello Stato.
Per non dimenticare mai.........
Per non dimenticare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, gli uomini della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo.
Per non dimenticare chi, prima di loro, è perito solo per aver voluto ripristinare la legalità: il generale dei carabinieri,Carlo Alberto dalla Chiesa, il giudice Costa, il consigliere istruttore, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà e tanti altri servitori dello Stato che hanno fatto del proprio lavoro una missione.
Le loro gesta rimarranno per sempre l'Humus più grande del nostro vivere quotidiano nella ricerca della verità nella più totale cultura della legalità. 
Legalità con la ''A'', maiuscola............


lunedì 6 maggio 2013

Non abbandoniamo il brigadiere Giangrande e sua figlia Martina

Siamo davvero una grande famiglia. 
Mi riferisco all'arma dei carabinieri e a tutti coloro i quali, in queste settimane, sono vicine, al brigadiere Giangrande e alla sua famiglia. 
Proprio questa mattina, ho appreso con immensa gioia che il comando generale dell'Arma ha istituito un apposito conto corrente in favore della figlia del brigadiere, Giuseppe Giangrande, colpito dai colpi di pistola, esplosi da Luigi Preiti, davanti a Palazzo Chigi il 28 aprile scorso. 

"Eventuali offerte - si legge in una nota - possono essere effettuate al Fondo assistenziale previdenza e premi dell'Arma dei carabinieri alla filiale Bnl di viale Romania con la causale 'Donazione a favore di Martina Giangrande', alle coordinate Iban IT 11 T 01005 03387 00 0000 002801".

Ora è proprio il caso di dirlo: "Siamo un Paese che non abbandona i suoi figli più cari". Sento il dovere di scrivere queste poche riche, interpretando anche il pensiero di una mia cara collega, Marianna De Luca, anch'essa figlia dell'arma, che, insieme ai suoi cari, sta vivendo questi giorni con il pensiero rivolto a Giuseppe Giangrande e a sua figlia Martina.

Il nostro abbraccio corale va anche all'altro carabiniere ferito nella sparatoria davanti Palazzo Chigi, ai familiari del militare dell'arma, morto durante una rapina a Caserta e a tutti i militari caduti per noi. L'elenco è lungo, ma noi non li dimenticheremo ''MAI''...
Cristina Saullo

giovedì 2 maggio 2013

...La Maratona con la ''M'' maiuscola...

Vi propongo un articolo che va dritto al cuore. Pensieri e parole di un giovane giornalista maratoneta che nel suo humus ha quel non so che di speciale nel raccontare storie di vita vissuta.
Buona lettura 

Per un maratoneta la maratona di Boston non è una semplice gara, non è una maratona come le altre, è la Maratona, con la emme maiuscola, la più vecchia tra le gare annuali, 117 edizioni fin qui disputate compresa quella dieri, la più affascinate, quella che almeno una volta nella vita va corsa, quella che parte fuori la città per poi arrivare al centro di una tra le metropoli più belle d’America e del Mondo. Per chi corre quei 42,195 km, per chi soffre, sogna e si commuove sull’asfalto, il giorno di una partecipazione ad una maratona è tra i più emozionanti della propria vita, viene dopo mesi di allenamenti, dopo ore passate ad immaginarsi come sarà la partenza, l’arrivo e la gara tutta, studiando i tempi di recupero e i rifornimenti vari, viene dopo un attenta preparazione fisica e mentale, e per i 25000 partecipanti alla gara di ieri sarà stato sicuramente così. Chi ha deciso di sconvolgere il mondo intero, ha fatto terribilmente bene i suoi calcoli, lo ha fatto in un posto in cui in quel momento potenzialmente si riversavano circa 40000 anime, tra atleti e spettatori, lo ha fatto all’arrivo dove tutti stanno con gli occhi puntati e le telecamere accese, in attesa dei propri cari, e soprattutto lo ha fatto quando in transito c’erano la maggior parte dei maratoneti. I top runner, infatti erano arrivati già da circa due ore, chi doveva vincere lo aveva già fatto e il trionfo era per tutto gli amatori, che poi sono lo zoccolo duro di ogni gara. In quei momenti, quando hai il traguardo davanti a te, liberi la mente, c’è chi non trattiene le lacrime per la gioia, chi cerca parenti e amici, chi alza le braccia al cielo e si prepara a vivere il proprio momento di gloria, e senza dubbio un attimo “leggero”, in cui si è davvero in pace con se stessi, e invece ieri, qualcuno ha deciso di spezzarlo, di rompere quella pace interiore di ogni atleta, di spezzare il silenzio con due boati, che hanno macchiato di sangue una manifestazione così pura e pulita e limpida come una maratona. Tre morti, quasi duecento feriti, un duro attacco allo sport inteso come aggregazione, non c’è in tutto il mondo un fenomeno così partecipativo a livello sportivo che non ha mai avuto episodi di violenza alcuna, è una festa, ma nel vero senso della parola. La corsa è lo sport più elementare e la maratona è la sua espressione migliore, e da ieri è stata sporcata per mano di chi non ha avuto nessuno scrupolo, da chi ha pensato bene ai suoi obbiettivi e senza dignità e coraggio ha deciso di perseguirli in questo modo miserabile. La maratona di Boston da ieri sarà sempre ricordata per questo vile attacco, ma il mondo delle corse non si fermerà, domenica si correrà a Londra e in Grecia, come ogni settimana ognuno farà i conti con i propri limiti e percorrerà i propri 42,195 km, dimostrando che la forza e la tenacia di un maratoneta sono più forti di qualsiasi vile attacco.

Matteo Saullo

lunedì 29 aprile 2013

Siamo tutti figli dell'Arma

Non è facile per me, oggi, riuscire ad esprimere quanta tristezza e sgomento prova il mio cuore, all'indomani di ciò che è accaduto a Roma.
E' inutile ripercorrere tutte le tappe di un gesto, per me, inconsulto, di un uomo che nella sua folle disperazione ha colpito due militari dell'arma. Due uomini che erano li, davanti la sede del governo italiano, per tutelare le istituzioni nazionali, per proteggere noi tutti in un momento così difficile per la nostra bella Italia.
Vivo, in maniera viscerale, tutto ciò che accade intorno a me. Come giornalista, mi scontro, quotidianamente, con notizie che non vorrei mai dare.
Poi, quando si tratta di attacchi contro i carabinieri mi si appanna la vista. A momenti non riesco a riflettere. Stento a non perdere il controllo.
Sono figlia orgogliosa dell'arma dei carabinieri. Ho vissuto in una caserma per quasi 18 anni. So cosa vuol dire il sacrificio, il senso dello Stato. Quel senso di protezione che scaturisce da chi indossa quella divisa, sia essa dei carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, dell'Esercito.
Si tratta di uomini e donne che lavorano e si sacrificano per tutelare tutti noi. Uomini e donne con un cuore grande. Uomini e donne che, nonostante tutto, hanno un'anima sensibile e quel senso di umiltà che li porta a proteggere uno sconosciuto, un figlio, coloro i quali amano.
Non posso non essere vicina, ora, al brigadiere dei carabinieri che lotta per la vita in una stanza d'ospedale. A sua figlia e ai suoi parenti che gli stanno accanto. All'altro carabiniere, ferito da quella follia.
Oggi, ed è proprio il caso di dirlo, siamo tutti ''FIGLI DELL'ARMA'' e, come tali, dobbiamo continuare a rispettare coloro i quali operano per la nostra incolumità.
 
Cristina Saullo

lunedì 22 aprile 2013

Grazie Presidente...

Voglio rendervi partecipi di tutto il mio apprezzamento e vicinanza al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, postando, integralmente, il suo discorso storico di ieri a camere riunite.
Un monito per tutti noi. Una lezione di vita. Questa è la politica al servizio completo dell'Italia... 

"Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni, lasciatemi innanzitutto esprimere - insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate - la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. È un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia. So che in tutto ciò si è riflesso qualcosa che mi tocca ancora più profondamente : e cioè la fiducia e l'affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l'istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani - uomini e donne di ogni età e di ogni regione - a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale.

Come voi tutti sapete, non prevedevo di tornare in quest'aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica. Avevo già nello scorso dicembre pubblicamente dichiarato di condividere l'autorevole convinzione che la non rielezione, al termine del settennato, è 'l'alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di Presidente della Repubblica. Avevo egualmente messo l'accento sull'esigenza di dare un segno di normalità e continuità istituzionale con una naturale successione nell'incarico di Capo dello Stato. A queste ragioni e a quelle più strettamente personali, legate all'ovvio dato dell'età, se ne sono infine sovrapposte altre, rappresentatemi - dopo l'esito nullo di cinque votazioni in quest'aula di Montecitorio, in un clima sempre più teso - dagli esponenti di un ampio arco di forze parlamentari e dalla quasi totalità dei Presidenti delle Regioni. Ed è vero che questi mi sono apparsi particolarmente sensibili alle incognite che possono percepirsi al livello delle istituzioni locali, maggiormente vicine ai cittadini, benchè ora alle prese con pesanti ombre di corruzione e di lassismo. Istituzioni che ascolto e rispetto, Signori delegati delle Regioni, in quanto portatrici di una visione non accentratrice dello Stato, già presente nel Risorgimento e da perseguire finalmente con serietà e coerenza.

È emerso da tali incontri, nella mattinata di sabato, un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell'inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell'elezione del Capo dello Stato. Di qui l'appello che ho ritenuto di non poter declinare - per quanto potesse costarmi l'accoglierlo - mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del paese. La rielezione, per un secondo mandato, del Presidente uscente, non si era mai verificata nella storia della Repubblica, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale, che in questo senso aveva lasciato - come si è significativamente notato - schiusa una finestra per tempi eccezionali.

Ci siamo dunque ritrovati insieme in una scelta pienamente legittima, ma eccezionale. Perchè senza precedenti è apparso il rischio che ho appena richiamato : senza precedenti e tanto più grave nella condizione di acuta difficoltà e perfino di emergenza che l'Italia sta vivendo in un contesto europeo e internazionale assai critico e per noi sempre più stringente. Bisognava dunque offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi : passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l'Italia. È a questa prova che non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità. Ne propongo una rapida sintesi, una sommaria rassegna. Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti - che si sono intrecciate con un'acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale - non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.

Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato : e l'insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. Attenzione : quest'ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell'amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme. Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005.

Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all'attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi. La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell'abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti. Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario. Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perchè su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco : se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese. Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana.

Parlando a Rimini a una grande assemblea di giovani nell'agosto 2011, volli rendere esplicito il filo ispiratore delle celebrazioni del 150° della nascita del nostro Stato unitario : l'impegno a trasmettere piena coscienza di 'quel che l'Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato, e delle 'grandi riserve di risorse umane e morali, d'intelligenza e di lavoro di cui disponiamo. E aggiunsi di aver voluto così suscitare orgoglio e fiducia 'perchè le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l'Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo bagaglio di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile.

Ecco, posso ripetere quelle parole di un anno e mezzo fa, sia per sollecitare tutti a parlare il linguaggio della verità - fuori di ogni banale distinzione e disputa tra pessimisti e ottimisti - sia per introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l'avvio di un nuovo sviluppo economico, più equo e sostenibile. È un discorso che - anche per ovvie ragioni di misura di questo mio messaggio - posso solo rinviare ai documenti dei due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso. Documenti di cui non si può negare - se non per gusto di polemica intellettuale - la serietà e concretezza. Anche perchè essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate.

Se poi si ritiene che molte delle indicazioni contenute in quei testi fossero già acquisite, vuol dire che è tempo di passare, in sede politica, ai fatti; se si nota che, specie in materia istituzionale, sono state lasciate aperte diverse opzioni su varii temi, vuol dire che è tempo di fare delle scelte conclusive. E si può, naturalmente, andare anche oltre, se si vuole, con il contributo di tutti. Vorrei solo formulare, a commento, due osservazioni. La prima riguarda la necessità che al perseguimento di obbiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato. A questi sono stato molto vicino negli ultimi sette anni, e non occorre perciò che rinnovi oggi un formale omaggio, si tratti di forze armate o di forze dell'ordine, della magistratura o di quella Corte che è suprema garanzia di costituzionalità delle leggi.

Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti. Nè si trascuri di reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana - anche col generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi - alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunità internazionale. La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per 'affrontare la recessione e cogliere le opportunità che ci si presentano, per 'influire sulle prossime opzioni dell'Unione Europea, per creare e sostenere il lavorò, 'per potenziare l'istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese.

Nel sottolineare questi ultimi punti, osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l'Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici. E sono anche i nodi - innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro - attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all'ordine del giorno in Italia e in Europa. È la questione della prospettiva di futuro per un'intera generazione, è la questione di un'effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili.

Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità. Volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano. Misurarsi su quei problemi perchè diventino programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attività. E perchè diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze - in primo luogo nel mondo del lavoro e dell'impresa - che 'appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all'innovazione che è invece il motore dello sviluppo.

Occorre un'apertura nuova, un nuovo slancio nella società ; occorre un colpo di reni, nel Mezzogiorno stesso, per sollevare il Mezzogiorno da una spirale di arretramento e impoverimento. Il Parlamento ha di recente deliberato addirittura all'unanimità il suo contributo su provvedimenti urgenti che al governo Monti ancora in carica toccava adottare, e che esso ha adottato, nel solco di uno sforzo di politica economico-finanziaria ed europea che meriterà certamente un giudizio più equanime, quanto più si allontanerà il clima dello scontro elettorale e si trarrà il bilancio del ruolo acquisito nel corso del 2012 in seno all'Unione europea.

Apprezzo l'impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l'influenza che gli spetta : quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non può, d'altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti. La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del 'metodo democratico.

Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora - nella fase cruciale che l'Italia e l'Europa attraversano - il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si è temuto di votare all'unanimità. Sentendo voi tutti - onorevoli deputati e senatori - di far parte dell'istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione ma come depositari della volontà popolare. C'è da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo, spendendo e acquisendo competenze, innanzitutto nelle Commissioni di Camera e Senato. Permettete che ve lo dica uno che entrò qui da deputato all'età di 28 anni e portò giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica.

Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non è possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell'opposizione. A 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio - dopo che ci si è dovuti dedicare all'elezione del Capo dello Stato - si deve senza indugio procedere alla formazione dell'Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall'art. 94 della Costituzione : un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorità e la prospettiva temporale che riterrà opportune. E la condizione è dunque una sola : fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l'interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali - di cui non si può non prendere atto, piacciano oppur no - non c'è partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze.

Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto - se si preferisce questa espressione - si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale. D'altronde, non c'è oggi in Europa nessun paese di consolidata tradizione democratica governato da un solo partito - nemmeno più il Regno Unito - operando dovunque governi formati o almeno sostenuti da più partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti. Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell'idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche.

O forse tutto questo è più concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione - fino allo smarrimento dell'idea stessa di convivenza civile - come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilità tra schieramenti politici concorrenti. Lo dicevo già sette anni fa in quest'aula, nella medesima occasione di oggi, auspicando che fosse finalmente vicino 'il tempo della maturità per la democrazia dell'alternanzà : che significa anche il tempo della maturità per la ricerca di soluzioni di governo condivise quando se ne imponga la necessità. Altrimenti, si dovrebbe prendere atto dell'ingovernabilità, almeno nella legislatura appena iniziata. Ma non è per prendere atto di questo che ho accolto l'invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica. L'ho accolto anche perchè l'Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno. E farò a tal fine ciò che mi compete : non andando oltre i limiti del mio ruolo costituzionale, fungendo tutt'al più, per usare un'espressione di scuola, da fattore di coagulazione.

Ma tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità: era questa la posta implicita dell'appello rivoltomi due giorni or sono. Mi accingo al mio secondo mandato, senza illusioni e tanto meno pretese di amplificazione 'salvificà delle mie funzioni ; eserciterò piuttosto con accresciuto senso del limite, oltre che con immutata imparzialità, quelle che la Costituzione mi attribuisce. E lo farò fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno. Inizia oggi per me questo non previsto ulteriore impegno pubblico in una fase di vita già molto avanzata ; inizia per voi un lungo cammino da percorrere, con passione, con rigore, con umiltà. Non vi mancherà il mio incitamento e il mio augurio. Viva il Parlamento! Viva la Repubblica! Viva l'Italia!"

Ha vinto lo Stato. Ha vinto l'Italia. Abbiamo vinto tutti noi.

  30 anni di latitanza. 30 anni di misteri, depistaggi, ombre sul latitante più ricercato al mondo. Questa mattina, all’alba, in una clinica...