mercoledì 28 ottobre 2020

''Frymerè''. La cultura arbëreshë come amore e abnegazione verso il prossimo

 Aggrapparsi al passato per ritrovarsi nelle proprie origini. Con questo sentimento l’artista, Carla Gallo, originaria di Santa Sofia D’Epiro e adottata dalla città di Vibo Valentia, ha voluto donare il suo cuore e la sua anima alla collettività.


“Voglio condividere con voi una mia idea – ha affermato -. Un'idea nata dal cuore. Ho ideato Frymerè, la prima mascherina anti-covid arbëreshë. Una mascherina solo in apparenza simile a quelle chirurgiche che il Coronavirus ha messo sulla bocca del mondo intero, ma mai quanto di più lontano da queste. Lontano nell’essenza e nella fattura. Colorate, vivaci, brillanti. Le mascherine, hanno preso forma da una mia necessità di rifugiarmi nell’amore profondo della mia terra. Questo stringente bisogno di vestirmi dei luoghi natii, il desiderio di tuffarmi nelle forti radici culturali dei miei avi, sono stati il faro per ritrovare il coraggio e la determinazione di riemergere dal buio dei giorni del lockdown e ripartire con la vita”.

La vita che dona quelle idee brillanti che solo chi ha il dono della creatività può tramandare ai posteri. “Proprio nel momento in cui la mascherina, in un certo senso, toglieva la parola – ha continuato Carla Gallo - ho dato vita a Frymerè: “Nuovo respiro” in arbëreshë, spostando la comunicazione dal piano uditivo a quello visivo.

Il nuovo capo è stato cucito a mano dalla costumista Carmelina Oliva, una delle ultime depositarie della tecnica antichissima, e quasi segreta , indicata col nome di Qikatur (la stessa impiegata per forgiare la plissettatura della “zoga”, gonna di gala) e che ringrazio. L’idea è nata durante il lockdown, pensando a come ognuno di noi stava vivendo i giorni della chiusura nazionale, pensando al dolore delle persone che affrontavano le difficoltà e gli scoraggiamenti, pensando alle morti e alle solitudini incolmabili e inconsolabili.

Così, i pensieri dell’oggi lasciavano spazio ai pensieri del passato, al periodo storico d’inizio ‘900 quando tutto il mondo viveva la simile situazione dei giorni nostri e, così, fino ad immaginare il mio paese in quegli anni. Santa Sofia d’ Epiro, avvolta dal virus della spagnola.

Rispetto ad oggi, le donne, gli uomini, i bambini, gli anziani come vivevano la paura della malattia e l’incognita della guarigione? Cosa indossavano per proteggere se stessi e gli altri dal virus? Da qui la consapevolezza dei legami tra passato e presente, della continuità generazionale, della forza e del coraggio ad affrontare i rischi, arrivando ai giorni nostri: noi arbëreshë, ancora arbëreshë, tenacemente arbëreshë”.

Proprio per questo Carla Gallo ha sentito l’esigenza di vestirsi della sua terra, di sentirsi abbracciare dalla sua tradizione. “Di cercare rifugio nel mio mondo – ha asserito - trascinando a me il senso di appartenenza e stringendolo tra le mani per sentirne forza e protezione. Ed ecco l’idea della mascherina arbëreshë: l’accessorio del presente intriso di passato. Poi ho pensato a chi, per ragioni diverse, è dovuto partire ma ha continuato a “coccolare”, col cuore, i simboli della cultura arbëreshë ed è allora che ho capito che in quell’oggetto, che oggi sembra allontanarci, avrei potuto trovare un anello di congiunzione con le altre comunità arbëreshë lontane. Ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato la mia idea, la costumista, Carmelina Oliva, per averla realizzata e Giancarlo Macrì, presidente dell' Associazione Pro Loco sandemetrese, per averla esposta presso il museo "San Nilo" di San Demetrio Corone. Un plauso anche alla mia amica, Emanuela Chiarello, che, con il suo amore per il bello e la ricerca costante di nuove idee, è il mio faro sempre acceso”.

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