martedì 12 novembre 2013

Tour nella culla della civiltà: Grazie Ana Cristina

Italia. Culla della civiltà. Patria di un’arte senza tempo, conosciuta in tutto il mondo.
Italia, penisola ricca di storia, natura, bellezze incontaminate, mare cristallino, tesori inestimabili.
Italia, ‘’Stivale’’, incastonato nel Mediterraneo, mare da amare.
 
Il popolo italiano, unico nel suo genere, con un Dna inconfondibile, che ha saputo  esportare la propria cultura, la propria arte, i propri usi e costumi.
È questo il senso e l’orgoglio di essere italiani. Non è campanilismo, ma la realtà che caratterizza l’anima e il cuore di persone che fanno dell’accoglienza la propria missione.
Nelle settimane scorse, Ana Cristina Alves Azevedo, sorella brasiliana, ha riempito di beltà e umiltà le nostre giornate. È stata ospite nel bel Paese, dove ha potuto ammirate tutto ciò che di bello possiamo offrire.
Roma, la città eterna, la nostra capitale con i suoi cimeli storici, unici al mondo. Il colosseo, i fori imperiali, il centro storico, San Pietro, solo per citarne alcuni.
 
Un’immersione nella storia e nell’arte antica di un popolo che ha reso grande la nostra Terra Madre.
 Poi, la visita nel nostro meridione. La “California del Sud” come l’hanno paragonato in tanti. Una terra bellissima, a tratti brulla, ma ricca di sole e calore umano indifferibili.
Ana Cristina, visitando Scalea, nell’alto Tirreno cosentino, ha potuto inebriarsi dei sapori e degli odori di un comprensorio, i cui germogli crescono di giorno in giorno.
 È riuscita a immedesimarsi, con la sua grazia e gentilezza, nelle parole delle persone che ha incontrato: Mario, Vanda, Cristina, Armando, Gessica, Franco, Tullio, Antonio, Ettore, il piccolo Mario e tantissimi altri che l’hanno trasportata nel loro mondo, ricco di umiltà, senso della famiglia, professionalità, voglia di emergere e farsi conoscere anche oltre oceano.
Di rientro a Rio De Janeiro, Ana Cristina ha scritto una sorta di diario di bordo sulla sua visita in Italia. Da Roma a Scalea, Cosenza, Taranto, Cremona, accompagnata da fratelli, il cui senso più alto del loro vivere quotidiano è il bene altrui, la filantropia, il volontariato, la pace, la giustizia, il rispetto delle regole e delle leggi.
Dettami che ognuno di noi, deve tenere sempre impressi nella mente e mettere al servizio di chi ne ha più bisogno, ricordando sempre le tre parole che ci ha insegnato Papa Francesco: “Grazie, permesso, scusa”.
Maria Cristina Saullo


lunedì 11 novembre 2013

Nassiryia... A distanza di 10 anni per non dimenticare mai...

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Domenico Intravaia, appuntato dei carabinieri, Orazio Majorana, carabiniere scelto, Giuseppe Coletta, vicebrigadiere, Giovanni Cavallaro, maresciallo, Alfio Ragazzi, maresciallo dei carabinieri, Ivan Ghitti, carabiniere, Daniele Ghione, maresciallo, Enzo Fregosi,ex comandante dei Nas di Livorno, Alfonso Trincone, in forze al Noe, Massimiliano Bruno, maresciallo dei carabinieri, Andrea Filippa, carabiniere, Filippo Merlino, maresciallo, Massimo Ficuciello, militare dell' Esercito, Silvio Olla, sottufficiale della Brigata Sassari, Emanuele Ferraro, militare dell' Esercito, Alessandro Carrisi, militare dell' Esercito, Stefano Rolla, regista cinematografico, produttore della "Gabbiano Film", Marco Beci, operatore nella cooperazione internazionale.
Nassiryia, 12 novembre 2003, ore 10.40 del mattino, ore 08.45 in Italia.
Quella mattina, la guerra è entrata nelle nostre case. Due palazzine in cui risiedevano i carabinieri e i militari del contingente, facente parte dell'operazione "Antica Babilonia", furono sventrate da un attacco kamikaze.
Immagini indelebili nella nostra memoria. Fumo, macerie da tutte le parti, sirene di ambulanze, vigili del fuoco. Tutto intorno il terrore che si è abbattuto sulla popolazione irachena e, a centinaia di migliaia di chilometri, su noi cittadini italiani.
Ci sono voluti alcuni minuti affinché si cominciasse a comprendere cosa era accaduto.
All’epoca, e lo ricordo come se fosse ieri, cominciò un tam tam di notizie. Poi, il buio, il rammarico, la rabbia, la tristezza per un avvenimento senza senso.
Un'auto, imbottita di esplosivo, si lanciò contro quello che era ritenuto dalla guerriglia irachena un obiettivo militare.
Morirono 12 carabinieri, quattro soldati dell'esercito e due civili che volevano rendere migliore l’Iraq, grazie alla loro umanità, al loro spirito di amore immenso verso chi soffre. 58 i feriti.
Ho voluto ricordare, all’inizio del mio scritto, tutti i loro nomi che riempiono la mia mente quotidianamente. Uomini, padri, mariti, figli, servitori attenti dello Stato sopraffatti dalla furia omicida di persone la cui mente era offuscata solo dall’odio.
Il tributo più grande, in termini di perdite di vite umane, lo ha pagato l’arma dei carabinieri. La mia casa, la mia famiglia, nei confronti della quale nutro sempre grande rispetto per quel senso profondo di umiltà che i carabinieri portano sempre con se.
A tal proposito è emblematica una frase:
“Dove il senso del dovere si fonde con l’onore, l’orgoglio, il sacrificio li c’è un CARABINIERE”.
Non lo dimentichiamo mai… 
E come asserì Papa Giovanni Paolo II:
 "Soldati di Pace. Soldati di Dio"
Maria Cristina Saullo


I miei articoli su telegiornaliste.com "Consorsi di bellezza: si o no?"

Ma i concorsi di bellezza servono ancora?
C’è chi dice si…C’è chi dice no… parafrasando, nel caso dell’ultima frase, una nota canzone del grande Vasco.
Si tratta di un quesito che imperversa, soprattutto dopo il flop di ascolti dell’ultima edizione di Miss Italia 2013 che ha incoronato, il 27 settembre scorso, su La7, la 19enne messinese, Giulia Arena, quale testimonial della bellezza italica. I dati Auditel sono chiari e indifferibili: 937.000 spettatori per uno share del 5,5%. Un risultato raggiunto solo grazie alla diretta fiume, terminata a tarda notte, che ha portato con se gli strascichi di una polemica, iniziata qualche mese fa.
Come è noto, un concorso di bellezza non è altro che una competizione basata principalmente su un giudizio,incentrato sulla bellezza fisica dei partecipanti, siano essi uomini o donne che sfilano su una passerella, indossando abiti e costumi che risaltano la loro fisicità, che si cimentano in prove di agilità, danza, canto e quant’altro.  
Da qualche anno a questa parte, però, pare che i metri di giudizio siano cambiati. A parte il bell’aspetto delle partecipanti, sono venuti fuori altri canoni.
Oggi come oggi, ed è la realtà, la donna si è emancipata. Non è solo gambe e bellezza fisica. C’è molto di più.
E in questo caso la cultura la fa da padrona. Ascoltiamo e ammiriamo donne bellissime che sanno parlare, che sanno affrontare e rispondere a testa alta a domande, le più svariate, che sono padrone di loro stesse e convinte del loro essere donne a prescindere dagli stereotipi.
Comunque sia, non è un concorso di bellezza a fare di una donna una Miss. I tempi sono cambiati. Sicuramente continueremo a vedere e a commentare manifestazioni dove si esalta la bellezza femminile come format che tira, in termini di ascolti, soprattutto in rete (vedi Twitter o altri social network).
La valorizzazione del genere femminile passa anche e soprattutto da ciò che la donna ha dentro e può esternare non necessariamente partecipando ad un concorso di bellezza.
 
Maria Cristina Saullo


martedì 29 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Donne e parapendio. Un connubio inscindibile"

Il sogno dell’uomo, sin dai tempi antichi, era quello di avere le ali. Ora basta prenderle in prestito.

Non bisogna essere esperti in materia o spericolati per spiccare il volo: basta una vela e un istruttore che vi condurrà, attraverso il cielo terso, nei meandri della libertà più assoluta.

La terra, il vuoto, il vento che ti sfiora il viso e ti fa sentire in pace con te stessa e il mondo intero…

Le montagne, l’orizzonte, gli uccelli che sembrano così lontani ma, allo stesso tempo, così vicini da poterli accarezzare; tutto intorno calma e pace. Sensazioni difficili da commentare, che si provano solo volando in parapendio, uno sport che, da tempo immemore, affascina intere generazioni, dai più grandi ai più piccini.

Numerosi sono, infatti, gli appassionati e tra essi molte donne, che si cimentano in un’avventura senza eguali; le mode cambiano e anche il genere femminile si evolve e si cimenta in sport prerogativa, illo tempore, solo degli uomini.

Si inizia con un volo in tandem per poi spiccare verso orizzonti infiniti; le location sono splendide: a picco sul mare, sui laghi, tra le montagne… scenari da fiaba, incastonati tra le bellezze della nostra penisola, dove poter veleggiare immersi in quella brezza e pace dell’anima indescrivibili.

Emblematica è l’esperienza della nota scrittrice e giornalista Rai Laura Costantini che, alcune estati fa, ha provato per la prima volta l’ebbrezza del volo in biposto nell’Alto Tirreno cosentino.

Era una bellissima giornata di sole: il vento spirava nella direzione giusta, il cielo limpido e senza dubbi. Una condizione perfetta! È bastato poco per convincerla e, dopo qualche minuto, eccola volteggiare con una vela colorata insieme a Nicholas, il suo istruttore.

«Ti capita di vederli – ha affermato Laura – macchie colorate contro il cielo estivo e ti capita di pensare che quelle lassù, appese ad una vela e ad un filo di vento, non devono avere tutte le rotelle al loro posto. Poi, ti capita di arrivare in Calabria e di incontrare un gruppo di ragazzi che, con questo sport, hanno trovato il modo di esprimere se stessi, la voglia di guardare oltre i limiti ristretti di una terra bellissima, ma difficile da vivere. E capita – continua Costantini – che ti convincano, senza faticare molto, a provare. Per una che soffre di vertigini anche solo avvicinarsi al ciglio di un burrone, 600 metri a strapiombo, è qualcosa di più di una semplice sfida con se stessi: è un atto di fede nei confronti della forza invisibile del vento, dell’ala di stoffa colorata, del tuo istruttore. Ti viene chiesto di correre contro quel vuoto e di affidarti completamente, dimenticando tutti gli istinti più antichi, quelli che da millenni ripetono negli orecchi degli esseri umani che volare non ci compete, che il cielo non è il nostro posto. Ti viene chiesto e tu lo fai. Magari con gli occhi serrati e il cuore in gola, ma lo fai. E all’improvviso – incalza – i tuoi piedi sono nel vuoto e qualcosa ti afferra e ti porta su: è il vento; è la vela; è quello che provano gli uccelli, gli aquiloni, forse gli angeli. E le parole non bastano più: bisogna provarci».

Un racconto che ti trascina nella realtà pura che solo le sensazioni di una donna sanno descrivere: sono infatti tante le ragazze che da quando hanno provato a cimentarsi in questo sport non lo hanno più lasciato. Anzi, molte di esse hanno affrontato mesi e mesi di studio, in una scuola specializzata, certificata dall’aeroclub Italia, per conseguire il brevetto.

Una vera conquista: il sogno di Icaro che si avvera anche per le donne, forti di quel senso di beltà che riescono ad esprimere in qualsiasi sport.

Maria Cristina Saullo

lunedì 21 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "L'Unicef in favore delle bambine"

Cultura: una parola che, ancora oggi, purtroppo, non esiste nel vocabolario di tutti.
Nel terzo millennio sono ancora 31 milioni le bimbe, nel mondo, per le quali non si aprono le porte degli istituti scolastici. Un dato, quello reso noto dall’Unicef, che allarma, e non poco, l’opinione pubblica dei Paesi che possono e devono intervenire per sopperire a questa carenza. L’istruzione è fondamentale.
Bisogna impegnarsi a diffondere la cultura basilare, diritto di ognuno, senza distinzioni. Ed è proprio quello che fa l’United Nations Children's Fund, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le loro madri in tutto il mondo, principalmente nei paesi in via di sviluppo.
Nei giorni scorsi, si è tenuta una lodevole iniziativa che ha coinvolto anche il mondo della musica per la Giornata internazionale delle bambine, istituita dall’Onu per mettere in evidenza tutti gli obiettivi e le sfide che le giovani donne devono perseguire per veder riconosciuti i propri diritti. Un avvenimento importante e ricco di significato per chiedere più attenzione, da parte del mondo della scuola, verso le piccole donne.
A tal fine, è scesa in campo la cantante americana Katy Perry, pronta a mobilitarsi per la campagna contro i soprusi sui bimbi. Nell’ambito di una manifestazione, la Perry ha visitato la scuola di Ampihaonana e ha fatto sentire la sua voce nel web, con il video “Hear Katy Perry roar for International Day of the Girl Child” che ha mostrato le bimbe malgasce, sul sottofondo del singolo “Roar”, ruggito, l’ultima hit di successo della popstar californiana, usata come claim della campagna di sensibilizzazione.
Una piccola goccia concreta, immersa in un universo, contornato dalla tenerezza di quegli occhi grandi delle bimbe che non chiedono altro che un aiuto concreto per evolversi. Se solo avessero la possibilità di andare a scuola non andrebbero a nozze quasi in fasce, solo per usare un eufemismo. Se solo potessero studiare, riuscirebbero a giocare con le bambole, cosa che fanno le loro coetanee, avrebbero opportunità diverse e non si ammalerebbero gravemente ogni giorno.
Ma, ancora oggi, nel mondo, ci sono milioni di bambine che non frequentano la scuola primaria e alle quali viene preclusa ogni attività ludica. In più, sempre secondo i dati Unicef, 34 milioni non vanno al di là dell’istruzione di base.
Percentuali drammatiche che fanno pensare che agire, e subito, sia sinonimo di civiltà. In molte Nazioni esistono programmi di assistenza e tutoraggio per le piccole, ma molto altro c’è da fare per farle tornare a gioire e a vivere la loro infanzia in condizioni consone al loro essere.
 
Maria Cristina Saullo

domenica 13 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Sofia Coppola: un nome importante"


Sofia Carmina Coppola. Una donna, attrice, regista, sceneggiatrice italoamericana con un cognome importante e una discendenza che la dice lunga sui cineasti più importanti del mondo.   

Nata a New York il 14 maggio del 1971, Sofia è la figlia del famoso regista Francis Ford Coppola. Nel suo albero genealogico si possono annoverare nomi del calibro dell’attrice, Talia Shire, dell’attore Nicolas Cage, Jason Schwartzman e Robert Carmine.

 La sua è una carriera ricca di gioie e soddisfazioni. Sofia Coppola è, infatti, la prima donna a stelle e strisce ad aver ottenuto una nomination come miglior regista all'Oscar e ad aver vinto il premio per la miglior sceneggiatura originale.

La sua carriera di attrice comincia molto presto, apparendo, in fasce, nelle vesti di un giovane uomo, in un film del padre: ”Il padrino”. Il suo nome era Michael Francis Rizzi, nipote di Michael Corleone.

 Poi, era il 1987, arrivò il primo film: “Anna”, non diretto dal padre. Ma il suo ruolo di attrice più importante resterà e resta quello di Mary Corleone ne ‘’Il padrino - Parte III’’ del 1990. Una parte che Sofia ricoprì all'ultimo minuto, dopo che Winona Ryder abbandonò il set.

Non fu la sua miglior performance. La Coppola venne criticata a tal punto da chiudere, quasi, la sua carriera di attrice.

Negli anni a venire, le sue apparizioni furono brevi. Nel 1992, una meteora nel film indipendente ‘’Inside Monkey Zetterland’’ e, nel 1999, in un cameo per ‘’Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma’’, per non dimenticare la parte di una ginnasta nel video ‘’Elektrobank’’ dei Chemical Brothers.

Con il passare degli anni, la sua attività si è incentrata sulla regia. Dopo il debutto con il cortometraggio ‘’Lick the Star’’, Sofia Coppola ha scritto e diretto diversi lungometraggi: ‘’Il giardino delle vergini suicide’’, datato 1999, ‘’Lost in Translation’’ nel 2003, per il quale ha vinto il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, e ‘’Marie Antoinette’’ nel 2006.

 Nel 2010, poi, l’approdo alla 67ma Mostra internazionale del cinema di Venezia, dove la Coppola ha presentato il film ‘’Somewhere’’, che si è aggiudicato il Leone d'Oro.

Da qui la sua grande ascesa, contorniata anche dalla direzione di uno spot, nel 2012, per la nuova fragranza femminile ‘’Miss Dior Eau de Toilette’’, con Natalie Portman.

 Ad oggi, il panorama cinematografico internazionale può annoverare la sua ultima fatica da regista, presentata in Italia alcune settimane fa. Un film molto interessante e ricco di significato: ‘’Bling Ring’’. Una pellicola, dove viene messa in luce la vita di alcuni adolescenti di Los Angeles, il cui obiettivo è quello di rubare oggetti inestimabili. Le vittime sono molte star, tra cui Miranda Kerr, Paris Hilton, Lindsay Lohan, Orlando Bloom.  La storia, ispirata a fatti realmente accaduti, ci trascina in un macrocosmo reale che solo con la sua maestria, Sofia Coppola ha saputo raccontare con semplicità e grande professionalità.
Maria Cristina Saullo

lunedì 7 ottobre 2013

I miei articoli su telegiornaliste.com "Lo sport contro la violenza sulle donne"

‘’La violenza sulle donne non è uno sport’’. Non è uno slogan, non è un cartello da sventolare in questo macrocosmo, contorniato da una grave crisi di identità.
Adesso basta! Bisogna combattere a testa alta contro questo cancro che devasta il vivere quotidiano.
Un fenomeno che colpisce in ogni dove senza un motivo, senza un senso concreto
Ogni giorno, la cronaca è invasa da accadimenti che lasciano nell’anima quell’amarezza che fa sbiadire quel rosa che caratterizza il genere femminile, luce nella luce, amore nell’amore. Un amore spezzato da una crudeltà inumana.
Vengono alla luce storie di donne scippate della loro dignità, del loro orgoglio, della loro grande forza. Donne che diventano fragili, si sentono abbandonate, impaurite, terrorizzate da uomini che dovrebbero amarle e proteggerle a vita, ma che usano la violenza come arma di distruzione. Ma distruzione di chi?
Sicuramente di loro stessi.
Con un semplice ‘’NO’’, con la denuncia alle autorità preposte e con il dialogo aperto e leale, si può cercare di sopperire a questi avvenimenti che portano solo a spazzare via il senso più alto della vita che caratterizza il mondo di donne, madri, figlie.
Sono molte le iniziative e le manifestazioni di sensibilizzazione che vengono organizzate per dire basta alla violenza sulle donne. Nel caso specifico, è lo sport che la fa da padrona.
Un’unione di generi, di forza e solidarietà che contribuisce a sensibilizzare tutti, e dico proprio ‘’TUTTI’’, verso un argomento che con va riposto nei meandri più bassi della memoria, ma che deve indurre a scendere in campo lealmente per debellarlo una volta per tutte.
A Busto Arstizio, ridente cittadina lombarda è stato proprio il Coni ad organizzare una kermesse, mettendo in scena un monologo dell’indimenticabile Franca Rame, ‘’Lo stupro’’, scritto nel 1974 dall’attrice per esorcizzare la violenza subita due anni prima.
Un testo struggente, a tratti molto crudo, che colpisce al cuore di ognuno. Lei si che ha avuto coraggio e come lei tantissime altre. Il coraggio di denunciare, rendere partecipe l’opinione pubblica di un male, difficile da curare, ma che con il tempo, affrontandolo, si riesce a superare.
Maria Cristina Saullo


Ha vinto lo Stato. Ha vinto l'Italia. Abbiamo vinto tutti noi.

  30 anni di latitanza. 30 anni di misteri, depistaggi, ombre sul latitante più ricercato al mondo. Questa mattina, all’alba, in una clinica...