martedì 30 maggio 2017

Il maestro Beppe Vessicchio incanta l'Unical

Quando si parla di musica, quella con la ‘’M’’ maiuscola non si può, a mio modesto avviso, non pensare al maestro Beppe Vessicchio.
Nei giorni scorsi, grande successo ha riscosso il seminario, tenuto dal maestro nei saloni dell’Università della Calabria, dal tema ‘’Frequenze pensiero e musica: interazione con gli organismi viventi’’, organizzato da Rosa Fernandez, Antonio Sorrentino, Paolo Luciani. All’evento, hanno preso parte il direttore del Dipartimento DiBest, professor Cesare Indiveri, la professoressa Radiana Cozza, il maestro Francesco Perri, e la dirigente del liceo musicale, Loredana Giannicola. I numerosi interventi, sono stati coordinati dalla professoressa Erminia Pietramala.
In un’aula gremita, Vessicchio ha incantato, con l’armonia delle sue parole, un pubblico attento e interessato. 
“Non ho una scaletta – ha dichiarato - perché quello che dirò scaturirà dall’armonia presente in quest’aula, dall’interazione positiva tra me e il pubblico eterogeneo. Ad  un certo punto della mia vita – ha continuato il maestro Vessicchio - mi sono reso conto di aver costruito il mio percorso lavorativo su abilità e tecniche, miranti a compiacere i sistemi di mercato. Il tutto, finché un giorno ho ascoltato alla radio “Hotel California” degli Eagles. È stato il momento del cambiamento. Tutto è diventato chiaro. L’introduzione del brano dura 52 secondi. Un tempo lunghissimo per le introduzioni musicali delle canzoni di oggi e di allora. Gli Eagles non volevano certo compiacere il mercato. Avevano seguito un bisogno che era diventato un’invenzione. Si poteva fare buona musica anche controvento. Da allora – ha affermato il maestro - ho deciso di seguire la via della coerenza e sella sincerità. Un artista propone, non asseconda. Ho deciso di iniziare a chiedermi cosa c’è “dentro” la musica, fino a dove possono arrivare i suoi poteri benefici. Ho deciso di indagare sulle relazioni tra la musica e il mondo che ci circonda. La musica non è solo stimolo cerebrale. La musica ha la capacità di entrare nel fondo di noi. Può parlare alle nostre cellule e con una parte di noi che non conosciamo”.
Parole che lasciano il segno e illuminano l’anima con melodie incantate.

Poi, Beppe Vessicchio ha dato vita ad un vero e proprio esperimento, coadiuvato da tre sommelier, alle quali ha chiesto di stappare una bottiglia di vino e versarlo in otto calici. Quattro di questi, li ha messi “in vibrazione” su un ipad che trasmetteva musiche, da lui composte ad hoc, e dopo un certo lasso di tempo ha chiesto alle sommelier di testarne l’odore. Le tre, concordi, hanno dichiarato che notavano una differenza: il vino sottoposto a vibrazioni si era evoluto! 

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