martedì 23 maggio 2017

Interrogativi in una giornata che non avremmo mai voluto vivere....

Ho aperto gli occhi, questa mattina, con la mente focalizzata al 23 maggio di 25 anni fa, in cui perse la vita il giudice, Giovanni Falcone. Da allora, ogni anno, ogni minuto, ogni secondo, ogni attimo della mia esistenza lo passo ricordando l’insegnamento di quell’uomo, di quei due eroi che ci hanno lasciato.
Davanti ad una tazza bollente di caffè, accendo la tv, già sintonizzata sulle breking news del mattino e il mio cuore inizia a battere all’impazzata. Un senso di paura assale la mia anima. Davanti a me lo schermo con un titolone e, come sfondo, il lampeggiare delle sirene e un fuggi fuggi generale. Chiudo gli occhi per un istante. Li riapro e capisco di essermi ritrovata nuovamente immersa in una notizia che, proprio oggi, non avrei voluto leggere: “Attentato terroristico a Manchester. Bilancio provvisorio: 19 morti e 59 feriti”. (Bilancio che, con il passare delle ore è stato aggiornato. Qualche minuto fa il bilancio si è aggravato: 22 morti e 59 feriti. Un bilancio destinato ad essere aggiornato).
Una strage di ragazzini. Saffie aveva solo 8 anni. Gina 18. Un attacco alla beltà di fanciulli che erano andati a vedere il concerto della loro cantante preferita. Una serata di festa, tramutata in una carneficina. No. Non lo accetto.
Mi alzo dal divano, cerco di capire. Gironzolo per casa e non riesco a trovare risposte. Intanto le immagini continuano a scorrere nell’etere. 
Fotogrammi strazianti, come un film già visto. Dalla strage di Tel Aviv del 2001, a Charlie Ebdo, Bataclan, Istanbul solo per citarne alcuni. Gli scatti passano come un rullo nella mia testa.
Continuo, attonita, a guardare la televisione. Scorgo urla, rabbia, tormento, disorientamento, angoscia. Tutte parole che non si vorrebbero mai pronunciare, che non si vorrebbero mai provare.
Eppure siamo qui, in un triste martedì di maggio, un 23 maggio che vorremmo tutti dimenticare, un giorno che non vorremmo mai aver voluto vivere 25 anni fa, che ci fa ripiombare nella tristezza più totale.
Come si può pensare di uccidere degli adolescenti, dei bimbi inermi in questo modo? Perché siamo arrivati a tutto ciò?
Interrogativi legittimi. Domande, magari fuori luogo, che meritano una risposta.
Si è vero. Non possiamo non continuare a vivere spensieratamente. Dobbiamo reagire, dobbiamo continuare a vivere la nostra quotidianità come sempre.
Una frase mi viene in mente: “Chi ha paura muore ogni giorno. Chi non ha paura muore una sola volta”.
Mai come oggi, non potevano essere più attuali queste parole del giudice, Paolo Borsellino che, esattamente, 57 giorni dopo quel tragico 23 maggio del 1992, era il 19 luglio, raggiunse il suo amico di sempre in un luogo dove la pace e la serenità regnano sovrani, lasciandoci orfani di due uomini e altrettanti eroi (la loro scorta) le cui idee e insegnamenti camminano sulle mie, sulle nostre gambe ogni giorno. 

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