martedì 1 marzo 2016

La professionalità e la grande caparbietà di due amici....

“Crederci sempre. Arrendersi mai”. Mi piace coniare questa frase per rendere un senso compiuto a quanto sta accadendo a due amici che con caparbietà, professionalità e tanti sacrifici hanno coronato un sogno: quello di essere riusciti a portare in alto la bandiera italiana negli States.
Conosco Maico e Franco Campilongo da circa trent’anni. Con Maico abbiamo condiviso gli studi, la passione per il parapendio e una breve, ma intensa, esperienza amministrativa a Scalea.
Poi, le nostre strade si sono divise. Io ho continuato a coltivare il sogno di diventare giornalista. Lui, dopo aver lavorato al Nord, un giorno d’estate di circa dieci anni fa, davanti ad una pinta di birra, mi ha confessato di voler cambiare vita. “Cri – mi disse -. Parto per l’America. Non so cosa accadrà, ma voglio cambiare vita. Voglio impegnarmi per quello che sono. Desidero inorgoglire il mio essere”. 
E così è stato. Da li a pochi giorni, Maico è volato a San Francisco, dove lo aspettava il fratello Franco e nuove ed entusiasmanti avventure. 
Non è stato facile accettare questa decisione.
Con Maico è sempre stata un’amicizia vera, senza interessi, sincera e rispettosa. Sui cieli di Praia a Mare, quando per due volte mi ha portato a volare insieme a lui, in biposto, mi raccontava dei suoi sogni, di quanto era meraviglioso sentirsi, in quel momento, in simbiosi con i gabbiani che circuivano l’Isola di Dino. Dico questo perché, puntualmente, forse per un fato, ci ritrovavamo a girare intorno a quella bellezza sconfinata che ti faceva apparire tutto più facile. Come se i problemi, d’incanto, svanissero in un attimo. Poi, ci ritrovavamo sulla spiaggia di Fiuzzi e, puntualmente, Maico prendeva la chitarra e ci allietava con le sue musiche preferite (Ligabue e sempre Ligabue).
Quei tempi sono un fiero ricordo. Sono passati dieci anni e Maico e Franco, ci inorgogliscono ogni giorno. Ci offrono, dall’altro capo del mondo, delle immagini del loro lavoro serio che portano il nostro essere e cercare di fare di più con onestà. Credo che questo sia un grande insegnamento, soprattutto per le giovani generazioni che si apprestano a creare il loro futuro lavorativo.
Maico e Franco, con l’amico, Kristyan D’Angelo, un giovane di Ginosa Marina, in provincia di Taranto, hanno aperto un ristorante ‘’Terun’’ a Palo Alto, in California. Un locale italiano che sta riscuotendo un enorme successo. Un esperimento di marketing a tutto tondo che punta in alto, ma tanto alto.  “Abbiamo deciso di dare un significato positivo a questo termine, ‘’Terun’’ – ha dichiarato Maico Campilongo in una recente intervista - che per anni ha visto i nostri genitori e i nostri nonni paragonati ad una razza inferiore. Usato dai piemontesi o comunque dalla gente del nord, ci faceva male, ci condizionava, tanto che da piccolo cercavo di cambiare il mio accento perché ritenevo che quello meridionale non fosse una cosa positiva”.
E si. Perché i fratelli Campilongo hanno avuto l’onore di essere recensiti, oltre che da ‘’Repubblica’’ e ‘’Corriere della Sera’’, anche dal ‘’New York Times’’ che in un articolo ha sottolineato come “in piemontese “Terùn” è un termine dispregiativo per i meridionali italiani. Gli intraprendenti imprenditori, venuti dalla parte estrema dello stivale lo indossano come distintivo d’onore”.  
Ed è proprio così. Anche perché bisogna sempre essere orgogliosi delle proprie origini e ringraziare, sempre, i propri genitori per l’educazione e il rispetto, impartiti, per vivere serenamente e operare con professionalità.
Ma non è solo la ristorazione a caratterizzare il lavoro di Maico e Franco Campilongo. Da qualche tempo, hanno unito il cosiddetto “utile al dilettevole”. Maico ha smesso di volare in parapendio e ha iniziato a coltivare la passione per le due ruote. Insieme a Franco hanno creato un team ‘’Terun’’. Sport e gastronomia: un binomio perfetto.
Il primo a intraprendere questa via è stato Franco. 




Con il lavoro estivo, l’aiuto di papà Giuseppe Campilongo e di mamma Anna Errico, entrambi nati a Verbicaro, il giovane riesce a comprare una bici e fondare, insieme ad altri amici un Club di mountain bike a Scalea. Franco corre e vince. Gira la Calabria in lungo e in largo e trasmette la sua passione al cugino Giuseppe, manager del ristorante, e, da pochi anni, anche a Maico che, dopo aver smesso di fumare, ha scoperto  un nuovo modo di restare in forma, rispettare l’ambiente e vivere all’aria aperta come ha sempre fatto sin da piccolo.

Da qualche giorno Maico e Franco sono in Italia. Sabato scorso, li ho incontrati quasi per caso. Seguo le loro brillanti iniziative tramite i social (è l’unico modo per essere in contatto con loro). È stato bello ritrovarli e parlare con loro. Erano alcuni anni che non riuscivamo a vederci, anche perché quando vengono a Scalea è giusto che dedichino il loro tempo ai familiari. Dopo esserci fatti una bella camminata, ci siamo fatti una promessa. Innanzitutto che, quando potremo, andremo a trovarli a Palo Alto e, poi, che continueranno ad inorgoglirci con il loro lavoro e le loro specialità gastronomiche che hanno reso più vicino la nostra bella terra di Calabria agli Stati Uniti con quei profumi e sapori che solo chi ama il Bel Paese sa esportare in tutto il globo. 

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