martedì 21 febbraio 2017

La crisi senza precedenti fra Trump e l’intelligence

Posto, con molto piacere, questo articolo del prof., Mario Caligiuri, pubblicato il 20 febbraio scorso su ''Limes'', rivista italiana di Geopolitica. Un'analisi a 360° sull'intelligence Usa e il rapporto con il neo Presidente Trump.

"Il mandato di Donald Trump è nato sotto il segno dell’intelligence.

Fresco di vittoria alle urne, il presidente eletto si rivolse direttamente agli esponenti dei servizi segreti, ringraziandoli in modo inconsueto insieme a familiari e collaboratori della campagna elettorale.

Adesso è in aperta polemica con loro perché non gli passerebbero tutte le informazioni di cui dispongono.

Il sistema di intelligence, in cui la Cia ha un ruolo preminente, dipende direttamente dal presidente, che di prima mattina ne incontra il direttore per un briefing quotidiano.

Di conseguenza, se Trump non può fidarsi della propria intelligence, che a sua volta lo ritiene inaffidabile, si pone un problema fondamentale. Non solo per gli Stati Uniti, ma per tutto l’Occidente.

Riemergono le critiche alla Cia avanzate negli anni Sessanta dal primo testo che ha affrontato analiticamente il ruolo dei servizi nel sistema politico, il celebre “Il governo invisibile” di David Wise e Thomas B. Ross. Lì una delle accuse più rilevanti rivolte all’agenzia di Langley era quella di compiere una politica estera tutta sua, sfuggendo al controllo del presidente e del Congresso.

Da sempre all’interno dell’intelligence americana convivono molte anime e differenti sensibilità, ma nel XXI secolo, segnato dalla lotta al terrorismo e alla criminalità oltre che dalla sorveglianza globale, questo settore è diventato decisivo.

Chi prima e meglio conosce ha uno straordinario vantaggio competitivo. È così dalla notte dei tempi, ma oggi nella società liquida dalla comunicazione immediata non si può fare a meno di un’intelligence efficace, con tutto quello che ciò comporta.

Inoltre, Trump accomuna nei suoi attacchi l’intelligence a una parte dell’informazione. L’accostamento non è casuale: il sistema mediatico, nella sua dimensione globale, è sempre più centrale nell’orientare i cittadini.

Questi ultimi decidono sempre di più sulla base dell’aria che tira, dominata dalla “post-verità” (più comunemente nota come “menzogna”), in una dimensione in cui le opinioni si equivalgono, rendendo indistinguibile l’informazione dalla propaganda e il vero dal falso.

Si resta confusi a osservare una società in cui, proprio attraverso l’informazione, sembrano convivere la trasparenza assoluta (WikiLeaksPanama PapersVatileaks e via dicendo) con la manipolazione più sottile o più sfacciata.

In ogni caso, quello che sta accadendo in questo periodo negli Usa va seguito con grande attenzione, senza derubricarlo a populismo, intemperanza, visione ideologica: nella sua essenza, è una lotta di potere, che ne segna in profondità la trasformazione.

Una lotta nella quale l’intelligence, cioè la capacità di orientarsi nel reale e anticipare gli eventi, è diventata la chiave di tutto".

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